TECNOLOGIE

La città del futuro tra i castelli

Bellinzona è sulla strada giusta per diventare una smart city, ma vanno superate le paure della popolazione - E per il quartiere delle Officine l’esempio è quello di Basilea

La città del futuro tra i castelli
(Foto FFS)

La città del futuro tra i castelli

(Foto FFS)

La città del futuro tra i castelli
(Foto Archivio CdT)

La città del futuro tra i castelli

(Foto Archivio CdT)

La città del futuro tra i castelli
A Basilea si punterà sul coworking e su progetti innovativi in vari ambiti. (Foto Smart city lab Basel)

La città del futuro tra i castelli

A Basilea si punterà sul coworking e su progetti innovativi in vari ambiti. (Foto Smart city lab Basel)

Bellinzona ha tutto quello che serve per diventare una smart city. Dove i servizi pubblici, la mobilità, la sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica e lo spazio saranno in relazione grazie all’implementazione delle nuove tecnologie a favore della popolazione. Una Turrita 2.0, insomma, sempre più connessa. I passi avanti fatti dalla capitale verso questo innovativo concetto (nato a Rio de Janeiro nel 2009) sono stati al centro della serata organizzata ieri dal Centro di competenza in mobilità sostenibile e ferroviaria diretto da Simone Bernasconi. Di fronte ad un uditorio caratterizzato perlopiù da professionisti del settore, hanno preso la parola il capodicastero Territorio e mobilità della Turrita Simone Gianini ed il direttore dell’Istituto di sostenibilità applicata all’ambiente costruito della SUPSI Roman Rudel.

Le oltre 20.000 utenze già connesse alla fibra ottica sono un buon viatico in vista della «città intelligente». «Da questo punto di vista il Bellinzonese è una delle regioni più all’avanguardia», ha affermato il municipale. L’ultimo ostacolo da superare è più psicologico che altro, ossia l’accettazione da parte dei cittadini di questo cambiamento epocale. Secondo il professor Rudel la popolazione è «pronta, ma attenzione: la smart city non deve essere calata dall’alto, ma va costruita assieme all’abitante, con lui e per lui». Il relatore ha portato un esempio emblematico di quanto i moderni mezzi possano tornare utili alla collettività. In India coloro che appartengono alle caste ai livelli gerarchici inferiori, persone in primis analfabete, raccolgono i rifiuti nelle grandi metropoli. Da alcuni anni grazie ad un’applicazione sullo smartphone possono pesare l’immondizia rastrellata e, in base al peso, ricevono un corrispettivo in denaro grazie al quale possono far studiare i figli dando dunque loro un futuro migliore. Tornando a Bellinzona, Simone Gianini è stato chiarissimo: «La Città vuole essere innovativa e aperta alle nuove tecnologie e ai processi decisionali di coinvolgimento della popolazione». La persona, gli ha fatto eco il manager regionale delle Ferrovie Stefano Ardò, deve essere al centro.

E a proposito di FFS non possiamo non ricordare il progetto di pianificazione urbanistica del comparto occupato dalle Officine, che come noto dal 2026 si trasferiranno a Castione. Il concetto di smart city sarà preponderante nella «cittadella nella città» che vedrà la luce tra il 2030 ed il 2040 con contenuti residenziali, lavorativi, formativi, sociali e culturali nonché commerci di prossimità, alberghi e ristoranti. A questo proposito, come aveva riferito il CdT lo scorso 12 luglio, Bellinzona potrebbe prendere spunto da quanto fatto a Basilea: Ferrovie e Cantone hanno dato vita allo Smart city lab Basel, con soluzioni al passo con i tempi per la mobilità e la logistica. I tasselli della «città intelligente» sono i seguenti: mobilità, energia, economia, architettura e la connessione delle varie infrastrutture presenti in una determinata zona. In Svizzera delle smart city sono già realtà a Friburgo, Zurigo (si punta sulla sostenibilità ambientale), Losanna (focus sui pannelli solari), Winterthur (si valorizzano i rifiuti) e a Ginevra (territorio più vivibile grazie alla multimedialità).

La città del futuro tra i castelli
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