PROCESSO

La discoteca, il pugno, il movente assente

Si aprirà il 28 agosto il dibattimento di Appello a carico di due fratelli per una presunta lite avvenuta in un locale notturno del Bellinzonese - In primo grado erano stati condannati per lesioni semplici

La discoteca, il pugno, il movente assente
(Foto Archivio CdT)

La discoteca, il pugno, il movente assente

(Foto Archivio CdT)

BELLINZONESE - «È vero che manca il movente, ma forse non si poteva raccontare». Si era chiuso così, il 10 aprile 2018 in Pretura penale a Bellinzona, il processo a carico di due fratelli trentenni condannati dalla giudice Elettra Orsetta Bernasconi Matti a una pena sospesa di 35 aliquote giornaliere da 90 e 80 franchi per aver sferrato un pugno a un loro coetaneo in una discoteca della nostra regione nel dicembre 2015. Mercoledì 28 agosto, dalle 14.30, di fronte alla Corte di appello e di revisione penale di Locarno presieduta da Giovanna Roggero-Will (affiancata dai giudici a latere Rosa Item ed Andrea Ermotti) si terrà il dibattimento di seconda istanza a seguito del ricorso inoltrato dagli imputati, difesi dall’avvocato Yasar Ravi. L’accusa sarà sostenuta dal procuratore pubblico Moreno Capella.

La difesa: «Vanno assolti»
I due fratelli devono rispondere del reato di lesioni semplici. In primo grado era stata ritenuta più credibile la versione fornita dalla vittima, mentre quella degli accusati (che negano i fatti) era stata valutata «meno lineare e costante nonché piena di contraddizioni». Per la giudice della Pretura Elettra Orsetta Bernasconi Matti sono stati gli imputati a picchiare il giovane: le lesioni sono state considerate compatibili con i pugni che la parte lesa sostiene di aver subito. Inoltre, aveva aggiunto il magistrato, «all’interno del ritrovo non c’è stata nessuna discussione fra la vittima e una presunta terza persona come hanno voluto far credere gli imputati. Non c’è mai nemmeno stato il coltello che, sempre secondo gli accusati, la parte lesa avrebbe estratto minacciandoli». Di tutt’altro parere è il patrocinatore dei due trentenni, il legale Yasar Ravi, secondo il quale i suoi clienti devono essere assolti per non aver commesso il fatto. E per l’assenza del movente. Nell’arringa difensiva pronunciata oltre un anno fa l’avvocato aveva fatto notare delle «incongruenze madornali» legate all’inchiesta. Nella fattispecie relative alla tempistica (a che ora esatta sarebbe avvenuto il fattaccio), al presunto contenzioso fra i fratelli e la vittima e all’occhio tumefatto di quest’ultima. Per Yasar Ravi la parte lesa non ha raccontato la verità.

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