La morte in pista, due versioni, tanto dolore

Lodrino

Processo bis il 10 marzo per l’incidente che il 21 agosto 2014 costò la vita ad un giovane del Bellinzonese che era entrato all’aerodromo per provare la motocicletta - Centrò il furgone guidato dall’addetto alla sicurezza che deve rispondere di omicidio colposo

La morte in pista, due versioni, tanto dolore
Non ci fu purtroppo nulla da fare: il giovane morì sul colpo. © Rescue Media

La morte in pista, due versioni, tanto dolore

Non ci fu purtroppo nulla da fare: il giovane morì sul colpo. © Rescue Media

La morte in pista, due versioni, tanto dolore
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Dovranno rivivere ancora una volta quel terribile 21 agosto 2014 i familiari e gli amici del 20.enne del Bellinzonese morto in circostanze drammatiche all’aeroporto di Lodrino. Lo stesso capiterà ai parenti dell’imputato. Quanto successo ha sconvolto la vita di tutti. Martedì 10 marzo di fronte alla Corte di appello e di revisione penale di Locarno, presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will, verrà celebrato il processo di seconda istanza: alla sbarra comparirà l’addetto alla sicurezza che era entrato in pista per intercettare la vittima ed un suo amico che stavano sfrecciando illegalmente in sella alle loro motociclette. Alle Assise correzionali l’uomo era stato condannato, nell’aprile 2019, a 7 mesi sospesi per un periodo di prova di due anni per omicidio colposo. Era invece stato assolto dal reato di esposizione a pericolo della vita altrui.

La difesa: «Da assolvere»

Le stesse fattispecie delle quali dovrà rispondere fra due settimane. Il 41.enne ticinese contesta le accuse mosse nei suoi confronti dal procuratore pubblico Nicola Respini. «Sono entrato in pista per garantire la sicurezza come esigevano le mie mansioni e quando ho visto i due motociclisti ripartire sono rimasto fermo, non potevo fare altro», disse l’uomo durante il primo dibattimento. L’avvocato difensore Brenno Canevascini chiese il proscioglimento del suo assistito. Per il legale locarnese l’intervento fu «necessario, adeguato e proporzionale allo scopo». L’imputato, in pratica, non fece altro che svolgere i compiti assegnatigli.

L’amico rimase illeso

Purtroppo il furgone del 41.enne, fermo in mezzo all’aerodromo, venne centrato dal giovane che come detto si trovava all’interno della struttura di Lodrino per provare la nuova moto. Il 20.enne secondo le perizie stava sfrecciando ad una velocità compresa tra i 106 e i 154 chilometri all’ora. Si accorse della presenza del veicolo di servizio solo pochi metri prima dell’impatto. Frenò ma non servì a nulla. Lo schianto gli fu fatale. Morì sul colpo. La notizia si diffuse rapidamente nel suo paese di domicilio e nella regione (era un giocatore di hockey su ghiaccio), dove era benvoluto da tutti. I messaggi di cordoglio riempirono rapidamente i social. Per fortuna il coetaneo che si trovava con lui sulla pista riuscì a deviare la traiettoria, rimanendo illeso ma sotto choc per la perdita dell’amico.

L’accusa: «Va condannato»

«Per lui è stata quasi una sfida, un voler dimostrare chi fosse il più forte su quella pista, come a dire ‘qui non ci potete stare’: un atteggiamento del tutto sconsiderato e senza scrupoli». Questo, in sintesi, fu il succo della requisitoria del procuratore pubblico Nicola Respini in occasione del processo tenutosi alle Assise correzionali il 25 marzo dell’anno scorso. L’accusa si era battuta per la condanna dell’addetto alla sicurezza alla pena di 16 mesi sospesi con la condizionale per due anni per i reati, appunto, di omicidio colposo e di messa in pericolo della vita altrui.

Il presidente della Corte Mauro Ermani ha cercato di capire come mai il 41.enne ad un certo punto decise di entrare in pista, quando avrebbe potuto o lanciare l’allarme alla base di Magadino o accendere le sirene dell’aeroporto. Senza tralasciare, ovviamente, di sottolineare da un lato la stupidaggine commessa dai giovani (che mai e poi mai avrebbero dovuto trovarsi lì) e, dall’altro, la mancanza di una procedura ufficiale da seguire in casi simili e la (allora) parziale recinzione della pista.

Alla fine il 41.enne fu condannato per omicidio colposo e assolto per l’altra fattispecie. Il 10 marzo è in agenda il dibattimento d’Appello. Le parti resteranno ancorate alle loro posizioni, quindi toccherà alla presidente Giovanna Roggero-Will (affiancata dai giudici Rosa Item ed Andrea Ermotti) decidere se ribaltare o meno il verdetto.

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