«La verità sui decessi sia motore per una riforma»

Case anziani

Emozioni e molte domande nella serata sulle 21 morti di Sementina – Il dibattito organizzato dall’MPS è stato anche l’occasione per sottolineare la necessità di ripensare l’intero sistema: rilanciata l’ipotesi di un ente di gestione a livello cantonale - LE FOTO

«La verità sui decessi sia motore per una riforma»
L’incontro dell’MPS a Monte Carasso sul tema delle case anziani, intitolato “È tempo di cercare la verità”. Nella foto i discorsi ufficiali di Matteo Pronzini MPS deputato in Gran Consiglio.© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

«La verità sui decessi sia motore per una riforma»

L’incontro dell’MPS a Monte Carasso sul tema delle case anziani, intitolato “È tempo di cercare la verità”. Nella foto i discorsi ufficiali di Matteo Pronzini MPS deputato in Gran Consiglio.© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

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Matteo Pronzini© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

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Matteo Pronzini© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

«La verità sui decessi sia motore per una riforma»
Monica Soldini, consigliera comunale.© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

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Monica Soldini, consigliera comunale.© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

«La verità sui decessi sia motore per una riforma»
Matteo Pronzini, MPS, deputato in Gran Consiglio.© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

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Matteo Pronzini, MPS, deputato in Gran Consiglio.© Ti-Press / Pablo Gianinazzi

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«La verità sui decessi sia motore per una riforma»
Durante la serata si è ricordato che, fra marzo e aprile, in alcune case per anziani in poco meno di 50 giorni 1 ospite su 5 è deceduto. © CdT/Chiara Zocchetti

«La verità sui decessi sia motore per una riforma»

Durante la serata si è ricordato che, fra marzo e aprile, in alcune case per anziani in poco meno di 50 giorni 1 ospite su 5 è deceduto. © CdT/Chiara Zocchetti

Sono una ferita sempre aperta che difficilmente riuscirà a rimarginarsi. E ieri sera, nella sala del Convento di Monte Carasso, sono tornati a sanguinare. I 21 decessi da COVID-19 alla casa per anziani di Sementina hanno lasciato una traccia di dolore, emozione e anche rabbia, dalla quale – ed è forse stato questo il frutto più concreto dell’incontro con la popolazione voluto dal Movimento per il socialismo (MPS) – potrebbe però scaturire la volontà di andare oltre per migliorare e non ritrovarsi mai più in una simile situazione. Ma prima – lo si è detto da più parti – sarà fondamentale cercare e trovare tutta la verità su quelle dolorose morti e su tutti i decessi avvenuti negli istituti ticinesi.

Un minuto di silenzio

La serata si è doverosamente aperta con un minuto di silenzio, dopo il quale Monica Soldini ha introdotto la tematica citando il dottor Franco Tanzi, geriatra e coordinatore del Gruppo di lavoro case anziani in seno allo Stato maggiore di condotta, il quale, lo scorso 11 giugno, ai microfoni della RSI, aveva invitato a «cercare la verità». L’MPS batte da tempo su questo tasto (con, fra l’altro, diversi atti a livello cantonale e comunale), sottolineando come vi siano diversi i fattori che avrebbero portato, in alcuni casi, ad un numero anomalo di decessi. Dalla mancata ospedalizzazione degli anziani alla non tempestiva separazione fra ospiti positivi e negativi, si è ricordato ad esempio.

Diverse situazioni già precarie

Poi – davanti alla sala nella quale sedevano anche il sindaco di Bellinzona Mario Branda, assieme ai municipali Roberto Malacrida e Giorgio Soldini – Matteo Pronzini ha analizzato la situazione di partenza – in alcuni casi già precaria o problematica – degli istituti ticinesi al momento in cui si sono trovati ad affrontare la pandemia, ricostruendo quindi come la crisi è stata gestita. «C’è stato – ha detto fra l’altro – chi ha applicato alla lettera le direttive che giungevano dall’alto e chi invece è andato oltre, anticipando addirittura le misure e rendendole ancora più rigorose». In concreto il rappresentante dell’MPS ha ricordato, ad esempio, il caso degli istituti luganesi dove, su 600 ospiti, si è registrato un solo decesso. «Altrove – ha aggiunto Pronzini – le cose sono andate diversamente. È per capire come mai che abbiamo chiesto l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta».

Ma la serata è stata organizzata soprattutto per dar la parola a chi solitamente non ce l’ha. Al personale delle case (ma nessuno se l’è sentita di prendere la parola pubblicamente) e ai familiari. Si sono dunque susseguite diverse testimonianze strazianti, rese però con lucidità e costellate di molte domande. Fra gli interventi anche quello della donna che per prima aveva denunciato il fatto di esser ancora entrata nell’istituto di Sementina l’11 marzo, quando le visite avrebbero già dovuto essere vietate (uno dei fatti sui quali dovrà far luce l’inchiesta amministrativa aperta dal Municipio di Bellinzona). A tutti ha ancora replicato Pronzini: «Oggi non possiamo rispondervi – ha detto –, ma speriamo di poterlo fare presto. Vi assicuro che continueremo ad insistere affinché la verità venga a galla».

Strutture da riorganizzare

E tale verità dovrà essere il motore di una riforma. A sostenerlo Giuseppe Sergi, cui è spettato il compito di concludere la serata. Riprendendo un concetto già espresso dal collega, ha sottolineato come la pandemia abbiamo solo messo in evidenza una serie di problematiche e fragilità che già in precedenza caratterizzavano la gestione delle case per anziani ticinesi. «Dalla battaglia per la verità deve partire una riorganizzazione delle strutture che porti ad un’efficienza simile a quella del settore ospedaliero. È quello il modello da seguire». Abbandonare, insomma, la gestione autonoma degli istituti («che ha dimostrato i suoi limiti») per puntare su un ente unico cantonale.

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