Le mascherine made in Ticino lottano contro il ritorno cinese

Pandemia

Dalla scorsa primavera anche nel nostro cantone sono stati prodotti milioni di esemplari - Per arginare la concorrenza asiatica ora si punta ad una qualità ancora maggiore, confidando nella conferma della sensibilità locale: l’esperienza sinergica della Farmaconsult di Sementina

Le mascherine made in Ticino lottano contro il ritorno cinese
Uno strumento entrato nella nostra quotidianità: fino a quando? ©Ti-Press/Francesca Agosta

Le mascherine made in Ticino lottano contro il ritorno cinese

Uno strumento entrato nella nostra quotidianità: fino a quando? ©Ti-Press/Francesca Agosta

«L’auspicio è che la sensibilità dimostrata dagli operatori sanitari negli ultimi mesi nei confronti della produzione ticinese di mascherine possa trovare conferma anche una volta che ci saremo lasciati alle spalle la pandemia, nonostante la forte concorrenza della Cina che ovviamente può permettersi prezzi più bassi». Il farmacista bellinzonese Federico Tamò, che insieme a Renzo Romano ha dato avvio ad una produzione di mascherine chirurgiche lo scorso mese di giugno a Sementina, si aspetta un segnale da parte di chi è stato rifornito dalla primavera a oggi. E da noi contattato si dice fiducioso in merito: alcuni attori del settore hanno già sottoscritto contratti anche di durata annuale. Questo pensando all’agognato post-pandemia, quando almeno i comuni cittadini potranno – si spera – abbandonare la mascherina oggi consigliata e in alcuni ambiti obbligatoria. Le realtà più sensibili, si pensi al personale degli ospedali e a chi opera a stretto contatto con le fasce più a rischio della popolazione, dovranno continuare a far uso delle mascherine per proteggersi e proteggere, «ciò che ovviamente anche il resto della società non potrà comunque dimenticarsi di fare, mantenendo quelle misure di igiene (in particolare delle mani) che hanno fatto quasi scomparire la normale influenza stagionale», evidenzia Tamò. I numeri non saranno più quelli attuali, quindi, ma il fabbisogno di mascherine non si azzererà, secondo il co-fondatore della società Farmaconsult con sede in via Pobbia 18 a Sementina, dove l’attività è stata avviata all’inizio del giugno 2020: si tratta di una delle cinque aziende in Ticino da quest’anno nella produzione di questi sempre più utilizzati strumenti di prevenzione contro il coronavirus. Da allora, si stima che dal macchinario giunto dalla Cina (a cui se ne è poi aggiunto un altro di recente) siano state prodotte tra 4 e 5 milioni di mascherine. Sono state destinate per metà al pubblico (tramite le farmacie, dove una scatola da 50 è acquistabile sotto ai 30 franchi) e per l’altra metà ad attori “istituzionali”, quindi strutture medicalizzate, come ospedali e case per anziani, aziende o enti pubblici, si pensi ai Comuni che pure si sono riforniti.

«Ecco la super-mascherina»
«Abbiamo apprezzato molto la sensibilità dimostrata da questi enti nel rifornirsi da noi» spiega Federico Tamò. Come detto è però difficile stare al passo dei prezzi asiatici, il cui mercato può approfittare di costi del personale decisamente più ridotti. «Dal canto nostro puntiamo però sul valore aggiunto determinato dalla qualità delle mascherine che produciamo a Sementina», sottolinea. Qualità che si compone anche del comfort e dell’efficacia del prodotto. A questo proposito, Farmaconsult ha reso pubblico negli scorsi giorni che presto prenderà avvio la produzione di un nuovo tipo di mascherina chirurgica. «Sarà una super-mascherina realizzata in collaborazione con altre aziende ticinesi o strettamente legate al nostro cantone», si spiega. In sostanza, si tratterà di applicare ai dispositivi di protezione un nuovo ritrovato che secondo recenti studi sarebbe in grado di «inibire attivamente la crescita e la persistenza di virus e batteri sulla loro superficie».

Da tre a 14 collaboratori
La nuova combinazione è stata sviluppata dalla divisione del Politecnico di Zurigo HeiQ, guidata dal ticinese Carlo Centonze. Secondo Farmaconsult, «fornisce una rapida disattivazione del virus e, inibendo la replica di batteri e virus, permette di potenziare ulteriormente l’effetto protettivo delle mascherine». Il trattamento dei tessuti-non-tessuti con questo prodotto innovativo è poi stato messo a punto da Marta Li Vigni e Simone Priante di PLV Innovation , azienda ticinese attiva proprio nella ricerca e lo sviluppo di materiali e tecnologie per aumentare le proprietà e in questo caso l’efficacia dei dispositivi di protezione. La produzione, come detto, avverrà a Sementina. Dove in pochi mesi si è passati dai tre collaboratori impiegati inizialmente ai 14 attuali, tutti residenti nella regione e principalmente con contratti a tempo indeterminato, spiegano i due fondatori. Per loro è un motivo di vanto: «Speravamo nel successo ma questo è andato al di là delle più rosee aspettative».

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