Le Officine e il peso del Ticino

Operai ed autorità bassoleventinesi invitano la politica a "non farsi influenzare dalle Ferrovie" nello stanziamento dei contributi milionari per la futura sede

Le Officine e il peso del Ticino
Parte dei terreni a Castione sui quali dal 2026 sorgerà il moderno stabilimento industriale.

Le Officine e il peso del Ticino

Parte dei terreni a Castione sui quali dal 2026 sorgerà il moderno stabilimento industriale.

BELLINZONA - Anche i politici possono trovarsi di fronte ad un bivio. Lo sanno i commissari della Gestione del Gran Consiglio che in queste settimane stanno approfondendo il messaggio da 100 milioni di franchi per la realizzazione delle nuove Officine FFS. Da una parte ci sono il Governo, la Città di Bellinzona e l'ex regia federale che puntano su Castione e sul parco dell'innovazione che si insedierà su parte dei terreni oggi occupati dal pluricentenario sito produttivo. Dall'altra sono schierati i rappresentanti degli operai e i Comuni di Bodio, Giornico e Personico che, per motivi completamente diversi, chiedono rispettivamente contenuti differenti per lo stabilimento che verrà inaugurato nel 2026 e un'altra sede (l'ex Monteforno). Dal canto suo la Commissione pretende chiarezza dal Consiglio di Stato su alcuni punti, non escludendo un eventuale mandato esterno qualora le risposte agli interrogativi non dovessero fugare tutti i dubbi.

Frizzo: "Carta bianca alle FFS"

Ieri è proprio toccato al Comitato Giù le mani dall'Officina e ai sindaci bassoleventinesi essere ascoltati dalla Gestione. Due distinte e lunghe audizioni che hanno permesso alle parti di presentare le loro tesi. I primi ad entrare sono stati lavoratori e sindacalisti. «Lo sciopero non è stato un punto di arrivo, ma di partenza. In questi 10 anni si è operato molto, dapprima in tavola rotonda e poi in occasione delle riunioni di piattaforma, per garantire un futuro alle Officine. Ed ora il Consiglio di Stato e il Municipio di Bellinzona cosa fanno? Lasciano carta bianca alle Ferrovie. È inaccettabile», rileva, interpellato dal CdT, il leader della mobilitazione del 2008 Gianni Frizzo. Gli operai si aspettavano che in cambio del contributo cantonale (100 milioni) e della Città (20) alla costruzione del moderno impianto da 360 milioni le due istituzioni avessero maggiore voce in capitolo. E, soprattutto, che non dicessero sì ad una diminuzione, seppur senza licenziamenti, degli impieghi (dagli attuali 400 a 200-230). «Ecco perché auspichiamo che possa essere al più presto approntato un piano industriale concertato, in particolare per la fase di transizione dal vecchio al prospettato stabilimento», conclude Frizzo.

Imelli: "Lasciamo i capannoni vuoti?"

Chi è contrario alla scelta di Castione per insediare il sito all'avanguardia, seppur per altri motivi rispetto alle maestranze, è il fronte formato dai Comuni della bassa Leventina (tranne Pollegio) e dalla Commissione dei trasporti delle Tre Valli presieduta dall'ex deputato Massimo Ferrari. Sottolinea il sindaco di Bodio Stefano Imelli: «I commissari sono rimasti sorpresi dal lavoro che è stato portato a termine in poco tempo e dal sostegno istituzionale e popolare che ha ottenuto la nostra alternativa. Alla Gestione abbiamo chiesto di ragionare con la propria testa, senza farsi influenzare dalle Ferrovie. Va fatta una chiara scelta politica: lasciare dei capannoni deserti oppure rilanciare l'economia di una zona periferica riconvertendo quegli spazi in un'industria innovativa. L'impressione che abbiamo avuto è positiva, la discussione è stata costruttiva e intensa».

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