Assassinio

«Lei è una fredda calcolatrice»

La pubblica accusa chiede il carcere a vita per la donna ritenuta la mente del delitto di Monte Carasso - Per l’uomo che materialmente uccise l’ex moglie è stata invece proposta una pena detentiva di 14 anni

 «Lei è una fredda calcolatrice»
(foto Reguzzi)

«Lei è una fredda calcolatrice»

(foto Reguzzi)

MONTE CARASSO - Quattordici anni per il 49.enne ticinese, che materialmente uccise l’ex moglie solo per soddisfare i suoi egoistici bisogni economici ed affettivi; carcere a vita e 15 anni di espulsione dalla Svizzera per la 39.enne sua attuale consorte che, «fredda calcolatrice», lo spinse ad assassinare la donna per potersi permettere una vita migliore di quella che stava conducendo. Sono queste le richieste di pena formulate dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli nel processo per il delitto di Monte Carasso del 19 luglio 2016. A favore di quello che la pubblica accusa ha definito il braccio, la cui colpa rimane gravissima, giocano sia la scemata imputabilità di grado lieve messa in risalto dalla perizia psichiatrica alla quale è stato sottoposto, sia e soprattutto il sincero pentimento derivante dal fatto di essersi costituito due anni dopo i fatti. Senza di ciò il delitto sarebbe rimasto classificato come un suicidio. E di questo la pp Borelli, al termine della requisitoria, ha chiesto scusa alla vittima: proprio il magistrato inquirente che ora sostiene l’accusa nei confronti della coppia da lunedì a processo di fronte alla Corte delle Assise criminali, nel 2016 aveva infatti firmato l’archiviazione del caso quale suicidio. Un suicidio che il 49.enne aveva inscenato tagliando i polsi dell’ex moglie dopo averla tramortita con una presa al collo. Una modalità, ha ribadito la pp Borelli, che gli era stata suggerita dall’attuale consorte, la quale con la morte della donna credeva di potersi finalmente concedere «una vita in poltrona»: tolta di mezzo l’ex moglie, si risolveva anche il problema dei 3.000 franchi di alimenti che il 49.enne doveva versarle mensilmente. Un onere che era divenuto insopportabile per la 39.enne di origini russe, la quale fin dai primi contatti con l’uomo che avrebbe poi sposato nel febbraio del 2016 credeva di potersi sistemare nel nostro Paese. Ben presto, però, capì che l’uomo «accalappiato» attraverso un sito di incontri online non era per nulla ricco. Il matrimonio, sempre secondo l’accusa, diventa allora un mezzo per ottenere il permesso di risiedere in Svizzera e cercare di sistemarsi davvero cercando altrove quello che il marito non poteva darle. Ma intanto doveva restargli accanto e per potersi permettere qualche lusso lo vessa al punto da convincerlo a fare tutto quello che lei voleva, fino ad uccidere l’ex moglie. Per lei non c’è alcuna attenuante, ha affermato la pp Borelli: va condannata al carcere a vita. «Altro che la mente del delitto. Agli atti non vi è alcun elemento che provi oltre ogni ragionevole dubbio il suo coinvolgimento» ha ribattuto l’avvocato Luisa Polli, patrocinatrice della 39.enne insieme al collega Yasar Ravi. «È lui che ha pianificato tutto e che poi ha messo in atto il piano criminale». Vero è, ha proseguito l’avvocato Polli, che lei lo sollecitava a trovare una soluzione ai loro problemi finanziari Ma la soluzione non era certo quella di eliminare l’ex moglie. L’idea di commettere l’efferato crimine l’ha avuta lui ed è lui che ha tirato in causa la sua attuale consorte indicandola come la mente dell’assassinio. Lui che però, ha argomentato l’avvocato Ravi, non è per nulla credibile. «Mente a più riprese e fornisce versioni dei fatti modificandole di volta in volta sulla scorta di quanto gli contestano gli inquirenti». Insomma, è lui il solo responsabile dell’uccisione dell’ex moglie e quindi la sua attuale consorte, hanno concluso i suoi patrocinatori, va assolta da ogni accusa. «Se ha ucciso l’ex moglie non lo ha fatto per denaro, ma solo per la paura di perdere la donna sposata in seconde nozze» ha sostenuto il patrocinatore del 49.enne, l’avvocato Pietro Croce per il quale il reato commesso dal suo assistito non può essere configurato giuridicamente come assassinio ma come omicidio intenzionale. Non c’è brutalità o efferatezza nel gesto compiuto, che rimane comunque gravissimo. Le modalità con le quali ha soppresso l’ex moglie non le hanno causato particolari sofferenze, ha affermato l’avvocato Croce ribadendo che il 49.enne ha agito in una situazione di forte stress emotivo dovuto al terrore di perdere la nuova moglie con la quale voleva ricostruirsi una vita. «Sarebbe potuto essere il delitto perfetto se non si fosse costituito» ha ricordato il legale chiedendo che il suo assistito venga condannato ad una pena non superiore ai 7 anni. La sentenza verrà comunicata lunedì prossimo.

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