«Lo abbiamo fatto esclusivamente per il suo bene»

processo

Procede a rilento il dibattimento a carico di quattro imputati già alle dipendenze di un foyer per minorenni - Finora è stato affrontato solo il primo dei tre capi di imputazione, riguardante il farmaco tolto ad un utente che soffriva di schizofrenia

«Lo abbiamo fatto esclusivamente per il suo bene»
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Respingono le accuse i quattro imputati alla sbarra da oggi alle Assise correzionali per i fatti avvenuti in un foyer per minorenni a Sud delle Alpi. Devono rispondere, ricordiamo, di abbandono, coazione ripetuta e lesioni semplici. Un processo che sta procedendo a rilento, vuoi per la delicatezza della fattispecie e vuoi per il numero elevato dei prevenuti colpevoli e dei loro difensori. La giudice Francesca Verda Chiocchetti è stata costretta ad intervenire in un paio d'occasioni per riportare l'ordine in aula. Ma, ha insistito l'avvocato Carlo Steiger, «una cosa però voglio dirla: siamo qui per capire se queste persone hanno dovuto educare ragazzi difficili o il figlio della regina d'Inghilterra. Io la risposta la conosco».

Procediamo seguendo l'atto d'accusa. Sulla questione del farmaco gli accusati hanno sostenuto che è stato lo stesso utente, ospite della struttura che soffriva di schizofrenia, a non volerlo più assumere: «Era da un po' che facevamo fatica a somministrarglielo. Era disperato. Il suo rifiuto verso il medicamento era molto forte. Abbiamo agito per il suo bene». Io, ha aggiunto un accusato, «non sono contro i farmaci, ma se è possibile non somministrarli è meglio. Non si può obbligare un ragazzo a prenderli anche se è sotto tutoria».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il gesto di ribellione del giovane («caratterialmente molto pacifico») nei confronti di un educatore. Da quel momento non gli è più stato dato. La conseguenza, sostiene l'accusa, è stata il ricovero coatto per uno scompenso psicotico acuto. «Le evidenze sono abbastanza chiare», ha precisato la procuratrice pubblica Chiara Borelli, la quale ritiene che gli imputati hanno deciso di eliminare il farmaco perché lo ritenevano «veleno». Ha rincarato la dose l'avvocatessa Isabel Schweri, patrocinatrice degli accusatori privati (le presunte vittime, insomma): «Oggi il ragazzo prende i medicamenti senza obiettare. Come ve lo spiegate?». Per uno degli imputati la spiegazione è chiara: probabilmente ne assume «talmente tanti che poi non capisce più nulla».

Gli altri rimproveri mossi al quartetto, rammentiamo, concernono i «castighi straordinari» e il caso di un ragazzo feritosi dopo essere caduto da una capanna sull'albero. Verranno affrontati nelle prossime ore e domani.

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