«Lüs e umbri» di chi ama il dialetto

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Nella sua ultima fatica letteraria il giubiaschese Gian Paolo Lavelli riflette lo spirito, i caratteri, i gusti e le tendenze attuali alle quali si conforma

«Lüs e umbri» di chi ama il dialetto

«Lüs e umbri» di chi ama il dialetto

Un semplice cronista-narratore che segue qualche traccia della sua terra. Così si autodefinisce Gian Paolo Lavelli, che all’alba degli 82 anni ha dato alle stampe «Lüs e umbri» (Fontana Edizioni), il tredicesimo volume dedicato a quella che da sempre è la sua passione: la poesia dialettale. «Perché scrivo in dialetto? Per il piacere di farlo. Lo parlo abitualmente, non per falsa ticinesità, o per ottusa volontà di sentirsi diverso dall’alterità di altre lingue dell’attuale società multietnica, ma perché soprattutto penso in dialetto», spiega nella prefazione della sua ultima fatica letteraria. «Lüs e umbri» («Luci e ombre») è una raccolta d’ispirazioni che riflettono lo spirito, i caratteri, le tendenze, i gusti dei nostri tempi e si conformano in una innovativa stagione poetica vernacolare sviluppata tra il 2020 ed il 2021, nella postpandemia attuale.

Da «Tra ‘l ciar e l’scür» a «La mè puesia» Gian Paolo Lavelli racconta il suo Borgo, ma soprattutto racconta sé stesso attraverso le sensazioni suscitate dal trascorrere del tempo. Poesie in dialetto dei nostri giorni messe nere su bianco per «lasciare una testimonianza - memoria storica- da tramandare ai posteri di come si parlava e si scriveva in dialetto tra la fine del 1900 e dal 2000 nel mio ex borgo» oggi diventato un quartiere della Nuova Bellinzona. «Una continua ricerca del dialetto dei nostri giorni - annota ancora l’autore - e nel contempo cercare di salvare quelle espressioni che ancora oggi vivono nel cuore e nell’animo dei ticinesi».

Per la prima volta il libro «Lüs e umbri» contiene anche dei tentativi di brevi pensieri pseudo Haiku giapponesi accompagnati da note esplicative. Di seguito quello intitolato «Vigilia Haiku». «Nemm in lécc / La fin da l’ann / l’è roba da duman. / In un fir da fümm / diségna adéss / al prim cel da l’ann. / Prim di da l’ann / in dal blö serén / sa parlan i passer».

«Lüs e umbri» di chi ama il dialetto
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