«Mi sono lasciato abbindolare: non stavo bene»

GIUDIZIARIA

Alla sbarra di fronte alla Corte delle Assise criminali l’ex direttore della società che gestiva la vecchia area di servizio autostradale di Stalvedro ad Airolo: ha sottratto oltre un milione di franchi - I soldi gli servivano per sostenere l’alto tenore di vita e la donna con la quale aveva una relazione: «Non ho fatto altro che lavorare, sempre, 365 giorni all’anno»

«Mi sono lasciato abbindolare: non stavo bene»
© CdT/Chiara Zocchetti

«Mi sono lasciato abbindolare: non stavo bene»

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In un decennio ha sottratto poco più di un milione di franchi alla società di cui era direttore e che gestiva la vecchia area di servizio autostradale di Stalvedro ad Airolo. L’uomo, reo confesso, è comparso stamattina di fronte alla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta. Il 72.enne deve rispondere dei reati di ripetuta appropriazione indebita subordinatamente ripetuta amministrazione infedele aggravata, ripetuta falsità in documenti, ripetuto danneggiamento di dati e ripetuto riciclaggio di denaro. L’imputato, difeso dall’avvocato Davide Ceroni, è reo confesso e ha collaborato alle indagini coordinate dal procuratore pubblico Claudio Luraschi; ciò che ha permesso di recuperare metà della somma sparita.

Modificava i file Excel

L’inchiesta è partita più di tre anni fa su segnalazione della stessa società altoleventinese. Sotto la lente dell’équipe finanziaria del Ministero pubblico sono quindi finite le operazioni contabili eseguite dall’uomo tra il 2008 ed il 2018. Attingeva ai guadagni del negozio e del ristorante per scopi personali cancellando accuratamente le tracce dei prelevamenti illeciti. Come? Modificando i rapporti di cassa tenuti su file Excel. Ben 350 le occasioni in cui ha attinto alla cassaforte. I soldi gli servivano per sostenere i costi del suo alto tenore di vita e per sostenere la donna dell’Europa dell’est (che lavorava in un night club ticinese) con la quale aveva una relazione.

«È dall’incidente avvenuto nella galleria del San Gottardo nel 2001 che soffro di ansia e di un malessere generale. Chiaramente questa vicenda non ha giovato alla mia salute», ha affermato l’uomo che da un paio di mesi è in cura da uno psicologo che lo sta aiutando a «fare venire a galla alcuni dettagli di quello che ho fatto. Non so nemmeno quando ho iniziato con i prelevamenti. Forse quando ho conosciuto la donna per la quale nutrivo una certa simpatia. Mi chiedeva soldi accampando numerose scuse e così mi sono lasciato abbindolare. Non so quanto le ho versato complessivamente: alla fine mi è stato detto che erano ben 800.000 franchi. Ma poi ci sono state anche altre circostanze, come le divergenze in seno al Consiglio di amministrazione della società e la morte di mia madre. Sono il primo a volere una risposta».

Sollecitato dal giudice Amos Pagnamenta, il 72.enne sta ripercorrendo quanto successo: «Oramai sono un pensionato. Devo fare ordine nel mio privato. Ho speso la vita a lavorare: 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno, ero sempre a disposizione della ditta. Così ho pensato di pareggiare i conti».

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