Nessuno sconto di pena per la violenza carnale

Bellinzonese

Condanna confermata anche dalla Corte di appello per il balcanico che a giugno del 2019 forzò una giovane ad avere un rapporto sessuale completo: 4 anni di carcere ed espulsione dalla Svizzera

Nessuno sconto di pena per la violenza carnale
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Colpevole di violenza carnale. Dopo il dibattimento di secondo grado tenutosi martedì a Locarno, la Corte di appello e revisione penale presieduta dalla giudice Giovanna Roggero-Will ha emesso la propria sentenza, comunicandola alle parti senza tuttavia per ora trasmettere le motivazioni. In sostanza è interamente confermato il giudizio del novembre scorso della Corte delle Assise criminali. Il giovane sulla trentina originario dei Balcani e allora dimorante nel Bellinzonese forzò effettivamente una ragazza minorenne (over 16), conosciuta pochi giorni prima, ad avere un rapporto sessuale completo nel giugno del 2019. La Corte ha confermato pure la pena a 4 anni di carcere (che l’imputato sta scontando), l’espulsione dalla Svizzera e l’indennizzo della vittima (per le spese legali e il torto morale).

I fatti, ricordiamo, erano avvenuti sul finire della primavera dello scorso anno. L’uomo, sulla trentina, aveva conosciuto per strada la ragazza minorenne. I due si erano scambiati il numero di telefono e quindi incontrati nuovamente quattro giorni dopo. Approfittando dell’assenza della moglie, che l’ha poi mollato una volta emersa la vicenda, lui l’aveva quindi invitata a casa sua, e lì si era dapprima consumato un rapporto sessuale orale (consensuale) e poi un rapporto completo: secondo il giovane la ragazza era consenziente, ma lei lo ha denunciato ritenendo di essere stata forzata.

La Corte presieduta dal giudice Mauro Ermani in primo grado non aveva avuto dubbi: la ferita di tre centimetri riportata dalla vittima nelle parti intime dimostra che la penetrazione non era voluta, contrariamente a quanto sempre sostenuto dall’imputato, difeso dall’avvocato Stefano Pizzola, che aveva poi contestato la sentenza. Da parte sua il procuratore pubblico Moreno Capella anche in secondo grado aveva confermato l’accusa di violenza carnale. Ora sposata anche dalla Corte di appello: quel rapporto non fu consenziente ma forzato.

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