«Non erano castighi, ma attività educative»

Processo

I quattro imputati già alle dipendenze di un foyer per minorenni del canton Ticino ribadiscono la loro innocenza: sono accusati di abbandono, coazione e lesioni semplici nei confronti dei ragazzi che erano stati loro affidati

«Non erano castighi, ma attività educative»
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Il dibattimento di fronte alla Corte delle Assise correzionali a carico di quattro ex dipendenti di un foyer per minorenni del Canton Ticino è ripreso venerdì mattina con l’esame degli ultimi capi d’imputazione contenuti nell’atto d’accusa stilato dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli. In particolare si è proseguito con la disamina di quelli che l’accusa definisce i castighi inflitti dagli educatori ai ragazzi ospiti del foyer. Castighi che secondo la pp Borelli configurano il reato di ripetuta coazione.

«Non erano castighi, ma attività che rientravano nel percorso educativo e formativo dei ragazzi» ha tenuto a precisare uno degli imputati al riguardo, ad esempio, dei sacchi ci sabbia che uno dei ragazzi aveva dovuto spostare al di fuori dell’edificio nell’ambito dei lavori di ristrutturazione della cantina del foyer. «Il concetto era quello di fare solo del bene ai ragazzi. Quelle attività non erano delle punizioni, ma delle occasioni di compensare un danno che avevano fatto con qualcosa di buono» ha aggiunto un altro imputato. L’esame dell’atto d’accusa dovrebbe concludersi nel corso della mattinata, dopo di che la parola passerà ad accusa e difesa.

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