«Non ha ucciso la madre dei suoi figli: va assolto»

Processo d’appello

La difesa si è battuta per il proscioglimento da ogni capo d’imputazione del 40.enne eritreo accusato di aver ucciso sua moglie la sera del 3 luglio 2017 a Bellinzona

 «Non ha ucciso la madre dei suoi figli: va assolto»
© CdT/Archivio

«Non ha ucciso la madre dei suoi figli: va assolto»

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«Ho solo e sempre detto la verità. Non l’ho uccisa, vi prego di credermi. Voglio sono vivere insieme ai miei figli». Scosso dai singhiozzi, il 40.enne accusato di aver assassinato sua moglie gettandola dal balcone la sera del 3 luglio 2017 al culmine dell’ennesima lite consumatasi nel loro appartamento di via San Gottardo a Bellinzona, ha chiuso il dibattimento di appello ribadendo ancora una volta la sua innocenza. «Non ha ucciso la madre dei suoi figli; va prosciolto da ogni imputazione» aveva argomentato qualche minuto prima la sua patrocinatrice, l’avvocata Manuela Fertile che con la sua arringa ha tentato di smontare mattone dopo mattone il castello accusatorio costruito dalla pubblica accusa. Ricalcando il copione già seguito in primo grado, la legale ha messo in dubbio le conclusioni a cui giunge la perizia giudiziaria poiché si fonderebbe su dati non certi. Il corpo della donna, ad esempio, è stato spostato dai soccorritori nel vano tentativo di rianimarla dopo la caduta da quasi 18 metri; l’hanno poi riposizionato, ma nulla indica che lo abbiano fatto con precisione, ha sostenuto la patrocinatrice del 40.enne. Quindi è perlomeno azzardato concludere che la distanza dal palazzo, in cui è stato trovato, dimostra che non può essersi buttata da sola dal balcone, ma che qualcuno l’ha spinta. I soccorritori e gli agenti della polizia hanno eseguito quest’operazione con la massima cura, ha ribattuto in replica il pp Capella, rimarcando che al proposito sia stato steso anche un rapporto dettagliato. E ha ribadito che solo con una vigorosa spinta il corpo avrebbe potuto impattare sul piazzale nella posizione in cui è stato effettivamente trovato.

«Test eseguiti altrove»

I test eseguiti dagli esperti sulla caduta della donna, ha aggiunto l’avvocata Fertile, non sono stati eseguiti sul balcone dell’appartamento al quinto piano di via San Gottardo 8 ed il manichino utilizzato è stato posizionato ad un’altezza diversa da quella che aveva la donna la sera del 3 luglio 2017. Ma anche su questo è arrivata la replica della pubblica accusa: i periti hanno considerato un margine di errore doppio rispetto a quello abituale. E la conclusione è comunque stata che la spiegazione più plausibile è che la donna sia sta spinta dal balcone.

«Viveva una situazione di stress»

La sentenza di primo grado ha escluso che la 24.enne, come sostenuto fermamente dal marito, possa essersi suicidata lasciandosi cadere dal balcone. «Era giunta da poco in Ticino con i suoi due bambini dall’Eritrea e non vi aveva trovato la realtà che immaginava. Per vari motivi viveva una situazione di stress. Chi ci dice che non abbia perso il controllo, la ragione, e che in un momento di disperazione abbia deciso di suicidarsi?» si è chiesta la patrocinatrice del 40.enne. Insomma, ha concluso l’avvocata Fertile, il processo non ha fornito tutte le risposte per far luce su quanto realmente successo. Per questo il 40.enne va prosciolto da ogni imputazione. La sentenza sarà comunicata alle parti nei prossimi giorni.

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