Processo

«Non mi ha mai detto che non voleva»

Il 37.enne di fronte alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona nega di aver violentato la sua ex nell’agosto di quattro anni fa

 «Non mi ha mai detto che non voleva»
(fotogonnella)

«Non mi ha mai detto che non voleva»

(fotogonnella)

BELLINZONA - “In nessun momento mi ha detto che non voleva. Se lo avesse fatto mi sarei fermato”. Il 37.enne di origini sudamericane a processo di fronte alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona presieduta dal giudice Mauro Ermani nega di aver violentato la sua ex. Il rapporto consumato il 12 agosto del 2015, quando già non vivevano più insieme, era insomma consenziente. Forse un po’ troppo intenso, focoso, ma non violento. Anche il fatto che gli avesse strappato le mutandine non significa che la volesse violentare, ha ribadito il 37.enne difeso dall’avvocato Raffaele Caronna. “Mi spiace che lei abbia vissuto male quel rapporto sessuale, ma io non possono confermare la sua versione perché non è andata così”. Versione, quella della donna patrocinata dall’avvocato Luigi Mattei, secondo la quale il rapporto era tutt’altro che consenziente: si è trattato di coazione sessuale e violenza carnale come recita l’atto d’accusa stilato dal procuratore pubblico Paolo Bordoli ed ereditato dal collega Pablo Fäh. Reati per i quali il 37.enne, è stato in carcerazione preventiva per tre giorni. E in carcere rischia di tornarci qualora la Corte dovesse decidere per la sua colpevolezza. Di questo è ben cosciente la sua ex convivente, che a quattro anni dai fatti continua a mantenere la sua versione. La mattina del 12 agosto 2015 l’imputato si presentata a casa della sua ex perché roso dalla gelosia malgrado non convivesse più con lei ad avesse iniziato una relazione con un'altra donna. Non sopportava che anche lei potesse avere un’altra relazione. Così iniziano a litigare. A un certo punto le prende il telefonino per controllarne i messaggi e poi, in un scatto d’ira, lo distrugge sbattendolo sul tavolo di cucina. Va allora in camera per vedere se vi è un uomo con il quale la sua ex lo “tradisce”. Non trovando nessuno, torna in cucina e costringe l’ex compagna a seguirlo nella stanza da letto. Lì, secondo la versione del 37.enne, si sarebbe consumato un rapporto consensuale. Secondo la donna, una violenza carnale. Se non ha reagito, ha dichiarato lei agli inquirenti, è perché temeva che l’ex potesse diventare ancora più violento. Finito il rapporto sessuale, lui se ne va e lei chiama al telefono un’amica che la convince ad allertare la polizia. Gli agenti arrivano sul posto e, oltre alla donna, trovano anche il 37.enne che era ritornato per recuperare il badge che gli serviva per aprire le porte dell’ufficio in cui lavora. Li convincono a calmarsi e a discutere di quanto accaduto. I poliziotti chiedono anche se la donna voglia denunciare il suo ex, ma lei risponde negativamente. Si convince a farlo solo dopo qualche ora. Denuncia che non ha mai ritirato, pur consapevole delle conseguenze che potrebbe avere una condanna inflitta al suo ex in particolare per il rapporto che l’uomo ha con il figlio nato dalla loro relazione. In questo senso il giudice Ermani ha tentato di indurre il 37.enne ad ammettere che quel 12 agosto di quattro anni fa non si è comportato in maniera corretta con la sua ex, costringendola a subire un rapporto sessuale che lei non voleva. Ma lui è rimasto fermo sulla sua posizione: non c’è mai stata violenza.

La parola passa ora alle parti per requisitoria e arringa.

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