«Non siamo qui per soddisfare l’opinione pubblica»

Abusi sui figli

L’appello dell’avvocato del 50.enne del Bellinzonese chiede una pena massima di 6 anni e 6 mesi senza per questo minimizzare «i reati detestabili» - La difesa della madre ha messo in evidenza il pentimento della donna che meriterebbe al massimo 6 anni - Nel tardo pomeriggio la sentenza

«Non siamo qui per soddisfare l’opinione pubblica»
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Aguzzini dei propri figli, i coniugi del Bellinzonese a processo da ieri per una spaventosa serie di abusi sessuali devono essere condannati, ma secondo la difesa non in maniera così severa come proposto dall’accusa. I rappresentanti legali del padre 50.enne e della madre 45.enne hanno preso la parola stamattina a Lugano aprendo la seconda giornata dibattimentale e chiedendo pene massime di rispettivamente 6 anni e 6 mesi e 6 anni di carcere (contro i 15 e 14 e mezzo chiesti dall’accusa) pur senza voler minimizzare l’orrore della vicenda. I soprusi, ricordiamo, sono andati avanti per oltre un decennio, dapprima in Italia poi in Ticino dove la famiglia, apparentemente insospettabile, si era trasferita. Erano cominciati quando i bambini avevano solo 3 e 7 anni, e sono poi proseguiti con atti sessuali di vario genere a due, a tre e a quattro, talvolta filmati e fotografati, per un totale di oltre 130 episodi secondo la procuratrice pubblica Marisa Alfier. A proporre gli abusi era il padre, in difesa del quale si è appena espresso l’avvocato d’ufficio Maurizio Pagliuca. Ha contestato la qualifica giuridica di alcuni reati imputati al suo assistito, chiedendo tra le altre cose il proscioglimento dalla coazione sessuale (a suo dire non sussisterebbero infatti né la pressione psicologica né l’imposizione del silenzio su cui regge questa imputazione, ma solo un pur deprecabile «approfittarsi») e dalla violenza carnale (non essendo a suo avviso provati i rapporti completi del padre con la figlia, ipotesi a suo giudizio frutto di una ricostruzione lacunosa da parte dell’accusa sulla base di dichiarazioni traballanti), e di conseguenza dal reato di incesto. L’avvocato Pagliuca ha pure messo in discussione il numero di episodi a carico dell’uomo, limitandoli a una ventina, contro i citati 130 e oltre. «Qui c’è il rischio di punire l’imputato non per le sue reali responsabilità bensì come monito o per soddisfare l’opinione pubblica», aveva inoltre premesso lanciando un appello alla Corte. Ha quindi chiesto una pena massima di 6 anni e 6 mesi.

«Questa donna è cambiata e sta già pagando»
Da parte sua l’avvocatessa Sandra Xavier - premettendo la necessaria condanna dell’assistita e il rispetto e la compassione per quanto subito dai ragazzi, «letteralmente sconquassati dai propri genitori» - ha messo in evidenza gli «infiniti sensi di colpa» e la vergogna provati dalla 45.enne, che si è pentita per non aver protetto i figli dalle depravazioni del padre, e per aver partecipato a questi atti. Ma perché l’ha fatto? Perché ha permesso che tutto questo orrore accadesse, addirittura prendendovi parte? Solo per assecondare il marito, l’uomo della sua vita, colui che per lei rappresentava tutto e che le aveva dato tutto, sin da quando si erano messi insieme quando lei aveva solo 14 anni, dopo un’infanzia passata nella trascuratezza, senza un minimo gesto di affetto da parte della propria famiglia. Lui per lei era tutto, e ha valuto appagarlo, mettendo l’amore per lui davanti all’amor proprio e dei propri figli. Rea confessa, dopo una lunga carcerazione preventiva, la stigmatizzazione sociale, «deve sì essere condannata» ma non in maniera così pesante come pretende l’accusa. «Questa donna ha pagato, sta pagando ed è cambiata» ha aggiunto chiedendo al massimo 6 anni di detenzione.

«Una cicatrice che ci porteremo dietro per tutta la vita»
La parola è infine passata agli imputati. «Chiedo scusa ai miei figli per avergli tolto il rispetto e per non essere stata la madre che meritavano» ha detto la donna. «Ringrazio per la parola, l’unica cosa che posso fare è chiedere scusa ai miei figli, e condivido quanto detto da mia moglie, questa è una cicatrice che ci porteremo dietro per tutta la vita» ha affermato da parte sua il marito. La sentenza della Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Amos Pagnamenta sarà pronunciata nel tardo pomeriggio.

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