Nonostante i dubbi Bellinzona sta ancora con la ricerca

Bellinzona

Il Consiglio comunale approva l’acquisto per 6 milioni dell’attuale sede dell’IRB da affittare ad attività dello stesso settore - La Città intende così consolidare il polo scientifico benché non manchi chi sostiene si sia già fatto abbastanza - Branda: «È vero, abbiamo investito moltissimo e forse lo faremo ancora»

Nonostante i dubbi Bellinzona sta ancora con la ricerca
Consegnato all’IRB il 23 febbraio 2000, Palazzo Fabrizia viene liberato in queste settimane dai ricercatori diretti nella nuova sede all’ex campo militare. ©CdT/Chiara Zocchetti

Nonostante i dubbi Bellinzona sta ancora con la ricerca

Consegnato all’IRB il 23 febbraio 2000, Palazzo Fabrizia viene liberato in queste settimane dai ricercatori diretti nella nuova sede all’ex campo militare. ©CdT/Chiara Zocchetti

Nuovo sforzo della Città di Bellinzona a favore della ricerca biomedica. La maggioranza del Consiglio comunale, com’era prevedibile, ha approvato stasera a larga maggioranza il credito urgente di 6 milioni di franchi necessari affinché il Comune acquisti a breve Palazzo Fabrizia, dal 2000 sede dell’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB) che lì mosse i suoi primi passi un ventennio fa per diventare la consolidata e riconosciuta realtà odierna. Proprio in questi giorni i ricercatori si stanno insediando nel nuovo complesso da 60 milioni all’ex campo militare, lasciando libero lo stabile di via Vela. Che appunto il Municipio, ottenuta ora la benedizione del Legislativo, procederà ad acquisire a breve dal proprietario attuale (la Residenze del Ceresio SA) con l’obiettivo di poi affittarlo provvisoriamente a nuove attività scientifiche in arrivo nella capitale e che, idealmente, daranno vita al centro di competenza nelle scienze della vita poi destinato a svilupparsi nel futuro quartiere delle Officine. Ampio in definitiva il sostegno al progetto nonostante i numerosi dubbi, anche gravosi, sollevati da quasi tutti gli schieramenti, a cominciare dagli importanti oneri di risanamento necessari (6 milioni di franchi per un intervento globale; 1,25 milioni con margine del +/- 25% per le opere più urgenti da effettuare nei prossimi anni). Dopo una lunga discussione, i favorevoli sono stati 47; sei i contrari (tutti i rappresentanti del gruppo MPS-Verdi-FA-POP) e due gli astenuti (Margot Broggini e Emilio Scossa Baggi del PPD).

«Contro la fuga di cervelli»
Numerose le prese di posizione che, vista l’importanza del dossier, passiamo in rassegna singolarmente. La prima a prendere la parola è stata la socialista Lisa Boscolo (corelatrice della relazione di maggioranza della Gestione). Ha sottolineato che lo stabile è si vetusto e bisognoso di cure, ma ha pure aggiunto che quello proposto è un investimento strategico per lo sviluppo del polo scientifico della capitale, ed è valido anche per combattere la fuga dei cervelli dal Ticino, «dinamica dannosa per il cantone». Da parte sua il liberale radicale Tiziano Zanetti (corelatore) ha ricordato «la lungimiranza di chi ha creduto nel corso degli anni allo sviluppo della biomedicina a Bellinzona, tra cui ben tre sindaci». Si è poi soffermato sui rischi legati all’investimento, sottolineando che «però il Municipio ha garantito che gli interventi di miglioria verranno fatti negli anni seguendo una precisa tabella». Ha poi detto che questo «è un affare da non perdere» e ha concluso il proprio intervento lodando il fatto che il settore porta in città posti di lavoro estremamente qualificati e nuove persone», contribuendo pure a far circolare «il nome di Bellinzona portato nel mondo». Palazzo Fabrizia potrà essere riempito da nuove attività?, si è chiesto rispondendosi: «Nessuno può dire che questo stabile verrà riempito, ma abbiamo una lettera di intenti firmata da persone di riferimento nell’ambito medico, a cui bisogna credere».

«La fattura sarà salatissima»
La relazione di minoranza «è frutto dell’espressione di tutto il gruppo», ha precisato Pino Sergi presentando il rapporto di minoranza a nome di MPS-Verdi-ForumAlternativo-POP, con riferimento al coordinatore cantonale del ForumAlternativo, il dottor Franco Cavalli, che negli scorsi giorni ha chiesto agli ecologisti di distanziarsi dalla contrarietà formulata dalla coalizione di sinistra tramite il rapporto commissionale. Sergi, che ha definito l’operazione di via Vela «un cattivo affare» in considerazione dello stato dell’immobile e dei relativi costi di risanamento richiesti (con la Città che a suo dire supplisce a quanto mai fatto dal proprietario), ha poi suggerito di proseguire il contratto d’affitto a carico dei futuri inquilini. «Se passiamo all’acquisto sono pronto a scommettere che alla fine la fattura sarà salatissima», ha affermato in relazione alle spese di manutenzione previste. Facendo una riflessione più generale sul dossier del polo scientifico, il consigliere comunale dell’MPS ha inoltre ribadito la necessità di fare un bilancio sul ritorno economico e sociale della biomedicina a favore della Città, spiegando che non hanno trovato risposta le sue domande poste al Municipio in merito all’età, il domicilio e la fiscalità dei ricercatori attivi tra IRB e IOR.

«Più aspetti positivi che negativi»
Paolo Locatelli per il PPD ha elencato «tre ragioni per criticare il messaggio»: l’urgenza della proposta («la fretta non è mai buona consigliera»), la vetustà dell’immobile e i relativi costi di risanamento (che potrebbero essere ingenti) e le clausole di acquisto contenute nel rogito. Ciò detto, ha sostenuto che l’acquisto comunque consentirà lo sviluppo del polo biomedico e permetterà alla Turrita di cambiare pelle, dando l’immagine di una città virtuosa e aperta. Tutti aspetti positivi, ha concluso, che hanno nettamente la meglio sulle criticità elencate.

«Segno tangibile sulle nostre vite»
«La ricerca biomedica ha una conseguenza tangibile sulla nostra vita in particolar modo quando siamo confrontati con la malattia» ha affermato da parte sua Martina Malacrida Nembrini (Unità di Sinistra). Ricordando i «pionieri» della ricerca in città, citando l’impegno dei professori Cavalli e Noseda, ha invitato a proseguire su questa strada, che «permetterà anche si attirare nuove famiglie, configurando per altro la capitale come baricentro cantonale».

«La Città ha già fatto la sua parte»
«La Città ha già investito 27 milioni nella ricerca biomedica (a noi ne risultano circa 36 compreso il valore del terreno per la nuova sede ndr.) e io penso che la Città abbia fatto la sua parte», ha replicato l’ecologista Marco Noi a nome del gruppo MPS-Verdi-FA-POP. In questo senso, ha aggiunto, «il polo scientifico è già un motore che può funzionare da solo». In definitiva, ha spiegato, quello di via Vela è un cattivo affare: «L’onere sarà perlomeno di 12-13 milioni calcolando sia l’acquisto che il risanamento parziale e poi completo». E se invece il Palazzo Fabrizia fosse davvero un buon affare, ha detto ancora, perché Bios+ non lo acquista lei stessa? No, dunque, all’acquisto dell’attuale sede dell’IRB e sì, invece, allo sviluppo del polo lì dove è stato concepito, all’ex campo militare, ma con una ricerca che cammini con le proprie gambe.

«L’opzione del meno peggio»
L’ex sindaco Brenno Martignoni ha spiegato a nome del gruppo Lega-UDC che l’adesione, tiepida, è puramente pratica: sì all’acquisto per 6 milioni di franchi, al fine di evitare di pagare 2 milioni necessari per riportare lo stabile al suo stato originale in caso di mancata acquisizione. «Si tratta dell’opzione del meno peggio», ha commentato ricordando che l’edificio potrà essere usato in futuro per altri scopi di carattere pubblico.

«Condizioni quadro per l’economia»
Il Municipio deve creare le condizioni quadro per far funzionare l’economia, ha detto da parte sua Damiano Stroppini a nome del gruppo PLR, il più conciso, sposando la proposta d’acquisto che va proprio in questa direzione.

«Bellinzona non può essere solo ricerca»
«Ex campo militare, ora via Vela, in futuro foese l’ospedale San Giovanni: Bellinzona non può essere solo ricerca» ha affermato invece Maura Mossi Nembrini (Più Donne) mettendo in guardia contro quelli che definisce i pericoli derivanti dal concentrarsi su di un solo settore. Ha poi ricordato che il direttore dell’Humabs (società nata dall’IRB) ha riconosciuto di recente ad un convegno che il bacino da cui si attinge è soprattutto l’Italia. Fatte queste considerazioni di carattere generale, ha comunque approvato l’acquisto in via Vela ritenendo che la Città fa bene a puntare sull’usato anziché investire in nuove costruzioni, e ha ricordato che Palazzo Fabrizia ha il pregio di essere stato progettato dai noti architetti Vacchini e Snozzi. Perché, tuttavia, non pensare pure a inserirvi degli spazi culturali a favore dei giovani?

«Un contratto mal fatto»
«In realtà paghiamo un contratto mal fatto» ha detto da parte sua Tuto Rossi (UDC) pur dicendosi favorevole al progetto: il problema, ha spiegato, è il fatto che si compera lo stabile per non spendere i due milioni di franchi richiesti dal contratto firmato negli anni Novanta, e rinnovato tre volte, che prevede appunto la restituzione allo stato originale.

Il sindaco: «È anche una questione di prestigio»
A nome del Municipio prima del voto ha infine preso la parola il sindaco Mario Branda, il quale ha ricordato gli albori della biomedicina in città parlando delle occasioni colte in passato (che hanno portato IRB e IOR ad avere oggi 230 addetti nella Turrita) e di quelle «che non possiamo lasciarci sfuggire oggi». Più nel dettaglio del messaggio, «lo stabile di via Vela è una soluzione transitoria» ha evidenziato spiegando che non è stato possibile anticipare di molto l’operazione ora proposta. Fino ad un anno fa non c’era la certezza che si sarebbe puntato su Bellinzona come epicentro della ricerca sulle scienze della vita, e del resto la concorrenza di altre località ticinesi (si pensi soprattutto a Lugano) era ancora presente. «Ammettiamo che è anche una questione di prestigio perché questo settore permette di rendere conosciuta Bellinzona», ha poi riconosciuto rispondendo ad altre suggestioni. «L’acquisto è l’opzione migliore seppur non priva di criticità» ha poi aggiunto spiegando che l’eventualità di continuare a pagare «l’affitto molto ingente» non sarebbe conveniente (in virtù di un accordo stipulato sul finire degli anni Novanta la pigione, ricordiamo, è stata sempre versata dalla Città come forma di sostegno concreto all’attività scientifica: 461.000 franchi l’importo saldato in questi ultimi anni). «Certo abbiamo investito moltissimo e forse lo faremo ancora ma cerchiamo di diversificare la nostra attenzione» ha poi replicato a chi ha criticato il presunto mono-interesse per la ricerca da parte dell’Esecutivo cittadino.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Bellinzona
  • 1
  • 1