Officine, ultimatum dei lavoratori

FFS chiamate entro il 15 aprile a dimostrare con i fatti il mantenimento di volumi e posti di lavoro a Bellinzona

Officine, ultimatum dei lavoratori
Le maestranze delle Officine di Bellinzona non si fidano più delle parole dette o scritte: vogliono fatti concreti.

Officine, ultimatum dei lavoratori

Le maestranze delle Officine di Bellinzona non si fidano più delle parole dette o scritte: vogliono fatti concreti.

BELLINZONA - «Aiutateci ad uscire da questa situazione». È questo l'accorato appello che Gianni Frizzo rivolge alla politica in generale ed al Consiglio di Stato in particolare. La situazione evocata dal leader del comitato «Giù le mani dall'Officina» è quella denunciata da tempo e che, a suo dire, ha trovato conferma nella riunione tra i rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento industriale cittadino ed i vertici aziendali andata in scena giovedì scorso a Lucerna: le FFS non stanno rispettando gli accordi siglati nel 2013 che hanno dato il via alla costituzione del Centro di competenza. Accordi in base ai quali alle Officine di Bellinzona venivano garantiti a medio termine volumi di lavoro analoghi a quelli di allora. «Dalle 430.000 ore di lavoro assegnateci nel 2013 siamo oggi scesi a 300.000» ha ribadito Frizzo nell'argomentare con le cifre nude e crude quello che ritiene essere un palese mancato rispetto. «La settimana scorsa a Lucerna – gli ha fatto eco Pietro Gianolli – ci è stato detto che quelle 130.000 ore di differenza riguardavano lavori arretrati dal 2008. Ma questo si sono guardati bene dal dirlo nel 2013». Che le FFS non stiano rispettando gli accordi lo ha potuto constatare anche il Consigliere di Stato Christian Vitta. Lo ha detto al termine dell'incontro di Lucerna al quale ha partecipato insieme al collega di Governo Claudio Zali nonché alla consigliera nazionale Marina Carobbio e lo ha ribadito ieri di fronte all'assemblea dei lavoratori.

Appurato il mancato rispetto degli accordi,gli operai hanno votato una risoluzione con la quale chiedono tra l'altro alle FFS di garantire la fornitura di lavori analoghi a quelli del 2013, la sospensione immediata di ogni ulteriore trasferimento ad altre sedi di attività finora svolte a Bellinzona ed il ritorno di quelle dirottate verso vari stabilimenti a partire dal 2013, la cancellazione di ogni misura volta alla riduzione del personale, la realizzazione di investimenti necessari per poter svolgere compiti di manutenzione competitivi e la trasmissione al Centro di competenze di progetti suscettibili di dare nuovi impulsi alle Officine. Su questi punti i lavoratori non si accontentano più di parole, né di convenzioni che poi non vengono rispettate. No, vogliono atti concreti. Quale termine hanno fissato il 15 aprile. Se entro quella data dall'ex regia federale non giungeranno le risposte auspicate, l'assemblea tornerà a riunirsi per decidere il da farsi. E visto il clima pesante che si è respirato ieri in «pittureria» ci si può aspettare di tutto. Anche azioni spettacolari, considerate le parole di Ivan Cozzaglio secondo le quali il cuneo di metallo che serve a bloccare i binari già utilizzato durante lo sciopero del 2008 si adatta alla perfezione alle dimensioni delle rotaie di AlpTransit.

Dal Governo i lavoratori si aspettano invece che si faccia garante, affinché i vertici aziendali rispettino i patti e di sostenere le rivendicazioni contenute nelle risoluzione. Rivendicazioni alle quali gli operai intendono dare maggior forza attraverso una petizione popolare che sarà lanciata la prossima settimana. «Il lavoro c'è – ha concluso il Matteo Pronzini – ma il problema è che le FFS lo stanno dirottando tutto sull'Altopiano impoverendo sempre più le Officine di Bellinzona». Fatto questo che nel suo collega Gianolli ingenera il sospetto che con l'apertura di AlpTransit le FFS abbiano in mente altri destini per lo stabilimento industriale cittadino.

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