Omicidio colposo o tragica fatalità?

Processo

L’accusa chiede una pena pecuniaria sospesa per l’automobilista che il 19 gennaio 2019 investì mortalmente una donna a Gudo: «Doveva e poteva fare di più» - Per la difesa l’uomo è invece da prosciogliere: «Quell’incidente era inevitabile»

 Omicidio colposo o tragica fatalità?
L’impatto non aveva lasciato scampo alla 67.enne. © Rescue Media

Omicidio colposo o tragica fatalità?

L’impatto non aveva lasciato scampo alla 67.enne. © Rescue Media

Se quanto accaduto la sera del 19 gennaio 2019 a Gudo è un dramma per la famiglia della donna che perse la vita, lo è altrettanto per l’automobilista che la investì. Lo ha evidenziato il procuratore pubblico Roberto Ruggeri nella sua requisitoria con la quale, di fronte alla Corte delle Assise correzionali di Bellinzona presieduta dal giudice Amos Pagnamenta, ha chiesto la conferma della condanna ad una pena pecuniaria sospesa di 120 aliquote giornaliere da 80 franchi proposta nel decreto d’accusa contro il quale il 56.enne ha presentato opposizione. E lo ha ribadito anche l’avvocato Letizia Vezzoni chiedendo che il suo assistito venga prosciolto dal reato di omicidio colposo. «Quell’incidente era inevitabile» ha sostenuto in arringa la patrocinatrice del 56.enne straniero domiciliato nel Locarnese. «Viaggiava al di sotto del limite di velocità che in quel tratto di strada è di 50 chilometri orari, non era sotto l’influsso di alcol né di droghe e la sua guida non era distratta dall’uso del telefonino o quant’altro. Si è accorto solo all’ultimo momento della donna che stava attraversando la strada sulle strisce pedonali e ha frenato. Ma purtroppo è stato troppo tardi». Secondo la perizia agli atti, per evitare l’impatto che ha scaraventato la 67.enne a sei-sette metri di distanza il 56.enne avrebbe dovuto circolare ad una velocità tra i 34 ed i 38 chilometri orari. «Ma ciò sarebbe stato possibile solo se avesse percepito in anticipo il pericolo dato dalla presenza della donna sul marciapiede» ha sostenuto ancora l’avvocato Vezzoni. «E invece l’ha potuta scorgere mentre attraversava la strada a passo di corsa solo un attimo prima dell’impatto, anche perché distratto dai fari dell’auto che sopraggiungeva in senso opposto e che si era nel frattempo fermata prima del passaggio pedonale. Da quando ha lasciato il ciglio del marciapiede al momento dell’impatto sono trascorsi solo 1,3 secondi» ha aggiunto la patrocinatrice del 56.enne. Detto in altre parole, l’incidente capitato due anni e mezzo fa di fronte al ristorante Cottini è una tragica fatalità.

«Poteva e doveva fare di più» ha invece sostenuto il pp Ruggeri. Se la sua andatura fosse stata più prudente, ha proseguito, si sarebbe potuto fermare in tempo. Come ha peraltro fatto il conducente dell’auto che sopraggiungeva sulla corsia opposta. Per di più il 65.enne conosceva bene quella strada non fosse altro perché in passato aveva lavorato proprio nell’esercizio pubblico dal quale la donna era uscita prima di essere investita mortalmente. «Un conducente deve sempre valutare i potenziali pericoli ed adattare di conseguenza il suo stile di guida» ha ancora argomentato il rappresentante della pubblica accusa rilevando come la perizia stabilisca invece che il 65.enne vide la donna solo due decimi di secondo prima di investirla. «Si è comportato bene, ma non benissimo. E ciò ha comportato la morte di una persona».

La sentenza è attesa per metà pomeriggio.

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