«Per avere più posti di lavoro servono nuove attività»

OFFICINE FFS

Fra una settimana si terrà un’importante riunione a Lucerna sui contenuti del futuro stabilimento che sorgerà a Castione - I rappresentanti degli operai auspicano la presentazione da parte delle Ferrovie del piano industriale: «Attenzione, perché quello che perdiamo oggi non riusciremo a recuperarlo domani»

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© CdT/Archivio

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«Bisogna fare molta attenzione perché quello che perdiamo oggi non riusciremo a recuperarlo in futuro. Ecco perché occorre ragionare su una visione di sviluppo e non di contenimento». È passato un anno e poco più da quel 19 maggio 2019 che sancì, de facto, la realizzazione delle nuove Officine FFS a Castione. La votazione popolare fu netta: i ticinesi bocciarono con il 65,3% dei voti la creazione del polo tecnologico-industriale come auspicato dagli operai dello stabilimento cittadino nel 2008, durante lo sciopero. Gianni Frizzo, che di quella storica mobilitazione fu l’anima, oggi è più combattivo che mai. Le parole riportate all’inizio sono le sue. Le ribadirà, ne siamo sicuri, giovedì prossimo, 27 maggio. A Lucerna andrà la scena la riunione di «Piattaforma» fra le parti, ovvero tra le Ferrovie, una delegazione del Governo ticinese e i rappresentanti del personale. A moderarla ci penserà l’ex consigliere nazionale urano Franz Steinegger.

Un documento che nessuno conosce

Un incontro atteso per capire, soprattutto, quali saranno i cotenuti della moderna Officina da 360 milioni di franchi che verrà inaugurata nel 2026. Negli scorsi giorni Frizzo e colleghi hanno avuto un summit con i consiglieri di Stato Christian Vitta e Claudio Zali, mentre oggi vi è stata l’assemblea dei collaboratori del sito della capitale. La richiesta sul tavolo, alla fine, è sempre quella: conoscere il piano industriale del futuro impianto nel quale, ricordiamo, verranno impiegate 200-230 maestranze. Un documento che al momento nessuno conosce. «Nemmeno il Governo», ha affermato in conferenza stampa il sindacalista e granconsigliere Matteo Pronzini. C’è insomma una lacuna informativa che la Commissione del personale (Cope) presieduta da Ivan Cozzaglio chiede di colmare il più presto possibile. «L’unico modo per avere più posti di lavoro è rivendicare delle nuove attività e difendere quelle che abbiamo. Inoltre non vanno assolutamente persi i profili e le competenze presenti. Per farla breve: non vogliamo che quella che sorgerà a Castione sia semplicemente un’officina di riparazione», ha puntualizzato Gianni Frizzo, presidente dell’Associazione Giù le mani.

«C’è unita fra di noi»

Il piano industriale, secondo la Cope e i sindacati, deve essere la base di partenza per intavolare delle discussioni costruttive. «O si instaura un dialogo basato su queste prospettive, altrimenti diventa dura. Dopo oltre un anno ci attendiamo qualcosa di concreto da parte delle FFS. La nostra volontà, infatti, non è assolutamente quella di fungere da accompagnatori del progetto delle Officine 2.0», ha tagliato corto Frizzo. A preoccupare le maestranze è naturalmente anche la fase di transizione. «Speriamo, ad esempio, che le Ferrovie possano indicarci come intendono attivarsi per ampliare il mercato terzi. Ci possono essere degli spiragli rispetto a quanto messo nero su bianco nella Dichiarazione d’intenti (firmata l’11 dicembre 2017 fra FFS, Consiglio di Stato e Città di Bellinzona; ndr.)?», ha precisato il segretario SEV Pascal Fiscalini. La sensazione, fra gli operai, è che l’azienda abbia «carta bianca» su quelle che saranno le avanguardistiche Officine, nonostante Gran Consiglio e Legislativo della Turrita abbiano complessivamente votato un contributo di 120 milioni di franchi. «Fra la Cope e gli operai c’è unità. E anche il Governo pare aver finalmente compreso che le nostre rivendicazioni non sono affatto campate in aria», ha esclamato Pronzini.

Interinali in netto aumento

Un altro aspetto che emergerà in occasione della riunione del 27 agosto sarà la costante crescita degli interinali. Secondo i dati forniti alla stampa dalla Commissione del personale, dalla primavera 2019 si è passati da 40 ad almeno 120, quasi tutti residenti.

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