Perché documentava gli atti sessuali? «Era un piacere personale»

Processo

Il padre del Bellinzonese alla sbarra con la moglie per gli abusi sui figli contesta il numero di episodi incriminati e nega di aver avuto rapporto completi con la ragazza: «Su questo punto ha mentito perché è arrabbiata con me» - Foto e video venivano rielaborati e archiviati

Perché documentava gli atti sessuali? «Era un piacere personale»
Il processo si tiene a porte chiuse davanti alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona riunita a Lugano. @CdT/Chiara Zocchetti

Perché documentava gli atti sessuali? «Era un piacere personale»

Il processo si tiene a porte chiuse davanti alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona riunita a Lugano. @CdT/Chiara Zocchetti

Contesta il numero di episodi incriminati (una ventina contro gli oltre 130 elencati dall’accusa) e soprattutto di aver avuto rapporti completi con la figlia il 50.enne del Bellinzonese a processo da stamattina a Lugano insieme alla moglie per gli abusi sessuali commessi ai danni di figlia e figlio per oltre un decennio sin da quanto erano bambini di 3 e 7 anni, inizialmente in Italia e poi in Ticino dove la famiglia si è successivamente trasferita. Incalzato dalle domande del giudice Amos Pagnamenta, che presiede la Corte delle Assise criminali, l’imputato ha ridimensionato la portata dei fatti, ammettendo solo (si fa per dire) una ventina di episodi: «Avvenivano occasionalmente» ha affermato. E, soprattutto, ha negato i rapporti completi con la ragazza: «Era un traguardo da non raggiungere», ha detto. Ma perché la figlia avrebbe dovuto mentire a tal proposito?, ha replicato il giudice.

«Perché è arrabbiata con me» ha detto l’uomo, lucido e diretto nelle risposte, con sguardo fisso e voce ferma a differenza della moglie ripetutamente interrotta dal proprio pianto, scossa, a pezzi. La 45.enne ha per altro ammesso di aver provato gelosia per il rapporto «esclusivo» che si stava instaurando tra padre e figlia, e il marito ha effettivamente ammesso di averla infine tagliata fuori proprio a causa della sua gelosia. All’inizio del dibattimento, ricordiamo, la donna aveva spiegato di non essersi opposta a quanto il marito proponeva «per paura di perderlo».

Da parte sua il 50.enne ha dovuto spiegare per quale motivo fotografava gli atti sessuali (realizzando addirittura appositi album) e filmava facendo poi dei montaggi con delle musiche, alla presenza della moglie: «Era un piacere personale» ha affermato. Entrambi, nelle prime battute dell’inchiesta partita nel 2016, avevano inoltre fatto ricadere parte della colpa sulla figlia, definita «maliziosa». Oggi hanno però ammesso che la colpa è evidentemente solo loro. Chiusa l’istruttoria, il processo a porte chiuse (alla presenza di cinque agenti di polizia in aula e uno all’esterno) riprenderà nel pomeriggio con la requisitoria della procuratrice pubblica Marisa Alfier che chiederà condanne non inferiori ai 5 anni.

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