«Petrolchimica, perché non si chiamano alla cassa i responsabili?»

Diastro ambientale

I Verdi interpellano il Municipio di Bellinzona sulla bonifica della contaminazione all’ex raffineria di Preonzo, sollecitando un profilo più duro da parte del Comune

«Petrolchimica, perché non si chiamano alla cassa i responsabili?»
Un disastro ambientale. ©CdT/Gabriele Putzu

«Petrolchimica, perché non si chiamano alla cassa i responsabili?»

Un disastro ambientale. ©CdT/Gabriele Putzu

«Petrolchimica, perché non si chiamano alla cassa i responsabili?»
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«Petrolchimica, perché non si chiamano alla cassa i responsabili?»

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Per quale ragione la Città di Bellinzona ha deciso di assumere la committenza nell’ambito del risanamento degli inquinamenti alla ex raffineria Petrolchimica di Preonzo? E perché si è deciso di far capo ai fondi per la delocalizzazione delle imprese minacciate dalla sovrastante frana del Valegiòn (finanziati dallo Stato) «piuttosto che intavolare una seria discussione sulla partecipazione dei costi (20-25 milioni) da parte degli ex proprietari»? Sono alcune delle domande poste al Municipio in un’interpellanza firmata dai consiglieri comunali dei Verdi Ronnie David e Marco Noi. I quali chiedono al Municipio di fare tutti gli sforzi necessari per chiamare alla cassa chi, per decenni, ha impunemente inquinato il sito. Nel suolo, ricordiamo, è stata rilevata la presenza di idrocarburi, solventi clorurati, policlorobifenili e metalli pesanti. Si tratta di una delle più gravi contaminazioni di cui si abbia conoscenza su terreni in Ticino.

Incarico diretto sotto la lente
Tra le altre cose, gli ecologisti chiedono lumi all’Esecutivo anche in merito alla Evolve SA, studio incaricato con mandato diretto dalla Città: che esperienza ha nell’ambito del risanamento ambientale e nell’ambito dell’idro-geologia, e per quali motivi è stata scelta? E poi, «vi sono altri terreni sul suolo di Bellinzona che potrebbero vivere una situazione analoga a quella in oggetto». I Verdi chiedono infine se è ipotizzabile «istituire un Fondo per risanamenti ecologici alimentato anticipatamente da proprietari o usufruttuari di un terreno su cui si svolge un’attività potenzialmente dannosa, prima che i perturbatori per comportamento, per un motivo o per l’altro, abbiano lasciato il terreno stesso».

©CdT/Gabriele Putzu
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