Presunta sommossa alla Valascia: «Abbiamo solo reagito ai losannesi»

Processo

Scontri del 14 gennaio 2018: i tre ultrà dell’Ambrì-Piotta sostengono si sia trattato di una risposta agli attacchi degli ospiti - Nega ogni responsabilità anche l’unico romando alla sbarra - Il procuratore pubblico ha chiesto la conferma delle pene detentive sospese

 Presunta sommossa alla Valascia: «Abbiamo solo reagito ai losannesi»
©CdT/Gabriele Putzu

Presunta sommossa alla Valascia: «Abbiamo solo reagito ai losannesi»

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Tenuti a distanza dall’aula dove il limite di presenti è 30 persone per le norme anti-COVID, poco fuori dall’ingresso oggi recintato del Tribunale penale a Lugano ci sono diversi sostenitori biancoblù venuti a incoraggiare i loro amici a processo tra importanti misure di sicurezza. In aula da stamattina ci sono infatti quattro degli oltre 40 ultrà ticinesi e confederati indagati per gli scontri avvenuti alla Valascia il 14 gennaio 2018 a margine dell’incontro di hockey tra Ambrì-Piotta e Losanna.

Accuse respinte

A rispondere alla giudice Francesca Verda Chiocchetti tre fan dei leventinesi, di età compresa tra 21 e 40 anni, accusati di sommossa (e di altri reati vari) per quel pomeriggio di violenza, oltre ad un ultrà della squadra ospite pure ritenuto tra i responsabili dei tafferugli. I primi tre (due ticinesi e uno svizzero tedesco) hanno spiegato in sostanza che il loro agire dentro e fuori la vecchia pista (col presunto lancio di bidoni della spazzatura e torce e l’uso di una cintura) è stato solo una reazione agli attacchi dei losannesi nell’ambito di un match che si sapeva sarebbe stato a rischio anche per l’amicizia che lega i romandi al Lugano Hockey. Non c’era insomma la volontà di colpire né gli avversari né la polizia intervenuta, sostengono. Pure il romando di 31 anni respinge le accuse di aver partecipato attivamente alle violenze: nega tra le altre cose di aver lanciato un seggiolino verso i nemici dopo aver invaso il settore dei tifosi di casa.

«Una violenza collettiva»

Gli interrogatori sono stati accompagnati dalla visione di filmati della videosorveglianza che ben dimostrano l’estrema concitazione di quel pomeriggio di tre anni fa, prima e dopo l’incontro, dentro e fuori la Valascia. Dopo una minuziosa e lunga rassegna dei singoli episodi, nel tardo pomeriggio la presidente della Corte delle Assise correzionali ha dato la parola al procuratore pubblico Nicola Respini. Il quale ha messo in evidenza che in realtà gli imputati avrebbero preso spunto dalle prime tensioni per scatenare una violenza ben più ampia, senza che ce ne fosse il bisogno. Ha infatti smentito che i supporter abbiano in qualche mio reagito per difendere gli altri tifosi leventinesi, famiglie comprese. Hanno invece tutti contribuito ad una violenza collettiva, ha affermato ribadendo l’accusa di sommossa. Chiudendo la propria requisitoria ha quindi chiesto per il quartetto la conferma delle pene detentive di 120 giorni sospese condizionalmente per due anni. Ricordiamo che per gli stessi fatti il titolare dell’inchiesta ha firmato complessivamente 39 decreti d’accusa, quasi tutti impugnati e alcuni già giudicati dalla Pretura penale. Il processo prosegue ora con le arringhe difensive.

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