Quel gioiello che ci invidiano tutti

SOTTO LA LENTE

Bellinzona: i preziosi dipinti che componevano il grande soffitto in legno dell’ex palazzo rinascimentale della Cervia sono ora ammirabili al Castelgrande - Le tavolette furono per fortuna salvate dalla demolizione dell’edificio nel 1970 e poi restaurate - Entusiasta il sindaco Mario Branda: «Così si riscopre un tesoro»

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© CdT/Chiara Zocchetti

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Il sindaco Mario Branda. © CdT

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Il sindaco Mario Branda. © CdT

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Omaggio a Petrarca. © Ufficio dei beni culturali

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Omaggio a Petrarca. © Ufficio dei beni culturali

Quel gioiello che ci invidiano tutti
Il mondo alla rovescia. © Ufficio dei beni culturali

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Il mondo alla rovescia. © Ufficio dei beni culturali

Bellinzona: oltre alla Fortezza invidiata da tutta Europa c’è di più. Ma non è affatto una novità. Quello che forse non sapete, piuttosto, è che la Città vanta pure un tesoro del Rinascimento che ora è stato riscoperto in tutto il suo splendore. Un gioiello come quelli presenti nei palazzi in Italia ed in Francia, in un periodo fecondo per la scienza, la cultura e l’arte in generale. E sì, perché lo si deve ammirare con il naso all’insù. Stiamo parlando del soffitto ligneo della Cervia, risalente al decennio 1470-1480, protagonista dell’omonima esposizione visitabile da domani al 27 febbraio nella sala dell’Arsenale al Castelgrande. Grazie alla realtà aumentata e ad una minuziosa ricostruzione multimediale l’altra perla della Turrita è di nuovo visibile in tutta la sua interezza.

Da dimora ad albergo

I veli all’esposizione sono stati tolti stasera. La fortuna è stata quella di salvare 280 dipinti a tempera dell’epoca sforzesca eseguiti su fogli di carta sottile. È il tesoretto rimasto dalle ceneri del complesso del XV secolo, demolito nel 1970 per far spazio a posteggi e magazzini, nel salotto buono della capitale (in via Nosetto). Prima di essere trasformato in hotel (il nome l’avete già intuito: Albergo della Cervia) l’edificio era stato la dimora dei Ghiringhelli, mercanti lombardi. Il patrimonio che è stato possibile preservare dalle ruspe si trovava al primo piano, nel salone: le tavolette erano nell’intelaiatura in travi e cantinelle del soffitto in legno.

Gli Sforza e Petrarca

Le opere ritraggono personaggi storici e letterari, quali i duchi di Milano, Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti ed il figlio Galeazzo Maria Sforza. Riprendono altresì citazioni del Canzoniere di Petrarca («Così vada poi che li è mio distino») e rappresentazioni del mondo alla rovescia (la lepre che insegue due cani o un uomo che trascina il carro al posto dell’asino) nonché allegorie che si riferiscono al carnevale (l’elefante con un maniero in groppa), ad animali e a strumenti musicali. Vennero staccate, numerate, restaurate e applicate su fogli di carta più spessi. Le decorazioni sono magnifiche e rispecchiano, ça va sans dire, la rinascita del vecchio Continente.

Chi le realizzò? Bella domanda. Di certo non artisti locali, probabilmente di Ferrara. «Non so quanti bellinzonesi conoscano i dipinti: sicuramente per prestigio e qualità possono dirsi ‘unici’ nel nostro Cantone e competere con i soffitti storici di palazzi europei, che pure sono meta di visitatori curiosi e interessati», ci spiegò l’anno scorso l’ex presidente della Commissione svizzera dell’UNESCO Francesca Gemnetti in occasione dei festeggiamenti per il 20. del riconoscimento dei castelli quale patrimonio dell’umanità.

Quel gioiello che ci invidiano tutti

Documentare e conservare

Detto, fatto. La ricostruzione del soffitto della Cervia è una bellezza per gli occhi ed è merito in particolare degli studi e dell’interpretazione iconografica della storica dell’arte Vera Segre e di Andrea Carraro, sviluppatore della realtà aumentata. Un lavoro certosino che consente finalmente la lettura d’insieme. «È l’occasione per riscoprire un tesoro, di avvicinarci a questa ricchezza ed al patrimonio storico e culturale della Città», ha osservato il sindaco Mario Branda. Gli ha fatto eco il direttore della Divisione dello sviluppo territoriale e della mobilità Martino Colombo, il quale ha sottolineato «il ruolo determinante dell’Ufficio dei beni culturali, in senso lato, nel documentare, restaurare e conservare le bellezze del Ticino. Nella fattispecie l’esposizione permette di recuperare, in parte, l’errore commesso allora con la demolizione del complesso nel centro della capitale».

La mostra, promossa grazie al sostegno della Sintetica SA di Mendrisio, è visitabile sino a fine febbraio, tutti i giorni, dalle 10.30 alle 16. Nella prima sala sono riprodotte le tavolette e si ripercorre la storia di Bellinzona, nella seconda si possono osservare i dipinti tramite schermi touch screen, mentre l’ultima è dedicata appunto alla realtà virtuale: grazie al visore ci si muove nello spazio tridimensionale, immergendosi nel palazzo e nel Rinascimento della Turrita. Maggiori informazioni sul sito www.bellinzonaevalli.ch.

Una perla da sfogliare

S’intitola «Il soffitto della Cervia a Bellinzona» il libro di Vera Segre che verrà presentato lunedì 22 novembre alle 18 nella sala del Consiglio comunale cittadino. Il volume in 144 pagine raccoglie naturalmente le ricerche sfociate nella mostra in corso al Castelgrande. Oltre all’autrice interverrà Mauro Natale, professore onorario di Storia dell’arte all’Università di Ginevra. La serata è organizzata da Edizioni Casagrande in collaborazione con l’Associazione storici dell’arte della Svizzera italiana. Accesso con Covid pass. Posti limitati.

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