Quel passaggio coperto là dove c’era una chiesetta

Perle nascoste del Bellinzonese

La Galleria Benedettini nel centro storico della Turrita venne realizzata alla fine dell’Ottocento da Fulgenzio Bonzanigo

Quel passaggio coperto là dove c’era una chiesetta
Dell’edificio religioso oggi rimane solo la navata. © CdT/Chiara Zocchetti

Quel passaggio coperto là dove c’era una chiesetta

Dell’edificio religioso oggi rimane solo la navata. © CdT/Chiara Zocchetti

Ci rivolgiamo ai bellinzonesi DOC, oppure a chi è solito frequentare la capitale cantonale: chi non è mai transitato per la Galleria Benedettini, il passaggio pedonale che collega via Codeborgo con il viale della Stazione? Non tutti però forse sanno le origini di quel nome. Se il termine «Galleria» si riferisce appunto al passaggio coperto, quello di «Benedettini» riporta a ciò che sorgeva in quel luogo fino al 1896. Una chiesa barocca. Correva l’anno 1521, scrive Simona Martinoli in un articolo apparso nel 2016 sulla rivista «Arte e architettura in Svizzera», quando Margherita Ferrari fondò infatti un oratorio privato a fianco della sua abitazione in via Codeborgo. Intitolato alla Madonna Annunciata, nel 1534 passò in eredità alla famiglia Pusterla. Le case Pusterla e Cislago, che sorgevano accanto all’edificio ecclesiastico, furono adibite a residenza e collegio dei gesuiti. Nel 1647 la chiesetta fu affidata ai gesuiti i quali un anno prima erano stati chiamati a Bellinzona dai cantoni sovrani per affidar loro l’insegnamento superiore. Nel 1675 ai gesuiti subentrarono i benedettini. Ecco scoperto perché ancora oggi quel passaggio pedonale coperto si chiama Galleria Benedettini. Ma la storia non finisce qui. Tra il 1798 ed il 1803, durante la Rivoluzione elvetica, la chiesetta venne posta sotto sequestro. Successivamente i locali vennero in parte restituiti ai padri benedettini, in parte utilizzati come residenza governativa. Lì il 20 maggio 1803, ricorda una targa, si tenne la prima riunione del Gran Consiglio ticinese. La residenza benedettina di Bellinzona venne definitivamente requisita dallo Stato nel 1852 e la scuola secolarizzata. La chiesa venne sgomberata nel 1874 e trasformata in arsenale d’artiglieria. Dodici anni più tardi l’ingegnere, imprenditore edile e politico cittadino Fulgenzio Bonzanigo aprì infine la Galleria abbattendo la facciata e l’abside della chiesetta, ritenuta religiosamente superflua in quanto vicina alla Collegiata. Erano gli anni nei quali Bellinzona, divenuta capitale stabile del Canton Ticino nel 1878, stava cambiando volto: con l’arrivo della ferrovia fu tracciato il viale della Stazione che declassò a strada secondaria via Codeborgo fino ad allora arteria principale. Le due vie del centro storico furono ad ogni modo collegate grazie alla galleria pedonale ideata da Bonzanigo. E da allora dell’antica chiesa non rimane che la navata. La si può ammirare alzando lo sguardo mentre si passa per la Galleria Benedettini.

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