PROCESSO

Quel pugno e il movente misterioso

Dibattimento bis di fronte alla Corte di appello per due fratelli condannati nell’aprile 2018 a pena sospesa per aver picchiato un trentenne in una discoteca del Bellinzonese - Gli imputati negano di aver sferrato un cazzotto alla vittima

Quel pugno e il movente misterioso
(Foto Archivio CdT)

Quel pugno e il movente misterioso

(Foto Archivio CdT)

BELLINZONA - «È vero che manca il movente, ma forse non si poteva raccontare». Si era chiuso così, il 10 aprile 2018 in Pretura penale, il processo a carico di due fratelli trentenni condannati dalla giudice Elettra Orsetta Bernasconi Matti a una pena sospesa di 35 aliquote giornaliere da 90 e 80 franchi per aver sferrato un pugno a un loro coetaneo in una discoteca del Bellinzonese nel dicembre 2015. Domani, martedì 25 giugno, di fronte alla Corte di appello e di revisione penale di Locarno presieduta da Giovanna Roggero-Will, si terrà il dibattimento di seconda istanza a seguito del ricorso inoltrato dagli imputati, difesi dall’avvocato Yasar Ravi. L’accusa sarà sostenuta dal procuratore pubblico Moreno Capella. Devono rispondere del reato di lesioni semplici. In primo grado era stata ritenuta più credibile la versione fornita dalla vittima, mentre quella dei fratelli (che negano i fatti) era stata valutata “meno lineare e costante nonché piena di contraddizioni”. Per la giudice della Pretura sono stati gli imputati a picchiare il giovane: le lesioni sono state considerate compatibili con i cazzotti che la parte lesa sostiene di aver subito. Di tutt’altro parere è il patrocinatore degli accusati, secondo il quale i suoi clienti devono essere assolti per non aver commesso il fatto. E per l’assenza del movente.

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