BELLINZONA

Quel terzo binario che divide

Diverse opposizioni all’Ufficio federale dei trasporti contro l’opera da 170 milioni di franchi - Una censura cautelativa è stata inoltrata anche dal Municipio per la questione dell’elettrosmog: «Si può fare molto di più»

Quel terzo binario che divide
La palestra delle scuole elementari sud, a sinistra nella foto: il terzo binario le scorrerà praticamente a fianco. (Foto Reguzzi)

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La palestra delle scuole elementari sud, a sinistra nella foto: il terzo binario le scorrerà praticamente a fianco. (Foto Reguzzi)

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(Render FFS)

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BELLINZONA - Cinque anni di cantiere a tutte le ore, 191 treni in più al giorno dal 2026, incremento dell’elettrosmog, ma anche valorizzazione del comparto, creazione della nuova fermata TiLo in piazza Indipendenza che verrà utilizzata quotidianamente da 3.200 utenti e sviluppo del trasporto passeggeri regionale con un convoglio ogni 15 minuti fra Bellinzona e Locarno in aggiunta alla stessa frequenza per Lugano. Il progetto da 170 milioni di franchi per il terzo binario fra la stazione FFS cittadina e il ponte ferroviario Isolabella all’imbocco del quartiere di Giubiasco sta dividendo la Turrita. Ieri è scaduto il termine per l’inoltro delle opposizioni e/o delle osservazioni all’Ufficio federale dei trasporti. Difficile sapere il numero esatto delle censure.

Pollice verso pure del Fondo dell’EOC

Finora sono certe quelle del Municipio della capitale (cautelativa, come vedremo in seguito), dell’Associazione per la difesa degli interessi del centro storico (Adics), dell’Assemblea dei genitori della scuola elementare sud (Zona gialla) e di almeno 5-6 privati. A mostrare il pollice verso c’è anche il Fondo di previdenza per il personale dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) in qualità di proprietario della Residenza Piazza, complesso di sette blocchi confinante con il previsto terzo binario. La Residenza al numero 4 di via Lugano ospita alcuni uffici dell’EOC stesso e dell’amministrazione cantonale oltre a numerosi appartamenti. Il Fondo ha deciso di opporsi al progetto delle Ferrovie a tutela degli interessi dei suoi assicurati e degli inquilini, ci è stato spiegato ieri telefonicamente. Altre potrebbero arrivarne stamattina per posta normale; pertanto solo oggi si saprà quante sono veramente.

I contenuti del no dell’Esecutivo

Intanto vediamo da vicino l’opposizione del Municipio cittadino, spedita lunedì a tutela di «importanti e imprescindibili interessi pubblici» e nonostante il sostegno comunque confermato al progetto. La prima censura riguarda evidentemente la richiesta, da parte delle FFS, di una deroga in relazione agli otto luoghi «a utilizzazione sensibile» che, ancora dopo l’ottimizzazione del progetto, rimarrebbero esposti a radiazioni non ionizzanti oltre il limite consentito dall’Ordinanza federale sulle radiazioni non ionizzanti (Orni). Tra di questi, come noto, figura una parte della palestra delle scuole elementari sud. Ebbene, l’Esecutivo chiede che venga fatto «tutto il possibile per rispettare i valori limiti su tutta la tratta ferroviaria e in particolare con riguardo ai locali in cui soggiornano i bambini». È inoltre ritenuta troppo vaga la giustificazione delle Ferrovie secondo cui il progetto sarebbe stato ottimizzato nel limite delle possibilità tecniche e finanziarie: «Nell’ambito di un progetto da 170 milioni di franchi sono senz’altro sostenibili ulteriori sforzi tecnici ed economici per limitare ulteriormente - e, per quanto riguarda il luogo in cui i bambini faranno le lezioni di educazione fisica, eliminare totalmente - il problema, tanto più che gli stessi - per ammissione implicita delle FFS - sono realizzabili». Il Municipio di Bellinzona si oppone anche alle indennità proposte, ritenute inadeguate, per l’esproprio definitivo di 2.250 metri quadrati di proprietà comunale. Ciò vale in particolare per la sede del Dicastero opere pubbliche, per cui le FFS offrono 800.000 franchi: secondo la Città sulla base di una valutazione immobiliare l’indennizzo dovrebbe ammontare a quasi 2 milioni. Si domanda poi di garantire anche in futuro (se possibile intensificandolo) il coinvolgimento dell’autorità locale nel coordinamento dei rispettivi progetti e delle opere fiancheggiatrici al di fuori del perimetro del progetto in pubblicazione. Infine, a tutela del delicato comparto che interessa un’area residenziale densamente edificata, «si chiede la massima attenzione, tramite l’adozione di accorgimenti tecnici limitanti i rumori e le vibrazioni, ma anche qualsiasi altro impatto suscettibile di essere percepito negativamente dai confinanti diretti e indiretti».

Il sindaco Branda: «La questione non ci era stata segnalata»

Ma com’è possibile che l’inconveniente non sia mai emerso in tanti anni di discussioni sul progetto del terzo binario? «Il progetto, molto complesso anche dal punto di vista tecnico, è stato allestito dalla Confederazione tramite le FFS - risponde al quesito il sindaco Mario Branda -. Dall’inizio delle discussioni è emersa la criticità legata ai castelli, catalogati quali monumento Unesco. D’intesa con il Cantone l’attenzione si è focalizzata su questo aspetto che ha fatto l’oggetto di valutazione e studi molto approfonditi, trovando peraltro una soluzione molto interessante. Da nessuna parte era invece emersa – né tantomeno ci è stata segnalata - la questione “flussi elettromagnetici”. Anche noi l’abbiamo scoperta con la pubblicazione del progetto. Va pure detto che, specialmente con progetti così complessi, la pubblicazione ha proprio per fine quello di mettere in evidenza eventuali criticità e poterle quindi affrontare laddove, come in questo caso, venissero mosse delle obiezioni».

Timori per il rischio di radiazioni

In queste ultime settimane la discussione si è concentrata prevalentemente su un unico, delicato, punto: l’aumento delle radiazioni elettromagnetiche nella parte della palestra delle scuole elementari sud più a ridosso del futuro binario, a seguito della posa della terza linea di contatto da 15.000 Volt. Il flusso elettromagnetico sarà di 4,2 microtesla e supererà di oltre quattro volte il limite di un microtesla imposto dall’Orni. Il pericolo legato alle possibili conseguenze dell’elettrosmog ha allarmato il corpo docente e i genitori (gli allievi sono più di 500). L’istituto scolastico rientra, assieme ad altre sette (sei abitazioni e un terreno non edificato), nelle strutture/siti che superano appunto quanto prevede l’Orni. Nel Rapporto d’impatto ambientale si specifica che le Ferrovie hanno chiesto una deroga all’articolo di legge. Parallelamente, però, gli specialisti dell’ex regia federale stanno affinando delle soluzioni tecniche in grado di ovviare alle immissioni non ionizzanti.

Per l’Unesco non ci sono problemi

Ma vi sono anche altri aspetti non di poco conto che hanno fatto storcere il naso a molti confinanti. Innanzitutto la lunga fase di cantiere, dal 2021 a fine 2025, quando è programmata l’entrata in servizio del terzo binario lungo 1,6 chilometri. Si procederà altresì, per dodici mesi, allo scavo di una seconda galleria di 300 metri sotto la collina di Montebello (con esplosioni giornaliere), all’uscita della quale verrà realizzata la moderna fermata TiLo di piazza Indipendenza (inaugurazione nel 2026). Si calcola lo spostamento di 145.000 metri cubi di materiale attraverso oltre 22.000 movimenti di camion. Secondariamente si dovrà procedere a delle espropriazioni, perlopiù temporanee ma alcune anche definitive. In terzo luogo sono da prevedere rumori e vibrazioni sia durante i lavori sia dopo. E, quarto punto, ma non meno importante, vi sarà l’aumento dei treni in circolazione: quelli merci passeranno da 74 a 117 (fascia diurna) e da 46 a 59 (fascia notturna), mentre quelli passeggeri da 213 a 320 (durante il giorno) e da 22 a 40 la notte. Complessivamente si tratta pertanto di 191 convogli in più (da 355 a 546). A preoccupare gli abitanti è la pericolosità della merce trasportata in caso di incidenti e/o deragliamenti. Infine bisognerà tener conto della presenza della murata e del castello di Montebello, patrimonio Unesco. A questo proposito è stato elaborato un rapporto d’impatto monumentale: l’Unesco ha dato preavviso positivo tramite il Consiglio internazionale su monumenti e siti.

La circonvallazione costa troppo

La soluzione che metterebbe d’accordo tutti c’è. Ma costa. Tantissimo. Si tratta del completamento di AlpTransit con la circonvallazione del Bellinzonese; un’opera da 2,5 miliardi di franchi ai quali se ne aggiungerebbero almeno altri 8 per degli adattamenti tecnici a nord delle Alpi che permetterebbero di disporre di più tracce per i treni merci. Tuttavia i relativi crediti non passeranno al vaglio delle Camere federali prima del 2040. Ciò significa che l’infrastruttura non sarebbe realtà prima del 2050. Troppo tardi.

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