Quelle sfide che appassionarono una città intera

AMARCORD

Bellinzona: nel 2004 e nel 2008 Bixio Caprara e Brenno Martignoni si contesero la poltrona di sindaco - In entrambi i casi vinse il secondo - Impossibile fare paragoni con il duello fra Mario Branda e Simone Gianini: allora era un’altra capitale, c’erano altri problemi ed altre dinamiche

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4 aprile 2004: Brenno Martignoni, il primo da sinistra, e Bixio Caprara (il primo da destra) con Daniele Lotti e Gianluigi Della Santa.

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4 aprile 2004: Brenno Martignoni, il primo da sinistra, e Bixio Caprara (il primo da destra) con Daniele Lotti e Gianluigi Della Santa.

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18 maggio 2008: la vittoria di Martignoni e del suo Noce.

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18 maggio 2008: la vittoria di Martignoni e del suo Noce.

Non è che si possa dire che siano abituati, sia chiaro, però è altresì vero che i bellinzonesi quando si parla di elezioni comunali sono stati chiamati due volte alle urne in meno di un mese in più di un’occasione. Quella di quest’anno – con la sfida fra Mario Branda (Unità di sinistra) e Simone Gianini (PLR) in agenda il 16 maggio – è la terza in diciassette anni. Nel 2004 e nel 2008 il confronto fu fra gli stessi candidati, Bixio Caprara e Brenno Martignoni.

Il primo duello era stato il più avvincente e teso, dato che i due rivali erano dello stesso partito (PLR). Caprara il 4 aprile risultò il più votato con 4.014 preferenze, superando Martignoni di appena 27 suffragi. Il risultato venne capovolto il 2 maggio. «Smentito il PLR: Brenno Martignoni è sindaco», titolò il CdT di allora. Quest’ultimo sconfisse il collega di Esecutivo e candidato ufficiale del partito di 25 voti. Apriti cielo. In seno ai liberali radicali si creò una spaccatura che sfociò nell’allontanamento dello stesso Martignoni, il quale diede vita al Noce.

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La forza delle idee

Quattro anni più tardi andò in scena la stessa contesa. Il 20 aprile 2008 Caprara si classificò nuovamente primo con 3.222 voti, mentre Martignoni arrivò secondo con 2.998 preferenze. Un divario dunque di ben 224 suffragi che non fu sufficiente al sindaco ad interim liberale radicale per scalzare lo sfidante dalla poltrona più ambita nella stanza dei bottoni. Martignoni il 18 maggio vinse. «Martignoni è sindaco, Caprara lascia», titolò il nostro giornale. Caprara rassegnò infatti le dimissioni dal Municipio dopo aver perso per 46 voti, lasciando il seggio a Marco Ottini.

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«Il Noce mette un frutto in più: è un modo nuovo di fare politica che ha suscitato l’entusiasmo della gente. Speriamo che in Municipio giungano la serenità e la pace auspicate a più riprese da parte dei miei avversari. Si può continuare sul trend di un Municipio propositivo: fare politica vuol dire anche lanciare delle idee, che creano sempre divisione, ma servono ad arrivare a un risultato positivo nel quale si potrà rinfrancare la posizione di Bellinzona», furono le prime parole del vincitore. E fu anche l’ultimo quadriennio di Martignoni in qualità di municipale. Nel 2012 fu sconfitto nettamente da Mario Branda, venendo addirittura defenestrato da Palazzo Civico.

Il «Bersa» disse no

Quel Mario Branda riconfermato nel 2017 alle prime storiche elezioni della Bellinzona aggregata. Quell’anno Andrea Bersani (PLR), giunto secondo distaccato di 1.299 voti personali, non gli contese la carica di primus inter pares. Ciò che ha invece deciso di fare Simone Gianini in questa tornata elettorale, considerando che il divario è di soli 67 suffragi (anche se, se si considerano i preferenziali, il gap sale a 1.187). Impossibile fare paragoni con le due precedenti elezioni per il sindaco della capitale.

Era un’altra città. C’erano altri problemi. E altre dinamiche. Ogni chiamata alle urne è diversa dalle altre. Quella del 16 maggio ancora di più, alla luce soprattutto del fatto che le differenze fra Branda e Gianini sono davvero minime, al di là dei valori propri ai rispettivi partiti (PS e PLR) e a quelli personali, e che entrambi hanno sempre operato di comune accordo e nella massima collegialità per il bene della capitale ticinese.

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