«Ristrutturare il Liceo di Bellinzona? Un’assurdità»

Scuole

Un architetto attivo in città scrive al Municipio sollecitandolo a cercare delle soluzioni alternative insieme al Governo: «Una sede realizzata da zero costerebbe di meno» - La risposta: «Il progetto è condotto dal Cantone»

«Ristrutturare il Liceo di Bellinzona? Un’assurdità»
Bisognoso di cure. ©CdT/Chiara Zocchetti

«Ristrutturare il Liceo di Bellinzona? Un’assurdità»

Bisognoso di cure. ©CdT/Chiara Zocchetti

«Il Municipio di Bellinzona ha la possibilità e l’interesse di contribuire a risolvere un problema cantonale che è andato fuori controllo». È quanto l’architetto Renato Magginetti, attento e critico osservatore delle questioni urbanistiche della capitale, ha scritto lo scorso 27 luglio in una lettera indirizzata proprio all’Esecutivo guidato dal sindaco Mario Branda, con riferimento all’annoso dossier della ristrutturazione del Liceo (e con copia ai ministri Bertoli e Vitta). Dossier annoso e che sta avanzando lentamente, di cui l’ultima puntata si è avuta a giugno con la firma del messaggio governativo con la richiesta di un credito di 9 milioni di franchi per l’acquisto dei prefabbricati in cui, pochi passi a nord della sede attuale, si trasferiranno docenti e allievi durante il cantiere. Sì perché il Governo ha confermato la via che consiste nell’intervenire sullo stabile attuale, ampliandolo e ristrutturandolo secondo la progettazione che prosegue in questi mesi, anziché abbatterlo e costruirlo da zero come suggerito ancora di recente anche dall’MPS.

«Meglio in via del Bramantino»
«Un assurdo», definisce questa scelta l’architetto rivolgendosi al Municipio in merito al progetto che però, va detto, è evidentemente portato avanti dal Cantone. Secondo Renato Magginetti «ristrutturare quel prefabbricato, precario da sempre, costa molto di più che costruirne uno nuovo confacente alle più attuali esigenze». In secondo luogo «quell’edificio si trova nel posto sbagliato, occupa un’area che dovrebbe essere verde dentro quel Grande Parco Attrezzato che collega la Rocca di San Michele, il Nucleo Medievale e i quartieri ottocenteschi di Bellinzona al fiume Ticino». Terzo: «Cantone e Città dovrebbero avere una visione d’insieme e immaginare di poter collaborare». In tal senso, spiega, «sarebbe intelligente uno scambio di terreni tra la città di Bellinzona ed il Cantone, per costruire il nuovo edificio lungo la via del Bramantino, sul lato opposto agli edifici dell’EspoCentro e del Palasport; dopo di che si potrà distruggere la costruzione attuale senza dover spendere soldi per una struttura provvisoria». Magginetti sostiene che l’assurdità della scelta del Governo ticinese sarebbe testimoniata anche dal fatto che il preventivo del progetto è lievitato di 17 milioni di franchi arrivando a 42,8 milioni di franchi, contro i 25,5 ipotizzati nel 2015. (Due milioni in più, ricordiamo, sono legati alla ristrutturazione dell’edificio, altri 6,5 agli adeguamenti normativi, altri 2,2 agli interventi nel piano interrato e ulteriori 7,9 alla struttura provvisoria per cui inizialmente si pensava di spendere 1,45 milioni). Fatte tutte queste considerazioni l’architetto, che già si era espresso negativamente in altre occasioni, ha invitato il Municipio a cercare una collaborazione con il Consiglio di Stato «per risolvere nel modo più semplice e veloce il problema, nell’interesse di tutte le parti».

«Valutazioni del caso»
Stringata la risposta fornita dall’Esecutivo della capitale il 31 agosto scorso. Ringraziando Renato Magginetti per le considerazioni, gli si spiega di aver provveduto ad inoltrare lo scritto ai servizi competenti per le valutazioni del caso «anche se il progetto è in mano ed è condotto dal Cantone».

Il Liceo di Bellinzona, sulla destra, colto dal drone. ©CdT/Gabriele Putzu.
Il Liceo di Bellinzona, sulla destra, colto dal drone. ©CdT/Gabriele Putzu.
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