San Gottardo, il tunnel sia “local”

Per il procuratore pubblico Antonio Perugini la familiarità nella gestione della futura galleria stradale sarà fondamentale

San Gottardo, il tunnel sia “local”

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BELLINZONA - Appena reduce dalla 12. tavola rotonda dei trafori stradali monotubo bidirezionali, il procuratore pubblico Antonino Perugini che in Spagna ha tenuto una relazione sugli aspetti organizzativi non ha dubbi: chi si occuperà del futuro tunnel autostradale del San Gottardo deve avere una grande «familiarità con l'opera che gli verrà data in gestione». In parole povere la centrale di controllo deve tornare ad essere ai due portali, Airolo e Göschenen, abbandonando la struttura di Flüelen, che si trova a 40 chilometri dall'ingresso nord. Hanno quindi le stesse posizioni sulle questioni di sicurezza Perugini e Mauro Chinotti, l'altro uomo-tunnel del San Gottardo (vedi CdT del 15 ottobre a pagina 14).

Il procuratore pubblico ricorda che quando è nata l'USTRA il Canton Uri ha chiesto ed ottenuto di occuparsi della gestione di tutta la galleria: «Hanno portato a casa il malloppo». Sul lato ticinese, sebbene il mondo della politica fosse stato reso attento del problema, si è accettato di arretrare verso sud. A prescindere dai posti di lavoro specializzati che sono andati persi, non è una questione da poco o per poco tempo. Il San Gottardo rimarrà un traforo monotubo bidirezionale non solo fino a quando sarà aperta la seconda galleria ma ancora per molto tempo in quanto, finito il secondo traforo, si dovrà chiudere il primo per la manutenzione straordinaria.

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