«Segni di un rapporto violento: va condannato»

Appello

Il procuratore pubblico Moreno Capella ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado per l’uomo riconosciuto colpevole di violenza carnale su una minorenne – La difesa si è invece battuta per l’assoluzione

«Segni di un rapporto violento: va condannato»
La sentenza è attesa per le prossime settimane. © CdT/Archivio

«Segni di un rapporto violento: va condannato»

La sentenza è attesa per le prossime settimane. © CdT/Archivio

Le due versioni emerse già durante la fase istruttoria, si sono ovviamente rispecchiate anche in quanto sostenuto dall’accusa e dalla difesa dopo la chiusura della fase dibattimentale del processo d’appello che vede alla sbarra un cittadino balcanico, in primo grado condannato a 4 anni (più l’espulsione della Svizzera per 8 anni) per violenza carnale ai danni di una minorenne.

Per il procuratore pubblico Moreno Capella «l’appellante non si confronta con le prove, gli accertamenti, gli indizi e gli argomenti esposti nella sentenza di primo grado, ma fornisce solo una lettura diversa, pizzicando qua e là ciò che conviene». Secondo l’accusa, dunque, la versione delle vittima è assolutamente credibile. Una versione corroborata appunto da diverse prove, tra le quali «una ferita nelle parti intime compatibile con un rapporto violento e doloroso». Una ferita, insomma, «incompatibile con la versione soft fornita dall’imputato». Capella ha quindi chiesto di respingere l’appello e di confermare in toto la pena di 4 anni e l’espulsione della Svizzera inflitte dal giudice Ermani lo scorso mese di ottobre. E questo nonostante durante il primo processo avesse in realtà chiesto 3 anni e sei mesi, non avendo ravvisato alcuni particolarità considerate poi gravi dalla corte.

Mentre l’avvocata Sandra Xavier, che rappresenta gli interessi della vittima, ha messo l’accento sulla credibilità e la spontaneità della sua assistita che si contrappongono alle versioni, cambiate nel corso del tempo, fornite dall’imputato.

«Non poteva capire»

Battendosi per l’assoluzione dell’imputato, o subordinatamente per una massiccia riduzione della pena, l’avvocato Stefano Pizzola ha infine insistito sullo scopo dell’incontro: «Non si è mai tenuto conto del comportamento della ragazza, il quale – pur non volendo assolutamente essere moralisti – può far sorgere qualche dubbio sull’obiettivo ultimo della serata». L’idea di «almeno uno scambio sessuale, non dico di un rapporto vero e proprio, c’era in tutte e due i protagonisti». Se poi la ragazza avesse a un certo punto cambiato idea, «non riuscendo però a esternare le sue sensazioni negative, il mio assistito a sua volta non poteva comprenderlo», ha in conclusione aggiunto Pizzola, rimarcando che non sono stati rinvenuti segni fisici di resistenza da parte della ragazza.
La sentenza è attesa nelle prossime settimane.

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