Sventata strage alla Commercio: è l’ora del giudizio

BELLINZONA

Si apre oggi il processo a carico dell’ex allievo che secondo l’accusa nel 2018 aveva pianificato un atto di violenza di massa - Rischia una condanna superiore ai 5 anni di carcere - Il giovane nega ogni addebito

Sventata strage alla Commercio: è l’ora del giudizio
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Il procuratore pubblico capo Arturo Garzoni. © CdT/Archivio

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Il procuratore pubblico capo Arturo Garzoni. © CdT/Archivio

Sventata strage alla Commercio: è l’ora del giudizio
L’avvocato difensore Luigi Mattei. © CdT/Archivio

Sventata strage alla Commercio: è l’ora del giudizio

L’avvocato difensore Luigi Mattei. © CdT/Archivio

Sventata strage alla Commercio: è l’ora del giudizio
Il giudice Mauro Ermani, il quale presiederà la Corte delle Assise criminali. © CdT/Archivio

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Il giudice Mauro Ermani, il quale presiederà la Corte delle Assise criminali. © CdT/Archivio

(Aggiornato il 1. luglio) Quando il caso venne alla luce, poco più di due anni fa, il Ticino intero rabbrividì. Gli inquirenti comunicano di aver sventato una strage alla Scuola cantonale di Commercio a Bellinzona. Colui che secondo l’accusa avrebbe voluto metterla in atto era un 19.enne, della regione, di nazionalità svizzera, che allora frequentava il terzo anno. Il giovane da oggi, mercoledì 1. luglio, alle 9.30, comparirà di fronte alla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Mauro Ermani affiancato dai colleghi Manuel Borla e Aurelio Facchi nonché dagli assessori giurati. L’imputato deve rispondere dei seguenti reati: atti preparatori punibili di assassinio plurimo, subordinatamente atti preparatori punibili di omicidio plurimo, ripetuta infrazione alla Legge federale sulle armi, accessori di armi e le munizioni.

© CdT/Chiara Zocchetti
© CdT/Chiara Zocchetti

Rischia una condanna superiore ai 5 anni di carcere. L’accusa sarà sostenuta dal procuratore pubblico capo Arturo Garzoni (il quale ha ereditato l’incarto dal sostituto procuratore generale Antonio Perugini, oggi in pensione), mentre il ragazzo sarà difeso dall’avvocato Luigi Mattei. Il dibattimento dovrebbe durare tre giorni e, per rispettare il distanziamento sociale e prevedendo una folta partecipazione di giornalisti, verrà celebrato al Palazzo dei congressi a Lugano.

La foto con il Kalashnikov

L’immagine che è rimasta impressa nella mente di quasi tutti noi è senza dubbio quella del giovane che imbraccia un fucile d’assalto Kalashnikov, da lui stesso postata sui social network. Abito elegante e camicia bianca. Fu arrestato il 10 maggio 2018, giorno dell’Ascensione, a casa (dove vennero peraltro sequestrate alcune armi da fuoco, pistole e fucili), grazie ad un celere e proficuo lavoro di intelligence degli inquirenti ticinesi. Al fermo, infatti, si era giunti in virtù di diverse segnalazioni ma soprattutto grazie alle analisi compiute dal Gruppo cantonale gestione persone minacciose e pericolose della Polizia. Un team di specialisti creato, appositamente, per scongiurare atti di violenza di massa. Come quello che, secondo l’accusa, voleva compiere l’allievo. Il quale respinge tuttavia ogni addebito.

Le manette ai polsi

Gli accertamenti degli inquirenti erano partiti il giorno prima, il 9 maggio, quando poco prima di mezzogiorno alcuni allievi dell’istituto scolastico cittadino avevano segnalato ai docenti le intenzioni pericolose manifestate dal giovane tramite Snapchat. I vertici della scuola si erano subito attivati portando la segnalazione in Polizia e il 19.enne era stato immediatamente monitorato. Per 24 ore gli occhi degli esperti della Cantonale non si sono staccati da lui. Le manette ai polsi del ragazzo scattarono il giorno seguente, verso le 10.30. Qualche ora più tardi, alle 18, il comunicato stampa congiunto della Polizia cantonale e del Ministero pubblico arriva nelle caselle di posta elettronica dei media.

Il giovane ha «minacciato di togliere la vita ad un non meglio precisato numero di persone di un istituto scolastico del cantone». Si tratta appunto della Commercio di Bellinzona, frequentata ogni giorno da oltre 1.300 studenti provenienti da tutto il Ticino.

Munizioni e puntatori laser

Il 19.enne avrebbe voluto entrare in azione il 15 maggio, durante la sessione d’esami. Sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, nei giorni precedenti aveva acquistato diverse munizioni, da utilizzare con le armi custodite in casa, nonché tre puntatori laser comperati su Internet.

La perizia psichiatrica

La perizia psichiatrica giudiziaria disposta per chiarire lo stato di salute dell’imputato e condotta dalla dottoressa Alessandra Canuto ha ravvisato una scemata imputabilità di grado medio: il referto, consegnato alle parti alla fine del 2018, ha infatti evidenziato la presenza di un disturbo che condizionò pesantemente l’agire del giovane. A spingerlo nel proprio intento sarebbe stato l’odio provato verso se stesso. L’ex alunno è tuttora ricoverato in una struttura specializzata oltre San Gottardo. Il tribunale ha disposto un aggiornamento del suo stato di salute (l’ultimo, come detto, risale ad oltre un anno e mezzo fa, quando il titolare della delicata inchiesta era ancora il sostituto procuratore generale Antonio Perugini) che verrà reso pubblico durante il processo.

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