BELLINZONA

Tagliare le piante? «Fuori di testa»

In difesa dei 100 tigli e dei 7 ippocastani lungo il viale Stazione non ci sono solo i Verdi ma anche una schiera di cittadini e utenti dei social media - Pochissime le voci fuori dal coro, forse anche a causa dei molti precedenti - GUARDA LE FOTO

Tagliare le piante? «Fuori di testa»
(Foto Zocchetti)

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(Foto Zocchetti)

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Tagliare le piante? «Fuori di testa»

Tagliare le piante? «Fuori di testa»

Tagliare le piante? «Fuori di testa»

BELLINZONA - «Scandaloso». «Non si rispetta la natura». «Fuori di testa». Il popolo del web ha fatto la sua scelta: gli alberi non vanno tagliati. Il rischio che le 107 piante lungo la parte medio-alta di viale Stazione vengano abbattute è un tema che ha tenuto banco, ripetutamente, nell’ultima settimana sui social media. Da quando cioè il consigliere comunale dei Verdi Ronnie David ha lanciato l’appello e la conseguente petizione consegnata ieri. Centinaia i messaggi lasciati sulle bacheche virtuali e, come detto, le voci fuori dal coro sono veramente pochissime, fra le quali quella di Renzo Quadri (ex esponente PPD, in corsa per il Municipio tra le fila della Lega dei ticinesi nel 2012) secondo il quale si sta costruendo «un caso sul nulla. Attendiamo e poi ci esprimeremo in merito». «Il nostro futuro è scritto nel nostro passato: se non siamo in grado di capire la lungimiranza, il senso estetico e l’intelligenza delle classi sociali che ci hanno preceduto, che futuro vogliamo per chi verrà dopo di noi?», ha scritto su Facebook l’ex municipale della Turrita Felice Zanetti. Gli ha fatto eco il già granconsigliere di Montagna Viva Germano Mattei, secondo il quale «viale Stazione senza il suo contorno alberato si presenterebbe spoglio e poco attraente. Non rendiamo le nostre città più brutte di quel che già oggi sono». Per la giornalista freelance Franca Verda Hunziker è ora di smetterla con «questo scempio. Opporsi con tutte le forze e trovare alternative che rispettino la natura. Non è possibile che in tempi di riscaldamento climatico si taglino alberature secolari che danno ombra, assorbono il CO2 e abbassano la temperatura».

Il consigliere comunale UDC Tuto Rossi ha rilevato che occorre restare vigili, perché «finora il Municipio ha agito di sorpresa. Per i cedri secolari delle scuole Nord e della stazione si è presentato di colpo alla mattina con la motosega. Per poi dire che gli alberi erano malati». Ha preso posizione sul web pure la neopresidente della Società dei Commercianti Claudia Pagliari: «Non li taglierei tutti ma dimezzerei. In questo modo si potrebbe conservare il verde senza nascondere i commerci. La parte alta (del viale, ndr.) al momento ha problemi più urgenti». C’è in ogni modo anche chi ha fatto notare che negli ultimi anni nella Turrita si è costruito molto e quasi nessuno ha avuto da ridire e chi, per contro, ha tenuto a sottolineare che nella capitale per fortuna degli angoli di verde resistono alle ruspe. Mentre per Sady Zanni, ex dipendente della Città che da sette anni vive in Thailandia, è sensato avere un arredo unico per tutto il viale, quindi con la posa dei frassini al posto di tigli ed ippocastani: «L’attuale parte bassa è più bella di quella alta».

I precedenti più recenti

Per un motivo o per l’altro negli ultimi anni i bellinzonesi hanno visto entrare in azione più volte le motoseghe che hanno fatto tabula rasa di numerose piante. La recente cronistoria l’hanno ricordata i Verdi nelle interpellanze presentate sul tema all’indirizzo del Municipio. Dapprima erano stati gli alberi trentennali in zona stadio (una dozzina quelli abbattuti), in seguito hanno fatto la stessa fine quelli di via Mirasole per via di alcuni cantieri. Nel mezzo «i tagli selvaggi delle alberature lungo il viale Stazione» e le «diverse operazioni di dubbia necessità» a Villa dei Cedri, senza dimenticare i tre cedri (di cui uno di 200 anni) tagliati ad inizio aprile 2018 all’angolo tra viale Officina e piazzale Benigno Antognini. L’Esecutivo si è sempre giustificato adducendo motivi di sicurezza pubblica, esigenze viarie e a seguito dell’invecchiamento delle piante stesse. L’ultimo caso riguarda i quattro cedri eliminati di fronte alla stazione: due perché malati, gli altri poiché asimmetrici e poco stabili.

Ora, come detto, c’è il rischio che spariscano anche i 100 tigli secolari e i sette ippocastani cresciuti ai lati della strada nella parte medio-alta del viale Stazione. In questo caso in virtù dell’arredo urbano e degli interventi alle sottostrutture. Nulla in ogni modo è ancora stato deciso; per i dettagli occorre attendere il messaggio municipale che verrà sottoposto entro la fine dell’anno all’attenzione del Consiglio comunale. Quello che è comunque già sicuro è che, in caso di effettivo taglio dei 107 alberi come temono gli ambientalisti e non solo, essi verrebbero sostituiti da dei frassini (anche se non in egual numero, verosimilmente) come fatto nel 2015 nella parta bassa del viale. Ma questa soluzione non piace alla maggioranza della popolazione, almeno stando alle reazioni raccolte sui social.

«Così si favorisce il 5G»

In un articolo pubblicato lo scorso aprile su «Oasi Sana» il giornalista e scrittore italiano Maurizio Martucci aveva denunciato la «strage di alberi» in diverse città europee e statunitensi in quanto, secondo lui, intralciano la tecnologia di quinta generazione per la telefonia mobile. «Tra natura e intelligenza artificiale, tra albero e 5G la convivenza è critica. Uno dei due è di troppo», scrive l’autore del libro-inchiesta «Manuale di autodifesa per elettrosensibili». Il quale cita il docente di fisica ed esperto di problemi legati all’inquinamento elettromagnetico Andrea Grieco. Ebbene, lo studioso afferma che «l’acqua, di cui in genere sono ricchi gli alberi e le piante, assorbe molto efficacemente le onde elettromagnetiche nella banda millimetrica. Per questo motivo costituiscono un ostacolo alla propagazione del segnale 5G. In particolare le foglie, con la loro superficie complessiva elevata, attenuano fortemente i segnali». Per completezza d’informazione va comunque specificato che gli effetti sono ancora poco studiati, tuttavia alcune ricerche secondo Martucci hanno dimostrato appunto che le antenne 5G «trovano nell’acqua e negli alberi un ostacolo nel trasporto dati». A Bellinzona, come visto, l’eventuale abbattimento degli alberi non è dovuto all’avvento della nuova tecnologia (che ha fatto discutere, e molto, pure all’ombra dei castelli) ma all’arredo del viale.

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