Un progetto architettonico che fa riemergere la storia

Bellinzona

Nuovo complesso residenziale in arrivo in uno degli ultimi angoli non ancora edificati a ridosso del centro - Sorgerà a due passi dalle Officine sulla proprietà «Al Pianton» sviluppata dalla famiglia Bonzanigo sin dall’Ottocento: comprende una villa che sarà mantenuta

Un progetto architettonico che fa riemergere la storia
In basso al centro la proprietà che sarà edificata, sulla sinistra le Officine FFS e all’orizzonte il centro di Bellinzona. ©CdT/Gabriele Putzu

Un progetto architettonico che fa riemergere la storia

In basso al centro la proprietà che sarà edificata, sulla sinistra le Officine FFS e all’orizzonte il centro di Bellinzona. ©CdT/Gabriele Putzu

A due passi dalle Officine di Bellinzona c’è un terreno che trasuda storia. Incastonato tra lo stesso stabilimento ferroviario e la via San Gottardo, è uno degli ultimi angoli verdi che nel tempo sono resistiti a ridosso del centro della capitale. Ancora fino a poche settimane fa i passanti vi potevano scorgere due cavalli. Ora se ne sono andate anche le ultime testimonianze di un passato che nelle città generalmente non c’è più. Nella zona denominata «Al Pianton» entro la fine del 2023 sorgerà un nuovo complesso residenziale e commerciale. Ottantacinque gli appartamenti previsti, dalla tipologia diversificata e tutti destinati all’affitto, mentre a livello del terreno ci saranno spazi commerciali. «Sarà un progetto che riprenderà l’eterogeneità degli spazi esterni, dal parco al patio, che in parte già caratterizzavano la proprietà» promette il progettista, l’architetto bellinzonese Nicola Pasteris. Conservazione del verde, dicevamo, e anche di un pezzo di storia. All’estremo sud del sedime esiste infatti ancora oggi una villa storica che, insieme all’intera area, fu di proprietà dell’influente famiglia di origine comasca dei Bonzanigo, attestati nella Turrita dalla fine del XV secolo. Tra i rappresentanti più eminenti Pietro e Filippo, personalità attive sia in politica che nell’imprenditoria come anche Fulgenzio. Quest’ultimo, insieme al fratello Agostino, consigliere di Stato, fu tra i principali artefici dell’assegnazione a Bellinzona delle Officine ferroviarie, come ricorda anche lo storico Fabrizio Panzera che ha effettuato una ricerca su quella proprietà e sulla famiglia.

Quasi 200 anni di vita
L’esistenza della villa è riportato dalle cartografie sin dalla metà dell’Ottocento così come la filanda che per opera della stessa famiglia aprì nel 1840 per durare un ventennio. Anche l’edificio risale a quel periodo. Non essendo stranamente protetta a livello cantonale né a livello locale, la villa sarebbe potuta scomparire. E invece verrà mantenuta: i lavori sono partiti di recente, mentre per il complesso abitativo il cantiere dovrebbe aprire verso la fine di quest’anno. In qualità di membro della Commissione cantonale dei beni culturali e già promotore nel 2013 della tutela del patrimonio costruito della capitale, l’architetto Pasteris ha spinto affinché la villa venisse mantenuta. E alla fine il promotore del progetto immobiliare si è convinto. Si tratta di un fondo d’investimento zurighese, che ha acquisito l’intero sedime dagli ultimi proprietari locali nell’aprile di un anno fa.

Si punta alla riqualificazione
La zona è strategica non solo per la vicinanza con il centro cittadino e con la stazione ferroviaria, ma anche per il futuro sviluppo del quartiere che prenderà il posto delle Officine FFS destinate a traslocare a Castione nel 2026, mettendo fine ad una storia ultracentenaria che come abbiamo visto si intreccia proprio con il terreno di cui parliamo. L’architetto Pasteris evidenzia che il progetto prevede la riqualifica urbanistica della zona. «L’intento è quello di assicurare una certa permeabilità tra i diversi comparti, favorendo la mobilità dolce per pedoni e biciclette». Particolare attenzione, spiega, verrà data «alla vivibilità degli spazi esterni, interrando l’autorimessa e offendo un centinaio di stalli per biciclette al piano terreno». Tra le altre cose, aggiunge, «è prevista della vegetazione che ricoprirà parte delle facciate, ad evidenziare quel mistero che ha sempre caratterizzato questo luogo».

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