Un territorio da vivere con tutti i sensi

Carasc

Sponda destra del Bellinzonese, gettate le fondamenta per la promozione culturale, paesaggistica ed enogastronomica

Un territorio da vivere con tutti i sensi
Oltre al ponte tibetano, la fascia montana di sponda destra offre un’infinità di ricchezze culturali e naturalistiche. (Foto Archivio CdT)

Un territorio da vivere con tutti i sensi

Oltre al ponte tibetano, la fascia montana di sponda destra offre un’infinità di ricchezze culturali e naturalistiche. (Foto Archivio CdT)

BELLINZONA - Far vivere a turisti e residenti un’esperienza a tutto tondo tra natura, storia, cultura e prodotti tipici del territorio. Questo l’obiettivo che si è posto l’ente autonomo Carasc, deputato alla promozione della sponda destra del Bellinzonese, ovvero della fascia montana compresa tra Gorduno e Gudo. Promozione che prima di partire aveva però bisogno di fondamenta solide su cui poggiarsi, tenuto conto anche del fatto che la novità rappresentata dal ponte tibetano non durerà in eterno. A posarle ci hanno pensato Siegfried Alberton ed Andrea Huber del Centro di competenze inno3 della SUPSI. In concreto queste fondamenta consistono nel piano strategico, o masterplan, che i due ricercatori hanno elaborato sulla scorta delle indicazioni di workshjp e focus goup svolti dapprima con il Comitato direttivo dell’ente Carasc e i rappresentanti dei patriziati di Monte Carasso e Sementina e poi con una trentina di persone in rappresentanza dei vari attori dell’intera sponda destra. «Gruppi di lavoro dai quali è emersa ancor più la ricchezza del territorio. Il potenziale è alto, ora tocca a noi svilupparlo» ha evidenziato il municipale di Bellinzona Mauro Minotti che rappresenta la Città in seno all’ente autonomo Carasc e che ha tenuto a sottolineare come la costruzione del documento programmatico sia stata volutamente un’operazione partecipativa.

Il bello, per dirla come Siegfried Alberton, viene adesso. Si tratta infatti di passare da un documento cartaceo, il masterplan appunto, a progetti concerti che si sviluppino lungo quattro assi strategici: cultura, prodotti, ristorazione-albergheria e percorsi. Ognuno dei questi quattro assi ha la sua specificità, ha spiegato Alberton, ma la vera forza sta nella loro interconnessione. «L’obiettivo non è tracciare dei percorsi per portare turisti e residenti dal punto A al punto B, bensì fare in modo che chi attraversa questo territorio lo viva veramente». E quando Alberton parla di territorio non intende solo quello montano, ma anche quello di pianura che custodisce ricchezze storico-culturali di grande importanza quali, ad esempio, l’ex convento delle Agostiniane di Monte Carasso dove ieri il masterplan è stato presentato alla stampa. Pianura e fascia montana che devono essere collegate tra loro. Occorrerà dunque creare una rete di percorsi funzionali, trasversali (sia orizzontalmente che verticalmente) e modulari accessibili a tutti, anche a chi ha difficoltà motorie, ha evidenziato Andrea Huber, per il quale alcuni progetti individuati dal piano strategico potrebbero essere implementati a brevissimo termine. Ad esempio quello riguardante la creazione di percorsi secondo l’approccio dello «storytelling», ovvero passeggiate guidate e animate sul modello di quanto già proposto dall’Organizzazione turistica regionale con le «camminostorie».

Altra sfida che attende l’ente autonomo Carasc nella sua veste di promotore-coordinatore, d’intesa con la Città, dei progetti proposti dai vari attori presenti sul territorio della sponda destra del Bellinzonese è quella volta a creare un marchio unico per tutti i prodotti enogastronomici e di artigianato tipici del territorio. Restando in tema, ma spostandoci sul côté della ristorazione e dell’albergheria, tra le varie idee emerse durante la fase che ha preceduto la stesura del masterplan vi è anche quella della possibile creazione di un albergo diffuso nella zona di Mornera. Il tutto presentato anche in forma digitale e interattiva come richiedono e si aspettano oggi i turisti.

Insomma, le idee non mancano ed ora vi è anche un documento che funge da base solide sulla quale farle crescere e, soprattutto realizzarle. «Dobbiamo mantenere quell’entusiasmo che ha caratterizzato la stesura del documento programmatico» ha osservato a tal proposito Riccardo Calastri, presidente dell’ente autonomo Carasc.

Parallelamente si dovrà però anche ovviare ai problemi d’accesso alla zona del ponte tibetano: l’utilizzo della teleferica è inflazionato e potenziare all’infinito i bus navetta non è pensabile. La Fondazione Curzutt-S. Bàrnard sta lavorando ad un progetto innovativo.

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