SOPRUSI

Una famiglia sconosciuta

Nessuno, in paese, ricorda di aver incontrato la coppia del Bellinzonese che per dieci anni ha abusato dei due figli - Soltanto un cittadino parla di una famiglia che «sembrava normale» e che viaggiava spesso

Una famiglia sconosciuta
(Foto Archivio CdT)

Una famiglia sconosciuta

(Foto Archivio CdT)

BELLINZONESE - «Non li conosco». «Sinceramente non so chi siano». «Non ricordo nulla». «Mai visti». Il giorno dopo, nel Comune del Bellinzonese dove sono avvenuti i ripetuti abusi ai danni di due bambini ad opera dei genitori (cfr. il CdT di oggi), quelle riportate all’inizio sono le uniche parole che siamo riusciti a raccogliere fra le persone interpellate. Nemmeno le autorità da noi contattate serbano memoria di quei due cittadini italiani (l’uomo di 50 anni e la donna, di 45) che per anni hanno vissuto in una casa fuori dal nucleo del villaggio. Solo un cittadino ci ha parlato di una famiglia che sembrava «normale», che spesso nei weekend partiva per dei viaggi.

Proprio in quell’abitazione sono stati perpetrati per dieci lunghissimi anni i soprusi di cui la coppia (in detenzione dall’aprile 2016: si trova in regime di espiazione anticipata della pena) dovrà presto rispondere di fronte alla Corte delle Assise criminali: rischia oltre 5 anni di prigione. Non è escluso che il dibattimento venga celebrato entro la fine dell’anno. Come abbiamo riferito oggi, il 50.enne e la 45.enne non si sono per nulla integrati nella comunità. Vivevano nel loro mondo. E, purtroppo, nel loro mondo c’erano anche il figlio e la figlia, i quali sono stati purtroppo oggetto di abusi inenarrabili. La coppia deve infatti rispondere di diversi reati di natura sessuale; i più gravi sono incesto e violenza carnale.

Dall’inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Marisa Alfier non trapela più di quello che è emerso nella giornata di ieri. Difficile dunque capire come sia stato possibile che i soprusi siano andati avanti per addirittura un decennio senza che nessuno si accorgesse di nulla. Fortunatamente la bambina ha poi avuto il coraggio e la forza di parlare con un adulto dell’inferno che ha vissuto fra le mura domestiche, la cui segnalazione ha permesso l’intervento delle autorità preposte che, tra l’altro, hanno preso a carico le vittime di questa terribile storia.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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