Una nuova casa comune per far crescere ancora la ricerca scientifica

Cerimonia

Inaugurata ufficialmente la sede di IRB, IOR e laboratori dell’EOC all’ex Campo militare di Bellinzona

 Una nuova casa comune per far crescere ancora la ricerca scientifica
A Franco Cavalli e Gabriele Gendotti l’onore del taglio del nastro. © CdT/Chiara Zocchetti

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A Franco Cavalli e Gabriele Gendotti l’onore del taglio del nastro. © CdT/Chiara Zocchetti

 Una nuova casa comune per far crescere ancora la ricerca scientifica
Sul palco i firmatari dell’atto di costituzione dell’IRB: Franco Cavalli, Marco Baggiolini, Giorgio Noseda, Carlo Maggini, Jean-Claude Piffaretti, Claudio Marone e Paolo Agustoni insieme a Gabriele Gendotti. © CdT/Chiara Zocchetti

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Sul palco i firmatari dell’atto di costituzione dell’IRB: Franco Cavalli, Marco Baggiolini, Giorgio Noseda, Carlo Maggini, Jean-Claude Piffaretti, Claudio Marone e Paolo Agustoni insieme a Gabriele Gendotti. © CdT/Chiara Zocchetti

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«Questo è un vero giorno di festa. Un grande giorno per il Ticino della conoscenza e della ricerca, per la Città di Bellinzona, per l’Università della Svizzera italiana, alla quale siamo affiliati, e per tutti coloro che credono e che hanno fiducia in una Svizzera italiana aperta che guarda ad un futuro votato al progresso». Le parole di Gabriele Gendotti ben riassumono l’importanza, non soltanto simbolica, della cerimonia per l’inaugurazione ufficiale della sede dell’Istituto di ricerca in biomedicina (IRB), dell’Istituto oncologico di ricerca (IOR) e dei laboratori di ricerca traslazionale dell’Ente ospedaliero cantonale all’ex campo militare di Bellinzona. Una nuova casa, ha sottolineato il presidente della Fondazione per l’IRB, che non potrà che favorire la crescita della ricerca nel campo delle scienze della vita a Bellinzona e in tutta la Svizzera italiana. E l’ambizione è che a sud delle Alpi possa sorgere la terza sede dei politecnici federali. «Sono convinto che una prima tappa in questa direzione - ha aggiunto Gendotti - potrebbe essere individuata nella creazione a Bellinzona, in collaborazione con l’USI e altri attori, di un centro di ricerca nazionale riconosciuto da Confederazione e Fondo nazionale». Un traguardo ambizioso che non sarà facile raggiungere in considerazione del contesto politico nel quale la ricerca si trova ad operare oggi, ha dal canto suo ammonito il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli riferendosi all’interruzione delle discussioni con l’Unione europea per quanto attiene all’accordo quadro. Auspicando che la Svizzera sappia ritrovare qual pragmatismo che l’ha contraddistinta in passato per superare questo scoglio, Bertoli ha invitato il mondo della ricerca a farsi sentire a gran voce e non attendere che altri si muovano per esso. In effetti, ha ricordato il presidente della Fondazione per lo IOR Franco Cavalli, i due istituti di ricerca con sede in città non avrebbero potuto raggiungere quella qualità che è loro riconosciuta a livello internazionale senza la partecipazione a programmi europei, agli accordi bilaterali e alla libera circolazione che hanno consentito di aver acceso a importanti finanziamenti e ad accogliere nella Turrita ricercatori di alta qualità. Oggi, ha aggiunto Cavalli, gli effetti dello stallo in cui si trovano le trattative con Bruxelles iniziano a farsi sentire.

Un progetto di sviluppo fondato su conoscenza e formazione
Alla crescita di IRB e IOR ha contribuito anche la Città di Bellinzona, che ha sostenuto i due istituti sin dalla loro nascita. Città che, come rimarcato dal sindaco Mario Branda, ha creduto in questo progetto di sviluppo fondato sulla conoscenza e sulla formazione contribuendo al suo sviluppo con un contributo che supera i 25 milioni di franchi. E a proposito di finanziamenti, nella giornata di festa per l’inaugurazione della nuova sede IRB e IOR non hanno dimenticato le istituzioni private ed i benefattori che con generose donazioni hanno contribuito a far raggiunge ai due istituti quell’autorevolezza riconosciuta in campo internazionale. Su tutti la fondazione Helmut Horten, rappresentata dal suo presidente Alain Robert, e Flora Gruner ai quali Gabriele Gendotti e Franco Cavalli hanno consegnato un omaggio consistente in un cristallo della valle Bedretto. Lo stesso omaggio lo hanno ricevuto i membri fondatori dell’IRB che Gendotti ha invitato sul palco: Franco Cavalli, Marco Baggiolini, Paolo Agustoni, Carlo Maggini, Jean-Claude Piffaretti, Claudio Marone e il presidente onorario dell’IRB Giorgio Noseda.

Il sostegno del mondo accademico
Con la nuova sede di IRB, IOSI e laboratori dell’EOC progettata dallo studio di architettura di Aurelio Galfetti, ha sostenuto nel suo intervento il Consigliere di Stato grigionese Markus Caduff, Bellinzona si riposiziona quale luogo di ricerca internazionale. Nuova sede, ha affermato il presidente del Consiglio di amministrazione dell’Ente ospedaliero cantonale Paolo Sanvido, che è frutto dell’ambiente di sana collaborazione e del rispetto istituzionale che accomuna IRB, IOR ed EOC, nonché dell’impegno dei loro ricercatori rivolto al bene comune distribuendo energia positiva che sprona tutti a trovare soluzione fuori dagli schemi. «Questo edificio rappresenta la grande storia di un piccolo cantone che ha saputo trovare la via dell’eccellenza. Se continueremo su questa strada, presto conseguiremo dei risultati eccezionali» ha invece sottolineato il decano della Facoltà di biomedicina dell’Università della Svizzera italiana Giovanni Pedrazzini, il quale si è detto certo del fatto che «abbiamo l’opportunità di costruire un nuovo Ticino», assicurando che l’USI farà la sua parte per raggiungere quest’obiettivo. Della partita sarà anche il politecnico federale di Zurigo che, come affermato dal vicepresidente della ricerca Detlef Günther, continuerà a sostenere questa iniziativa di successo nei campi della ricerca e della formazione. E sulla formazione ha posto l’accento anche Nicole Schaad, del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca, ha ricordando l’impegno profuso in questo ambito dai due istituti che attualmente contano 90 studenti di dottorato in formazione e altri circa 70 post-dottorandi.

Il segreto del successo è la collaborazione
Tutti gli interventi, ma in particolare quelli dei direttori, hanno sottolineato come lo sviluppo di IRB, IOR e laboratori di ricerca traslazionale dell’EOC sarà favorito dalla collaborazione instaurata tra queste tre entità. Collaborazione che d’ora in avanti sarà ancora più stretta grazie alla casa comune della quale hanno preso possesso in questi giorni. Andrea De Gottardi, direttore dei laboratori di ricerca traslazionale dell’EOC, ha parlato della gara alla quale lui ed i suoi collaboratori stanno partecipando. «È la gara a costruire ponti. Quei ponti che ci permetteranno di andare ad ascoltare i bisogni dei pazienti in ospedale e portarli in laboratorio dove, con metodi e strumenti di punta, in collaborazione con IRB e IOR cercheremo e svilupperemo soluzioni che rispondono a queste domande. Soluzioni che poi riporteremo in ospedale ripetendo questo processo finché avremo raggiunto risultati soddisfacenti». Sui numerosi progetti in comune sviluppati nel corso degli anni e che ora potranno esser ancor meglio sviluppati anche grazie alla nascita dell’associazione Bios+ si è focalizzato anche Carlo Catapano, direttore dello IOR. «La condivisione di spazi e laboratori specializzati e di apparecchiature di alta tecnologia all’interno di questo nuovo edificio darà nuova linfa ed energia ad iniziative comuni. Soprattutto si potrà lavorare insieme per sfruttare al meglio le possibili sinergie in aree emergenti della ricerca biomedica e di chiaro interesse comune, quali lo studio dell’immunologia dei tumori e il potenziale dell’immunoterapia nell’oncologia». Sulla stessa lunghezza d’onda Davide Robbiani, direttore dell’IRB, il quale si è augurato che «la nuova casa della scienza possa fare da scintilla alla continua crescita delle life science nella Svizzera italiana». Per quanto riguarda il campo di attività dell’istituto da lui diretto, Robbiani ha rammentato come in questo momento quasi la metà dei gruppi di ricerca sono coinvolti in studi sul Coronavirus. «Studi che svolgiamo in stretta collaborazione con i medici degli ospedali cantonali e della clinica Moncucco».

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