Anziani sul lastrico

«Case, secondi pilastri pignorati e tanta disperazione»

Simona Bernasconi di SOS Debiti racconta il dramma vissuto da parecchi ticinesi: «C’è chi perde il lavoro dopo i 50 anni e chi cade vittima dei prestiti facili»

«Case, secondi pilastri pignorati e tanta disperazione»
(foto Zocchetti)

«Case, secondi pilastri pignorati e tanta disperazione»

(foto Zocchetti)

«Una decina di anni fa praticamente nessun anziano chiedeva il nostro aiuto mentre adesso ne incontriamo eccome». A parlare è Simona Bernasconi, responsabile di SOS Debiti, un’associazione attiva dal 2005 nel campo della lotta contro l’indebitamento e del risanamento dei debiti (www.sosdebiti.ch). L’altra entità che si occupa del sostegno alle persone indebitate sul territorio cantonale – ricorda la nostra interlocutrice – è Caritas Ticino. «Seguiamo un signore di una certa età che non aveva debiti fino all’anno prima, ma nel 2018 ne ha accumulati per circa 30 mila franchi. Il motivo? La moglie si è ammalata, sono stati in Italia per beneficiare di cure particolari ma la cassa malati non gliele ha riconosciute».
Capita poi che alcune persone in là con gli anni si lascino allettare da proposte non in linea con le loro disponibilità economiche e si mettano nei guai, osserva l’esperta. «Ad esempio una signora ha firmato un contratto per l’acquisto di una Mercedes che non riusciva ad onorare. Fortunatamente i venditori sono stati comprensivi e hanno accettato l’annullamento dell’accordo. La storia si è conclusa bene insomma. Un’altra persona anziana, per riuscire a coprire i debiti accumulati, ha chiesto un prestito ad una delle principali società specializzate in crediti e leasing attive in Svizzera: adesso non sa più cosa fare. È passata dalla padella alla brace. Stiamo tentando di aiutarla, insieme alla figlia». Precisa Bernasconi: sono in tanti, e di ogni età, a farsi tentare dall’idea di avere un debito solo piuttosto che molti.

(Foto Zocchetti)
(Foto Zocchetti)

Meno performante di una volta
Inoltre, afferma l’intervistata, in Ticino ci sono sempre più persone che perdono il posto di lavoro a 50-55 anni e non lo ritrovano più. Perché? Da una parte non sono performanti come erano in gioventù e, dall’altra, costano di più all’azienda che li licenzia (o non li assume) senza farsi troppi problemi, optando per il ventenne rampante di turno. «Parecchi di questi cinquantenni non riescono più a rientrare nel mondo del lavoro, sempre più competitivo, rischiando di invecchiare nella povertà», sottolinea Bernasconi. «Ricordo il caso di una signora rimasta in assistenza per 10 anni. È stata obbligata a ritirare in anticipo il secondo pilastro e a vivere di quello fino all’età del pensionamento (una cifra modesta visti i relativamente pochi anni di attività che aveva alle spalle). Cosa succederà dopo? La nostra assistita dovrà verosimilmente chiedere le prestazioni complementari all’AVS, un ausilio quando le rendite e gli altri redditi non riescono a coprire il fabbisogno vitale dell’assicurato. La donna continuerà insomma a fare fatica».

Un vero tormento
Infine la responsabile di SOS Debiti ricorda la storia di un ottantenne che si ritrova col secondo pilastro pignorato. L’uomo vive una situazione critica dopo aver anticipato dei soldi per conto di terzi: chi doveva restituirglieli non lo ha fatto, riducendolo sul lastrico. «Sta facendo tutto il possibile per onorare i debiti e si tormenta per la situazione. È normale secondo voi? A 80 anni, dopo una vita di lavoro, bisognerebbe avere diritto ad un po’ di serenità. Avere dei debiti è problematico sempre, figurarsi da “grandi” con gli acciacchi e tutto il resto. Oltretutto le persone di una certa età sono state educate a fare fronte ai propri impegni. Così se hanno debiti ne risentono. Il loro onore è ferito. Stanno male, provano vergogna. Non intendo dire che i giovani e le persone di mezz’età se ne freghino, però si tratta di generazioni in un certo senso abituate ad accedere facilmente al denaro. Pensiamo alla disponibilità di carte di credito, alla facilità di accendere un piccolo credito o un leasing. L’idea del pago dopo, alla fine del mese, è ormai entrata nella nostra mentalità. Invece gli anziani vivono i debiti con ansia, addirittura con angoscia: per loro rappresentano un peso doppio».

Capita così che persone abituate a vivere in una certa abitazione, se la vedono portare via a causa dei debiti. Con il calo di umore e la disperazione che ne conseguono.

Un ulteriore elemento da non sottovalutare, dice Bernasconi, è che parecchi pensionati possiedono una casa: un bene pignorabile (mentre le nuove generazioni tendono ad essere più mobili, quindi meno legate ad un luogo). Capita così che persone abituate a vivere in una certa abitazione, se la vedono portare via a causa dei debiti. Con il calo di umore e la disperazione che ne conseguono. Dove finiscono questi anziani ormai senza dimora? Se sono ancora in grado di badare a loro stessi – e una volta venduta la casa, saldati i debiti resta loro qualcosa – possono acquistare/affittare un piccolo appartamento. Altrimenti il loro destino è segnato: la casa anziani dove il denaro rimasto scompare in breve tempo (le rette sono infatti molto elevate).

(foto CdT)
(foto CdT)

Per colpa dei genitori
Nel 2018 si sono rivolte a SOS Debiti ben 438 persone, tra consulenze telefoniche e incontri dal vivo. Le richieste sono in aumento rispetto al passato, ci fa sapere la nostra interlocutrice che sottolinea come gli utenti del servizio siano in maggioranza persone di mezz’età. Uno dei primi motivi per cui si indebitano è il divorzio: le case da mantenere diventano due, doppie le camerette dei figli, magari si entra in competizione con le attività da proporre loro, ecc. «Vediamo inoltre sempre più giovani», continua. «Ci sono quelli che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro o lo fanno in maniera discontinua. Tanti di loro, arrivati alla maggiore età, chiedono per motivi diversi un estratto all’Ufficio esecuzioni e scoprono così di fare parte della categoria dei debitori. Ma non hanno nessuna colpa. Sono infatti papà e mamma ad avere accumulato debiti a nome loro (telefonia mobile, cassa malati, ecc.). Vediamo anche maggiorenni che vivono coi genitori e si ritrovano con debiti contratti da questi ultimi».

Pochi denunciano
E una volta scoperto l’inganno cosa succede? «Il/la ragazzo/a potrebbe denunciare il genitore», dice l’esperta. «Ma pochissimi lo fanno perché sono emotivamente ed affettivamente coinvolti». Alcuni di questi giovani in difficoltà si rivolgono, come detto, all’associazione SOS Debiti: «Noi cerchiamo di trovare degli accordi di pagamento coi creditori, tenendoli calmi affinché non prendano delle decisioni che peggiorerebbero la situazione. Poi ci adoperiamo affinché i precetti esecutivi pagati siano ritirati dall’estratto. Questo passo è fondamentale per i ragazzi in cerca di lavoro o di un appartamento: avere l’estratto “sporco” complica la vita». Di norma, rende noto Bernasconi, istituzioni e creditori si mostrano comprensivi con i giovani debitori, una volta compresa la situazione. «Non arrivano a fare loro degli sconti speciali però accettano il dialogo e sono disposti a trovare insieme delle soluzioni».

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