Caso Bomio: ci sono tre decreti d’accusa

Amministrazione

Conclusi gli accertamenti penali disposti per far luce sul prestito fatto dal detenuto al marito di una funzionaria della Divisione della giustizia

Caso Bomio: ci sono tre decreti d’accusa

Caso Bomio: ci sono tre decreti d’accusa

(Aggiornato alle 15.54) - In relazione alla vicenda del prestito in denaro di 50 mila franchi concesso da Flavio Bomio al marito di una funzionaria dell'Amministrazione cantonale, il Ministero pubblico comunica oggi che gli accertamenti penali, che hanno coinvolto anche l'Équipe finanziaria, sono giunti a conclusione. Il Procuratore generale Andrea Pagani ha in particolare emanato tre decreti d'accusa nei confronti della dipendente della pubblica Amministrazione (per il reato di accettazione di vantaggi), del consorte della donna (per il reato di istigazione all'accettazione di vantaggi) e del detenuto (per il reato di concessione di vantaggi).

Gli addebiti sono da porre in relazione a un vantaggioso contratto di prestito firmato nella primavera del 2016 dai tre imputati e che prevedeva un basso tasso di interesse nonché una clausola secondo cui, in caso di decesso di uno dei contraenti, il mutuo si sarebbe estinto.

La donna, agendo in veste di operatrice sociale presso l'Ufficio cantonale dell'assistenza riabilitativa (UAR), si occupava in prima persona del detenuto, redigendo anche i preavvisi sulle domande di congedo dal carcere. Ha pertanto accettato dal detenuto stesso, su istigazione del marito, un indebito vantaggio in considerazione dell'espletamento della sua attività ufficiale. La pubblica funzionaria non ha tuttavia mai commesso atti o omissioni in relazione con la sua attività ufficiale contrastanti coi doveri d'ufficio o sottostanti al suo potere d'apprezzamento.

Nei tre decreti di accusa viene proposta, in linea con la giurisprudenza federale, una pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere (sospesa condizionalmente per un periodo di 2 anni per la donna e il consorte, rispettivamente di 4 anni per il terzo imputato), con accollo di tassa e spese giudiziarie. Le parti avranno ora 10 giorni di tempo per interporre eventuali opposizioni. Non saranno rilasciate ulteriori informazioni.

A complemento del comunicato stampa diramato dal Ministero pubblico, il Dipartimento delle istituzioni ha poi precisato che il rapporto di lavoro con la funzionaria cantonale si è concluso il 31 dicembre 2019, dopo la decisione di sospensione immediata e la conseguente inchiesta disciplinare subito avviata nei suoi confronti dal Consiglio di Stato al momento della notifica di apertura del procedimento penale. Nel frattempo contro la decisione di interruzione del rapporto di lavoro la funzionaria ha presentato ricorso al Tribunale amministrativo cantonale.

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