CCL e salario minimo: «L’alternativa era licenziare o delocalizzare»

il caso

L’associazione padronale Ticino Manufactoring prende posizione sul sul CCL sottoscritto insieme a TiSin – «La possibilità di indennizzare determinate attività manufatturirere ai salari orari definiti politicamente non è al momento data» – I Verdi: «Se dovessero partire, non li rimpiangeremo»

CCL e salario minimo: «L’alternativa era licenziare o delocalizzare»
© CdT/ Chiara Zocchetti

CCL e salario minimo: «L’alternativa era licenziare o delocalizzare»

© CdT/ Chiara Zocchetti

«L’alternativa era licenziare o delocalizzare». L’associazione padronale Ticino Manufactoring prende posizione dopo la polemica degli scorsi giorni legata alla sottoscrizione di un contratto collettivo di lavoro tra la stessa associazione e l’organizzazione TiSin. Accordo che, secondo i sindacati UNIA e OCST, altro non sarebbe che un escamotage per aggirare la legge sul salario minimo, offrendo retribuzioni inferiori. Accuse che Ticino Manufacturing respinge in toto: «Grazie al CCL firmato si conferma che nessun lavoratore si trova in una situazione peggiorativa», si legge in una nota stampa firmata dal presidente, Costantino Delogu. «Al contrario, il contratto prevede diversi benefit, un concetto meritocratico che tiene conto della formazione e dell’anzianità e un’indennità di residenza per i lavoratori residenti».

«Con le spalle al muro»

L’organizzazione padronale smentisce dunque di aver aggirato la legge e, anzi, ritiene che senza questo CCL il rischio sarebbe stato quello di dover sopprimere posti di lavoro oppure delocalizzare parte della produzione o interi settori. Un altro problema evidenziato da Ticino Manufacturing riguarda proprio l’applicazione del salario minimo cantonale. A questo proposito, viene argomentato che «la possibilità di indennizzare determinate attività manifatturiere ai salari orari definiti politicamente non è al momento data». «L’entrata in vigore del salario minimo a livello cantonale ha posto alcune aziende – storicamente legate al settore manifatturiero ticinese da decenni – con le spalle al muro», prosegue la nota. «Le difficoltà di adattamento alla soglia unica definita dal Gran Consiglio sono state annunciate in più riprese nella fase di avvicinamento all’entrata in vigore della relativa legge. Di fronte alla complessa situazione, i membri di Ticino Manufacturing sono stati costretti a cercare delle soluzioni per evitare che l’entrata in vigore della soglia minima mettesse in pericolo l’esistenza stessa delle aziende e i molti posti di lavoro – la maggior parte dei quali con salari superiori alla soglia minima definita dal Parlamento».

La stoccata ai sindacati

Nella presa di posizione non manca neppure una stoccata ai sindacati «storici». Attualmente, fa notare l’associazione, sono diversi i CCL – firmati appunto da altri sindacati - che contemplano «salari minimi inferiori alla soglia definita dal Gran Consiglio».

Quattro obiettivi

Ma passiamo ora al «CCL della discordia», che verrà presentati questa mattina in conferenza stampa a Lugano dal presidente di TiSin, Nando Ceruso. Il contratto collettivo, viene spiegato, vuole perseguire quattro obiettivi. Primo: «preservare a medio-lungo termine la produzione in Ticino». Secondo: «preservare tutti i salari attualmente in vigore e permettere adeguamenti verso l’alto in base a qualifiche, anzianità, indice dei prezzi e situazione sui mercati. Da notare che delle 12 soglie minime contemplate dal CCL la metà si trovano al di sopra il salario minimo cantonale, mentre la maggior parte dei collaboratori delle aziende sono già oggi sopra la soglia minima». Terzo: «Garantire una clausola moderna e innovativa, relativa all’indennità di residenza». Quarto: «Rispettare i regolamenti aziendali delle singole aziende che aggiungono ulteriori prestazioni a quelle previste dal CCL, definite singolarmente da ogni azienda. Tra queste si possono citare il servizio mensa, un contributo maggiore di cassa pensione, ulteriori giorni di vacanza e congedi e altre prestazioni extralavorative».

I Verdi: «Se dovessero partire non li rimpiangeremo»

Nella giornata di ieri è arrivata anche la presa di posizione dei Verdi, partito che nel 2013 aveva lanciato l’iniziativa costituzionale «Salviamo il lavoro in Ticino» che aveva portato, nel dicembre 2019, al salario minimo cantonale. «La Costituzione ticinese parla chiaro: ognuno ha diritto ad un salario dignitoso, sotto il quale non si riesce a vivere con decenza in Ticino – si legge in una nota – Se le aziende con CCL sono state escluse dalla normativa, è perché si dà per scontato che il quadro complessivo delle condizioni di lavoro siano superiori al minimo, non certo per aggirare la legge pagando salari da fame. Se i partner sociali sono i primi a fare i furbetti bisognerà impedirglielo». I Verdi s’interrogano in particolare «sulla presenza e la funzione di TiSin e sui suoi legami con la Lega», partito «che ha sostenuto il salario minimo. Sulla replica di Ticino Manufactoring, che aveva ipotizzato la delocalizzazione, i Verdi sono categorici: «A chi giova mantenere sul territorio ticinese aziende senza valore aggiunto? Non al territorio e non ai lavoratori. Quindi se dovessero partire nessuno li rimpiangerà».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Ticino
  • 1

    «Un Ticino in cui vivere»

    Politica

    Il Partito socialista ha presentato un piano di rilancio per il cantone, che nel 2030 dovrà essere «più inclusivo, sostenibile e accogliente» - Proposte 24 misure concrete per un costo stimato di 227 milioni di franchi all’anno - Fabrizio Sirica: «Serve una visione sul lungo termine»

  • 2

    «Siamo la regione più sicura d’Italia: attendiamo con serenità Berna»

    IL CASO

    Pandemia ed eventuale stretta al confine, parla l’assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori: «Come tutte le regole hanno degli aspetti positivi e negativi: sarà importante valutare la situazione epidemiologica, ma da noi oltre l’80% della popolazione è vaccinata» - Norman Gobbi: «Come non ricordare la sempre ostica e incerta interpretazione dei decreti ministeriali italiani...»

  • 3

    Un Masterplan per il comparto Lungolago e Lugano centro

    città

    Il Municipio ha preso conoscenza oggi dei risultati dei mandati di studio paralleli - Secondo il collegio di esperti, il progetto LONGLAKE di Inches Geleta Architetti «è quello che meglio corrisponde alle aspettative», ma gli altri piani «hanno fatto emergere spunti e idee interessanti», dei quali l’Esecutivo cittadino vuol tenere conto - In ottobre i dati verranno presentati con un’esposizione pubblica

  • 4

    «Ristrutturare il Liceo di Bellinzona? Un’assurdità»

    Scuole

    Un architetto attivo in città scrive al Municipio sollecitandolo a cercare delle soluzioni alternative insieme al Governo: «Una sede realizzata da zero costerebbe di meno» - La risposta: «Il progetto è condotto dal Cantone»

  • 5

    Solo mezzi elettrici per i recapiti postali momò

    Mendrisiotto

    La flotta veicolare che assicura le consegne nel distretto più a sud del cantone è interamente a energia pulita - Si tratta di 61 auto, scooter a tre ruote e furgoni che percorrono quasi 1.500 chilometri al giorno

  • 1
  • 1