«Chiare irregolarità» nel voto dall’estero, il caso non è chiuso

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L’avvocato Gianluca Padlina torna alla carica sul materiale di voto giunto in ritardo: «Due invii sono avvenuti per Posta B, contrariamente a quanto previsto dalle direttive»

«Chiare irregolarità» nel voto dall’estero, il caso non è chiuso
© CDT/Gabriele Putzu

«Chiare irregolarità» nel voto dall’estero, il caso non è chiuso

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Sono 186, per il momento, le buste con il materiale di voto per il turno di ballottaggio giunte ai Comuni in ritardo, ovvero dopo le 12 di domenica 17 novembre. È questo, uno dei dati principali emerso da un complemento di informazioni inviato dal Consiglio di Stato al Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) riguardo al ricorso inoltrato dall’avvocato e consigliere comunale PPD Gianluca Padlina. Ricorso che, ricordiamo, è stato inoltrato da Padlina a seguito di diverse segnalazioni giunte da elettori residenti all’estero, i quali lamentavano di aver ricevuto a casa propria il materiale di voto troppo tardi, tanto da non poter votare in tempo.

Da completare
Questo dato, però, non è ancora completo: le 186 buste riguardano infatti 109 Comuni su 115. Ma non è tutto. Perché, va anche detto che queste 186 schede potrebbero essere tornate in «ritardo» ai Comuni ticinesi per problemi legati ai servizi postali esteri. E quindi non di competenza delle autorità svizzere coinvolte. E per questo motivo lo stesso avvocato Padlina chiede di poter ottenere le date di invio dei Comuni: «Al momento sono a conoscenza solamente delle date di invio di 22 Comuni su 115. Di questi in cinque casi il materiale di voto è stato fatto partire in ritardo rispetto a quanto comunicato dallo stesso Governo, ovvero dopo il 28/29 ottobre».

Non prioritario
«Ma la vera novità», tiene a precisare Padlina, «riguarda gli invii del materiale di voto per Posta B». Già, perché le direttive cantonali prevedono espressamente che i Comuni sono tenuti a inviare il materiale di voto sempre per Posta A. Tuttavia, al momento, Padlina è a conoscenza di due casi in cui il materiale è stato recapitato per Posta B. Uno con una trentina di elettori all’estero e l’altro una ventina. «È un’irregolarità chiarissima rispetto alle direttive», sottolinea l’avvocato per poi aggiungere che, visti i numeri, «siamo nell’ordine di grandezza dello scarto che ha determinato l’esito della votazione» (sono 46 le schede che separano Marina Carobbio e Filippo Lombardi).

Importante flessione
L’avvocato e consigliere comunale tiene poi ha precisare un altro dato di cui è venuto a conoscenza in questi giorni: la partecipazione degli elettori all’estero.

Secondo quanto spiega Padlina, tra il primo e il secondo turno di ballottaggio, c’è stata una diminuzione del 27,04%. E questo a fronte di un calo a livello cantonale del 1,29%. Va anche detto che è impossibile sapere quale parte di questo calo sia da ricondurre a problemi o ritardi con il materiale di voto. Tuttavia, precisa Padlina, «si tratta di una cifra significativa».

«Solo con il TRAM»
Alla luce di questi dati, Padlina chiede dunque al Governo di fornire le date di invio e la tipologia d’affrancatura di tutti i 115 Comuni ticinesi. Dal canto suo, proprio ieri, il Consiglio di Stato in un comunicato ha precisato che «ritenuta la procedura ricorsuale in corso, esso è tenuto a interagire direttamente e unicamente con l’autorità competente». A questo modo di agire - conclude il Governo nella nota - sarebbe bene si attenesse anche il ricorrente».

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