Ci si interroga sulle «troppe interpellanze»

politica

Il PLR ha presentato un atto parlamentare in cui chiede lumi al Governo sul loro uso nella presente legislatura

Ci si interroga sulle «troppe interpellanze»
© CdT/Chiara Zocchetti

Ci si interroga sulle «troppe interpellanze»

© CdT/Chiara Zocchetti

Alcuni parlamentari liberali radicali (primo firmatario Matteo Quadranti) hanno inoltrato al Consiglio di Stato un’interrogazione per chiedere lumi sull’utilizzo, in Gran Consiglio, dello strumento delle interpellanze.

Nel testo, i deputati PLR fanno innazitutto notare come «negli ultimi anni si è constatato un forte aumento delle interpellanze quale atto parlamentare che impone risposte pubbliche (in streaming) durante la prima sessione utile del Gran Consiglio da parte del Consiglio di Stato». Di conseguenza, fanno notare, «sono aumentate le ore che Consiglio di Stato e Gran Consiglio devono dedicare a dare e ad ascoltare le risposte che l’amministrazione cantonale deve preparare». Ma non solo. Viene poi sottolineato che «alcune forze politiche più di altre fanno uso di questo strumento». E quindi nell’interrogazione i deputati spiegano che «si ritiene di interesse pubblico «sapere quanto tempo richiedono per essere evasi questi atti parlamentari, inclusi i tempi dedicati ad essi durante le sedute plenarie del Gran Consiglio».

I granconsiglieri liberali radicali fanno poi notare che «nelle risposte scritte alle interrogazioni dei parlamentari il Governo indica quanto tempo è stato dedicato per raccogliere le informazioni e stilare le risposte agli interroganti», e quindi «si suppone che seppur internamente il Governo dovrebbe parimenti tenere una contabilizzazione del tempo dedicato all’allestimento delle risposte da dare verbalmente alle interrogazioni».

In conclusione, viene quindi chiesto al Consiglio di Stato di indicare «quali siano le prime tre forze politiche che fanno maggior uso delle interpellanze» e anche quante interpellanze «queste tre forze politiche hanno presentato nel corso della presente legislatura».

Inoltre, viene anche chiesto di indicare quante ore di risposta ad interpellanze sono state utilizzate in Parlamento durante la legislatura corrente e passata» e se possibile di stimare «il costo, suddiviso tra le tre forze politiche» che l’uso di questo strumento ha causato all’amministrazione, al Governo e al Gran Consiglio.

L’iniziativa

Ricordiamo, infine, che riguardo all’alto numero di interpellanze anche il deputato leghista Fabio Badasci (e altri granconsiglieri di Lega, UDC, PLR e PPD) hanno inoltrato lo scorso giugno un’iniziativa legislativa elaborata per modificare l’articolo 97 della Legge sul Gran Consiglio e i rapporto con il Consiglio di Stato. In sostanza, tramite l’iniziativa i deputati chiedono di «obbligare il Consiglio di Stato a rispondere alle interpellanze inoltrate 10 giorni prima della seduta, entro la seduta stessa e dare la possibilità al deputato interpellante durante la seduta di richiedere la discussione generale e di dichiararsi soddisfatto della risposta oppure no». E questo perché, si legge nel testo che accompagna l’iniziativa, la recente modifica legislativa sui rapporti tra Gran Consiglio e Consiglio di Stato sta evidenziando l’inutilità di rispondere seduta stante alle interpellanze da parte del CdS in quanto un po’ per colpa dell’abuso da parte dei deputati di questa forma di vigilanza sul CdS un po’ per la sua reale efficacia va rivista».

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