A Como inizia la conta dei danni

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L’enorme distesa di detriti, tronchi, rami e oggetti vari che si sono riversati nel lago è il segno più evidente dell’alluvione che ha messo in ginocchio la provincia lariana

A Como inizia la conta dei danni
© AP/Claudio Furlan

A Como inizia la conta dei danni

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Il segno più evidente dell’alluvione è l’enorme distesa di detriti, tronchi e rami d’albero e di oggetti vari accumulata a Como, dove il lago finisce: una distesa lunga centinaia di metri, che a memoria d’uomo non si ricorda, materiale che l’acqua ha scaraventato a valle da decine e decine di torrenti che hanno trascinato quello che si trovavano davanti.

Ci vorranno giorni per rimuovere tutto. E, se oggi a Como e nel Basso Lario, la pioggia ha concesso una tregua, rendendo così evidenti gli effetti di tre giorni devastanti, problemi al traffico e ai soccorsi sono stati provocati dalla chiusura in mattinata dell’autostrada A9 fra l’uscita di Como Centro e la dogana svizzera in direzione Nord a causa di uno smottamento avvenuto in territorio elvetico, tra Mendrisio e Lugano, a una decina di chilometri dal confine.

Nessuna tregua, invece, nel Varesotto, flagellato oggi da un violento temporale, con una settantina di interventi dei vigili del fuoco tra Leggiuno, Mercallo, Gavirate, Lavena Ponte Tresa e Brusimpiano, dove due provinciali sono state invase dal fango. Le piogge abbondanti hanno causato una frana anche a Biella provocando anche la caduta di alcuni alberi che si sono abbattuti su un’auto in transito. I due passeggeri, marito e moglie, sono stati estratti dalla vettura e non sono in gravi condizioni. Vigili del fuoco mobilitati anche nel Friuli Venezia Giulia, dove hanno portato a termine circa 150 interventi, dal tardo pomeriggio di ieri per l’ondata di maltempo che ha colpito prevalentemente Pordenone e Udine.

La Lombardia dal canto suo ha formalizzato la richiesta di stato di emergenza ed oggi il presidente Attilio Fontana ha visitato Blevio e Cernobbio, due dei paesi più colpiti: «sia per quanto di nostra diretta competenza, sia per quanto riguarda interventi di carattere nazionale - ha assicurato il governatore - ci muoveremo per attivare tutte le procedure necessarie. La nostra attenzione sarà massima».

Intanto da Como ad Argegno su un lato del lago, da Blevio a Lezzeno sull’altro, e nella valle Intelvi si fa la conta dei danni. Ingentissimi, sia alle infrastrutture pubbliche, dalle strade ai ponti, ai muri di contenimento, in due casi (Sala Comacina e Moltrasio) anche agli acquedotti, alle reti di gas e fognatura, fino alle proprietà private. Non è stato ancora fatto un censimento delle abitazioni evacuate, ma sono decine. Centinaia quelle attraversate o invase da fango e detriti, arrivati anche oltre il metro di altezza. Come centinaia sono i residenti al lavoro, e i volontari per sgomberare strade e case dalle macerie.

Sul fronte viabilità resta chiusa la statale Regina a Laglio e a Colonno, almeno fino a domani, ma non è escluso che il fermo possa prolungarsi, visto che in alcuni casi sono stati danneggiati dei ponti. Problemi anche per i frontalieri a causa della chiusura, questa mattina, oltre che quella temporanea dell’A9, anche della strada che da Porlezza va a Lugano, lungo il Ceresio, per una frana caduta dopo la dogana di Valsolda, strada percorsa da migliaia di persone ogni giorno e che sarebbe stata un’alternativa utile per bypassare la zona alluvionata. E’ stato organizzato un servizio straordinario di battelli. Entro domani dovrebbe invece riaprire la ex statale Lariana.

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