Chiude la Locanda dell’Isola Comacina: «È incredibile, non sappiamo neppure i motivi»

lago di como

La Fondazione proprietaria dello stabile ha intimato la disdetta ai gestori della celebre Locanda sul Lago di Como - Lanciata una petizione per salvare l’esercizio pubblico e le sue tradizioni: ha già raccolto oltre 4 mila firme, tra cui anche quelle di diverse personalità di spicco

Chiude la Locanda dell’Isola Comacina: «È incredibile, non sappiamo neppure i motivi»

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Il lago di Como, costellato di meraviglie, rischia di dover dire addio a un pezzo della sua storia, tanto caro, quanto noto, anche ai ticinesi. Minacciata di una chiusura definitiva è la Locanda dell’Isola Comacina, con il suo tradizionale menu, invariato ormai dal 1947, e le leggende che la accompagnano. La possibilità di riaprire l’esercizio è ora oggetto di una vertenza tra i gerenti della Locanda e la proprietà, ossia la Fondazione Isola Comacina, costituita dall’Accademia di Belle Arti di Brera a cui l’isola fu ceduta nel 1919 dal Re del Belgio.

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«Sembra incredibile», ci dice Christian Puricelli, figlio di Benvenuto, lo storico gerente della celebre Locanda. «Abbiamo ricevuto la disdetta senza nessuna motivazione e tutti i tentativi di metterci in contatto con la proprietà sono risultati infruttuosi. Abbiamo cercato di sentire i membri del Consiglio d’amministrazione ma non c’è stato verso di parlare con loro. Gli unici con cui riusciamo ad interfacciarci, purtroppo, sono i loro avvocati». Dopo un tentativo di mediazione legale, il contenzioso finisce ora davanti ai giudici. Udienza dopo udienza, i gestori continuano a cercare di impedire la chiusura definitiva del ritrovo, ma al momento non ci sono garanzie per la famiglia Puricelli. La Locanda, tra l’altro, ha dovuto chiudere i battenti già da diversi mesi, oltre che per la pandemia, anche a causa di un guasto al depuratore, che non consentiva il proseguo dell’attività, ma la cui riparazione non è mai stata presa a carico dalla proprietà che, anzi, ha preferito inoltrare la disdetta ai gestori.

Chiude la Locanda dell’Isola Comacina: «È incredibile, non sappiamo neppure i motivi»

Sui motivi, come detto, non vi sono certezze data l’impossibilità di mettersi in contatto con la Fondazione. In paese, a Sala Comacina, tuttavia alcune voci – senza pretesa di rispecchiare la verità – ipotizzano la volontà della proprietà di aprire sull’isola «un ristorante di altro tipo, forse di lusso». Che sia questa o no la ragione della disdetta, il rischio è che la Locanda, e con lei le sue tradizioni, restino solo un effimero ricordo. Un ricordo che in questi giorni sta portando migliaia di persone a sostenere i gerenti, che hanno dato vita a una petizione online per chiedere di poter proseguire l’attività. Le firme sono già più di 4 mila e non cessano di arrivare dai clienti provenienti da tutto il mondo.

Le testimonianze dal mondo intero

Alla locanda, negli anni, hanno fatto tappa diverse celebrità: Brad Pitt, George Clooney, Elton John, Joe Cocker, Arnold Schwartzeneger, Silvester Stallone, Gianni Versace,... Insomma: chi più ne ha più ne metta. E altre ancora stanno sostenendo l’iniziativa dei gerenti per salvare il ritrovo. Tra coloro che hanno portato il loro appoggio ai gerenti sottoscrivendo la richiesta di lasciare aperta la Locanda, anche diversi personaggi pubblici. Come Edward McMullen, ambasciatore USA in Svizzera, che commenta così la possibile chiusura: «Il lago di Como perderebbe un importante patrimonio se il ristorante e la sua storia dovessero finire». «Se chiuderete la Locanda dell’Isola Comacina, il Lago di Como perderà uno dei maggiori ristoranti e un punto d’interesse globale», è l’opinione affidata ad una recensione dal sindaco di Fürstenau, nei Grigioni. Il CEO di UBS America, Joseph J. Grano, Jr., poi: «La famiglia Grano si reca sul lago di Como ogni anno da 30 anni. Amiamo così tanto il lago che abbiamo acquistato una villa a Moltrasio nel 2011. Dall'acquisto della villa abbiamo invitato amici della famiglia ogni anno. Dignitari come l'ex governatore di New York, George Pataki e Lew Merletti, il direttore dei servizi segreti dei presidenti Bush e Clinton hanno soggiornato con noi. I nostri ospiti evidenziano sempre la giornata alla Locanda dell'Isola Comacina. L'isola e la cucina incarnano la cultura del lago di Como. L'accoglienza di Benvenuto e del suo staff rappresenta con orgoglio il popolo italiano. L'isola è un'icona del lago. La sua tradizione non dovrebbe essere cambiata. Lasciate che le migliaia di visitatori vi convincano del magnifico patrimonio che l'isola e il ristorante rappresentano. Vi prego di riconsiderare l’attuale decisione». E ancora Frank Prisinzano, noto blogger e top chef a New York: «Questo è uno dei migliori ristoranti di tutta Italia. Credetemi, sono un famoso chef italiano. Questa sarebbe una perdita gigantesca per tutta l’Italia». E questi sono solo alcuni dei commenti lasciati da chi ha sottoscritto la petizione.

«È impressionante la vicinanza che ci è stata testimoniata», ci dice Puricelli. «Sono persone che arrivavano da tutto il mondo e molti ci hanno detto che venivano al Lago di Como solo per la Locanda. Scalda il cuore ed è commovente, e speriamo davvero possa portare anche la proprietà a cambiare idea. Speriamo davvero che si trovi una soluzione». Uno dei timori della famiglia Puricelli, attualmente, è che anche se dovessero ottenere ragione tramite le vie legali, un domani, alla scadenza di un eventuale nuovo contratto, il problema si ripresenti: «Vorremmo davvero poter tutelare la Locanda e fare in modo che le sue tradizioni siano protette», spiega il nostro interlocutore.

Di tradizioni e leggende

La Locanda, per chi non ci è mai stato, offre un’accoglienza e un folclore caratteristici ai propri clienti. La leggenda narra che sull’isola incombesse una maledizione. Nel Medioevo, nel corso del XII secolo, le costruzioni sull’isola vennero rase al suolo dai soldati comaschi, con l’appoggio dell’imperatore Federico Barbarossa, e il Vescovo di Como Vidulfo scomunicò l’isola con le seguenti parole: «Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l'oste, pena la morte violenta». Nessuno mise più piede sull’isola fino al momento della donazione da parte del Belgio allo Stato italiano, che a sua volta la destinò all’Accademia di Brera. Nel 1948, poi, incuranti della maledizione che incombeva, il setaiolo Carlo Sacchi ed il campione di motonautica Sandro De Col, contattarono Lino Nessi proponendogli di impiantare una Locanda sull'isola, allora abitata solo da serpi. Sandro De Col scomparve tragicamente in un incidente di motonautica e Carlo Sacchi venne ucciso a Villa d'Este dalla contessa Bellentani. Lino Nessi fu sul punto di abbandonare il progetto, ma la scrittrice inglese Francis Dale gli suggerì l'esorcismo del fuoco. Questo veniva praticato ai tempi dei greci, come rito di ringraziamento per il raccolto. Da allora ogni volta che qualcuno onora la mensa della Locanda dell'Isola, si svolge il rito del fuoco. E da allora non è morto più nessuno.

Un momento del tradizionale rito del fuoco
Un momento del tradizionale rito del fuoco
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