«Dobbiamo credere nella riapertura o siamo finiti»

Confine

I timori e le aspettative dei negozianti e dei ristoratori del Varesotto in attesa che il nuovo decreto del Governo gli consenta di riavviare le attività - Sul loro futuro gravano in particolare le nuove regole del distanziamento sociale e la chiusura delle dogane con la Svizzera - IL VIDEO

«Dobbiamo credere nella riapertura o siamo finiti»
Vincenzo, 40 anni, titolare di un negozio di abbigliamento a Lavena Ponte Tresa. © CdT/AC

«Dobbiamo credere nella riapertura o siamo finiti»

Vincenzo, 40 anni, titolare di un negozio di abbigliamento a Lavena Ponte Tresa. © CdT/AC

«Dobbiamo credere nella riapertura o siamo finiti»
Tra i commercianti c’è chi ha chiuso definitivamente. @CdT/AC

«Dobbiamo credere nella riapertura o siamo finiti»

Tra i commercianti c’è chi ha chiuso definitivamente. @CdT/AC

L'inizio della cosiddetta fase 2 che lunedì scorso, in Italia, ha messo fine al lockdown più rigido a livello europeo per far fronte all'emergenza coronavirus, non ha ancora sbloccato le attività dei negozianti (che dovrebbero riaprire il 18 maggio), dei ristoratori, dei parrucchieri e degli estetisti. Queste categorie professionali, insieme a diverse altre, restano infatti in una sorta di limbo ad attendere il segnale del Governo per poter riavviare le loro attività (come hanno già potuto fare altri rami economici) prima ancora che il prossimo primo giugno entri in vigore il nuovo decreto del premier Conte che lo prevede coi crismi dell'ufficialità. In singole regioni la luce verde è stata data con anticipo, come in Sardegna e in Calabria (ma c’è una diffida), non però in Lombardia, dove in...

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