Fiscalità dei frontalieri, Lega e Forza Italia non ci stanno

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Le reazioni alla lettera con cui Vitta e Fontana chiedevano a Berna e Roma la ratifica dell’accordo: «L’accordo del 1974 non si tocca»

Fiscalità dei frontalieri, Lega e Forza Italia non ci stanno
© CdT/Gabriele Putzu

Fiscalità dei frontalieri, Lega e Forza Italia non ci stanno

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Lega e Forza Italia fanno a brandelli la lettera sull’accordo fiscale per i frontalieri firmata il 30 aprile scorso dal consigliere di Stato Christian Vitta e dal presidente della Lombardia, Attilio Fontana.

Da un lato il deputato leghista Nicola Molteni, tra i più stretti collaboratori di Matteo Salvini, del quale è stato sottosegretario al Viminale nel primo governo Conte. E dall’altro lato Alessandro Fermi, presidente del consiglio regionale, la voce più autorevole di Forza Italia al Pirellone.

Molteni per prima, al Corriere di Como ha ricordato «di essere stato uno di quelli che ha bloccato il famoso accordo parafato, sciagurato e maledetto, che avrebbe danneggiato i frontalieri. Un accordo voluto dal Pd e pronto per essere portato a ratifica». Il deputato derubrica quindi a «semplici raccomandazioni» le richieste formulate da Fontana e Vitta. «È un documento di lavoro, una sintesi di posizioni raccolte dopo vari incontri. La Lega non voterà mai qualcosa che penalizza i frontalieri. Anzi, dirò di più: se fosse per me, l’accordo del 1974 non si tocca. È una norma ottimale per i Comuni e per i frontalieri italiani, che io difendo», dichiara. La critica riguarda in particolare i tempi della lettera: «È stata formalizzata nel periodo sbagliato, lo dico senza timore – aggiunge Molteni – farla il 30 aprile, in piena pandemia, è stato assurdo».

Fermi, dal canto suo, in un comunicato ribadisce il «no secco alla ratifica dell’accordo del 2015 con la Svizzera sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri residenti in Italia». Per lui è «utile instaurare un dialogo con le autorità elvetiche che parta dall’accoglimento della richiesta di riaprire le frontiere», ma rivedere l’intesa del 1974, per il presidente del consiglio regionale, non è la soluzione. Nessuna critica formale a Fontana, ma Fermi ricorda che «la ratifica dell’accordo spetta solo ed esclusivamente al Parlamento» e chiede di «evitare di affrontare adesso questo tema. Lo trovo particolarmente inopportuno, visti i tempi di emergenza sanitaria ed economica che stiamo attraversando».

Fermi e Molteni sono convinti che la normativa in vigore non debba essere modificata. «L’Italia deve mettere in campo ogni iniziativa utile nei confronti della Confederazione elvetica a tutela dei nostri cittadini e dei Comuni italiani, mantenendo in vigore le condizioni contenute nell’accordo del 1974». Nessun cambiamento, quindi, anche per evitare che «i Comuni di frontiera perdano l’accredito dei ristorni».

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