Fiscalità dei frontalieri, Ticino e Lombardia vogliono la ratifica dell’accordo

la lettera

La missiva, datata il 30 aprile, è indirizzata ai ministri dell’Economia di Roma e Berna - La protesta di politici e sindacati

Fiscalità dei frontalieri, Ticino e Lombardia vogliono la ratifica dell’accordo
© CdT/Gabriele Putzu

Fiscalità dei frontalieri, Ticino e Lombardia vogliono la ratifica dell’accordo

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Una lettera firmata dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e dal consigliere di Stato Christian Vitta chiede la ratifica dell’accordo fiscale sui frontalieri negoziato nel 2015. La missiva, datata il 30 aprile, è indirizzata ai ministri dell’Economia di Roma e Berna.

«La Regione Lombardia e il Cantone Ticino ritengono essenziale che le rispettive autorità centrali trovino al più presto una soluzione che tenga conto degli interessi delle parti e che soprattutto permettano di uscire dall’attuale impasse creatasi attorno al rinnovo dell’accordo fiscale» si legge nella lettera. «Questa situazione di stallo concorre a nuocere alle parti, frenando il potenziale della cooperazione transfrontaliera, creando incertezze e tensioni, e soprattutto alimentando pregiudizi nei confronti dei lavoratori frontalieri».

Le 4 proposte

Nella lettera congiunta, Milano e Bellinzona chiedono che il nuovo accordo comprenda alcune modifiche:

1. Il passaggio alla piena imposizione dei lavoratori frontalieri italiani deve essere progressivo e «tenere conto degli ammortizzatori che permetteranno una sostenibilità del nuovo carico fiscale per le famiglie dei frontalieri». Si chiede quindi di «valutare una soluzione differenziata che permetta un'applicazione immediata del nuovo accordo per i nuovi lavoratori frontalieri, mentre preveda un regime transitorio per quelli attuali».

2. Almeno il 50% del gettito aggiuntivo generato dalla progressiva piena imposizione in Italia dei lavoratori frontalieri viene conferito alla Regione Lombardia, che «distribuirà tali risorse ai Comuni della fascia di frontiera da destinare ad investimenti sul territorio concernenti in particolare opere di infrastruttura e di mobilità nonché per le misure di competenza regionale a favore dei lavoratori frontalieri».

3. Partendo dalle informazioni che secondo il nuovo accordo verranno annualmente trasmesse dai Cantoni svizzeri entro il 20 marzo all'ltalia quale base di calcolo per il ristorno, Roma, entro 12 mesi, «fornirà alla Svizzera una lista di feedback a favore dei Cantoni svizzeri che accerti quale è stata l'imposizione fiscale italiana per i singoli contribuenti inclusi nella lista trasmessa dai Cantoni svizzeri».

4. Infine, «tenuto conto dei significativi investimenti di interesse ed impatto transfrontaliero ai quali deve far fronte il Ticino, in particolare a livello di spese di infrastruttura e trasporti, la quota di imposizione massima permessa alla Svizzera è dell'70%, con possibile rivalutazione quando il sistema sarà a regime in applicazione al punto 1 fino a un massimo dell'80%».

Le reazioni

Una mossa, quella di Milano e Bellinzona, che ha provocato malumori. Gli esponenti del Partito democratico Chiara Braga e Alessandro Alfieri ritengono che la Lombardia si sia piegata «completamente a tutte le richieste ticinesi». Sul contenuto della lettera i consiglieri regionali Samuele Astuti e Angelo Orsenigo (PD) hanno chiesto all’assessore agli Enti locali e ai rapporti con la confederazione elvetica Massimo Sertori di riferire in Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Svizzera «Fontana scrive su un tema di cui non ha competenza e senza aver condiviso i contenuti con i soggetti coinvolti. Inaccettabile».

Anche l’ufficio frontalieri del sindacato OCST non nasconde la sua perplessità: «La lettera è stata inviata senza nemmeno informare gli enti locali e le parti sociali e le condizioni richieste dai due esecutivi sono le peggiori possibili per i lavoratori e le comunità di frontiera in quanto riducono le persone a vere e proprie arance da spremere».

Da parte sua il presidente dell’Associazione comuni italiani di frontiera Massimo Mastromarino definisce «inopportuno» compiere «qualsiasi riflessione in piena emergenza epidemica. Ora gli sforzi devono essere concentrati sulla necessità preliminare di ristabilire la libera circolazione delle persone e la completa riapertura dei valichi, come segno di rispetto anche verso i frontalieri». Il tema va «ripreso nei tavoli di discussione non solo sul tema dei ristorni ma in generale sull’economia transfrontaliera solo al termine della pandemia».

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