Frontalieri, i nodi italiani non risolti frenano l’accordo fiscale

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Nonostante le rassicurazioni del Governo di Roma a Berna rimane l’incertezza sui tempi di approvazione dell’intesa in Parlamento – La questione più importante è sempre la franchigia da applicare alle dichiarazioni dei redditi – L’orizzonte temporale resta fissato al 2023

Frontalieri, i nodi italiani non risolti frenano l’accordo fiscale
© CdT/ Chiara Zocchetti

Frontalieri, i nodi italiani non risolti frenano l’accordo fiscale

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Loquace e rassicurante con la Svizzera, ma molto riservato e parco di informazioni con i propri parlamentari. Il Governo di Roma è al lavoro per dare via libera, entro la fine del 2022, all’accordo fiscale sui frontalieri siglato con Berna a ridosso del Natale 2020. Ma nonostante le numerose buone intenzioni, tempi e modi di questo via libera rimangono tuttora irrisolti.

A metà della settimana scorsa, la sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra, esponente di Liberi e Uguali (LEU), ha incontrato la segretaria di Stato per le questioni finanziarie Daniela Stoffel per fare il punto della situazione.

Le due delegazioni, così come confermato al Corriere del Ticino direttamente dall’ufficio stampa di Guerra, hanno deciso di non rilasciare, per il momento, dichiarazioni ai media; tuttavia, attraverso fonti sindacali si è ugualmente saputo che la sottosegretaria italiana ha annunciato alla controparte elvetica la volontà di presentare, a breve, un disegno di legge (DDL) per la ratifica del nuovo trattato internazionale, in modo da procedere di pari passo con l’iter della Confederazione.

Peraltro, il Consiglio federale, l’11 agosto scorso, aveva comunicato «l’adozione del messaggio concernente il nuovo accordo fiscale» con l’Italia, senza però indicare la sessione delle Camere in cui lo stesso accordo sarà discusso. Evidentemente si attendeva un segnale preciso da Roma.

In sé la questione potrebbe apparire semplice. Stabiliti i tempi, deputati e senatori dei due Paesi dovranno infatti votare, com’è ovvio, un testo identico che non potrà nemmeno essere emendato. Ma in realtà, l’Italia ha un grosso problema - tuttora irrisolto - legato alla questione del memorandum firmato con le organizzazioni sindacali e con i Comuni di frontiera.

Sempre il 23 dicembre 2020, l’allora viceministro all’Economia Antonio Misiani (PD) impegnò per iscritto il Governo a «introdurre nel DDL di ratifica dell’accordo» alcuni «meccanismi finalizzati ad alleggerire il carico impositivo dei frontalieri». Tra questi meccanismi, spiccano per importanza l’innalzamento della franchigia da 7.500 a 10 mila euro e la non tassabilità degli assegni familiari.

«La vera difficoltà del Governo italiano è proprio la sottoscrizione del memorandum - dice al Corriere del Ticino Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale dei frontalieri della CGIL - approvare il trattato senza le clausole concordate con noi potrebbe far naufragare tutto; è difficile infatti pensare che i partiti votino un provvedimento così penalizzante per i lavoratori».

Nei giorni scorsi, il presidente del consiglio Mario Draghi ha però ripetuto che le riforme fiscali necessarie al Paese devono avere caratteristiche di sistema, non vanno cioè fatte un pezzo alla volta, magari secondo le indicazioni delle tante lobby interessate a favorire i propri associati.

La domanda, allora, è semplice: saprà l’Italia rispondere positivamente alla legittima richiesta della Svizzera di fare presto e, insieme, alle sollecitazioni provenienti dal mondo sindacale e dai partiti?

La risposta positiva rimane un azzardo. Ieri, il CdT ha contattato i parlamentari comaschi e varesini e nessuno di loro ha saputo dare un’indicazione precisa sui tempi di discussione dell’accordo alle Camere. Il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (Lega) ha anche aggiunto che «da metà ottobre l’attenzione sarà tutta sulla legge di bilancio e su importanti riforme: quella fiscale, quella della concorrenza, quella del lavoro che comprende il dibattito su quota 100 e sul reddito di cittadinanza». Temi, ha lasciato intendere Molteni, ben più importanti e politicamente significativi rispetto all’accordo sui frontalieri con la Svizzera.

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