Svizzera-Italia

Gomito a gomito per sorvegliare il confine

Ha preso il via la collaborazione tra le pattuglie miste composte da guardie svizzere e agenti della Polizia italiana

Gomito a gomito per sorvegliare il confine
Foto Gabriele Putzu

Gomito a gomito per sorvegliare il confine

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Gomito a gomito per sorvegliare il confine

Gomito a gomito per sorvegliare il confine

CONFINE - L’obiettivo principale è quello di combattere l’attività dei passatori, ma gli occhi delle guardie di confine restano vigili anche per quel che concerne il traffico di droga e i furti a cavallo della frontiera. E da stamattina, nella lotta alla criminalità, gli agenti hanno un alleato in più. Sono infatti entrate in azione le pattuglie miste composte da agenti delle Guardie di confine svizzere e della Polizia di frontiera italiana che lavoreranno gomito a gomito per garantire la sicurezza sulla fascia di confine. «Dopo un primo intervento a Pizzamiglio - ci spiega il sostituto comandante Fabio Ghielmini - la prossima azione ci vedrà impegnati a Como e Lumino per poi spostarci nuovamente in Svizzera, nel Malcantone. Insomma, ci muoveremo su entrambi i fronti per essere il più incisivi possibile perché se è vero che come guardie di confine ci conosciamo, va anche detto che al di là della frontiera prima non ci eravamo mossi». Un lavoro a stretto contatto questo che mira soprattutto a dare un giro di vite ai passatori che «nonostante il calo del flusso migratorio rispetto agli anni caldi del 2016-2017, continuano imperterriti nella loro attività», rileva il nostro interlocutore. «In particolare i malviventi cercano di varcare il confine durante la notte o il mattino presto per portare i migranti a Nord, in Germania o in Belgio, sfruttando dei complici-staffette che li precedono in auto per controllare che la strada sia libera». E se il Ticino ha fatto da pioniere nell’introduzione delle pattuglie miste, a breve la misura potrebbe essere estesa anche in altri cantoni. «L’idea in futuro è quella non solo di ampliare lo spettro d’azione - quindi anche per quel che concerne la criminalità - ma anche di estendere queste collaborazioni in altri cantoni», continua Ghielmini, «in questo modo l’intera fascia di confine italo-svizzera sarebbe coperta da queste pattuglie».

Gomito a gomito per sorvegliare il confine

Parlando di sicurezza al confine non si può non pensare al recente assalto - il terzo nel giro di pochi mesi - a un bancomat avvenuto giovedì notte a Novaggio e i cui autori sono tuttora in fuga. «I colpi ai bancomat con questa modalità rappresentano un fenomeno piuttosto nuovo alle nostre latitudini mentre in Italia hanno già più esperienza con questo tipo di furti - rileva in merito Ghielmini - è chiaro che la collaborazione più stretta con i colleghi italiani può aiutare in questo senso ma il compito primario delle pattuglie miste rimane quello della lotta alla migrazione clandestina». E qui la domanda sorge spontanea: che sia per fermare passatori o una banda di ladri, il pattugliamento del territorio non sarebbe facilitato con la chiusura dei valichi secondari? Il tema, dopo il no da Berna all’estensione della fase pilota, rimane caldo in Ticino e se ne continuerà a discutere anche all’interno delle dogane.
E mentre parliamo con il sostituto comandante, la pattuglia mista è in pieno fermento nel controllare le vetture che transitano nel Mendrisiotto. «Verifichiamo se la persona fermata è ricercata o se, effettivamente, lavora in Svizzera», ci spiega il sergente Nicola Zala mentre, smartphone alla mano, accede rapidamente alla banca dati nazionale. «Stamattina invece siamo intervenuti per un incidente stradale a Novazzano e devo dire che questa prima giornata si preannuncia positiva: tutto fila liscio». Ma gli automobilisti come reagiscono nel vedere agenti svizzeri e italiani fianco a fianco? «Ammetto che all’inizio c’è un attimo di sorpresa e stupore, ma poi alla fine sono contenti di vedere sul campo delle forze competenti». «Spero che questa collaborazione possa risultare vincente per entrambi - conclude Ghielmini - noi siamo forse più esperti nel controllo alla dogana o alla criminalità mentre loro hanno competenze più specifiche in termini migratori. Certamente questa collaborazione servirà anche a “rubarci’’ a vicenda il mestiere a beneficio della collettività».

Gomito a gomito per sorvegliare il confine
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