L’«isola dei vaccinati» a due passi dal Ticino

Il caso

Il Comune varesino di Brinzio ha un tasso di vaccinazione del 97%: è tra i più alti d’Italia - Il sindaco Roberto Piccinelli: «Abbiamo seguito le regole, ora aspettiamo la terza dose: l’adesione sarà altrettanto elevata»

L’«isola dei vaccinati» a due passi dal Ticino
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L’«isola dei vaccinati» a due passi dal Ticino

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Un Comune di 785 anime passato da un giorno all’altro agli onori della cronaca nazionale. Brinzio è uno dei fiori all’occhiello dell’Italia che lotta contro la pandemia. Il paesino della Provincia di Varese ha infatti il 97% della popolazione vaccinata, ossia la più alta percentuale di immunizzati contro la COVID-19 in Lombardia, e uno dei tassi più elevati di tutta Italia. Senza contare che, stando agli ultimi dati disponibili - di una settimana fa - a Brinzio non c’è un alcun contagio attivo. Certamente il numero ridotto di abitanti ha facilitato il raggiungimento di tale obiettivo, ma non è questo l’unico segreto della piccola «isola dei vaccinati» a mezz’ora dal Ticino. Ne abbiamo parlato con il sindaco Roberto Piccinelli.

«Senza vaccino non si può andare avanti»

Il primo cittadino di Brinzio parla dei suoi compaesani con una punta di orgoglio: «Abbiamo semplicemente seguito le regole che ci sono in Italia, fortunatamente i residenti di questo piccolo paese hanno capito che senza il vaccino non si può andare avanti. Quindi hanno aderito in massa alla campagna di vaccinazione. Ma ripeto, la nostra gente ha solamente seguito le disposizioni», spiega Piccinelli, aggiungendo: «Non credo ci sia una ragione in particolare, probabilmente c’è anche una maggiore sensibilità sul tema: noi siamo ai bordi di Varese, dunque risentiamo di tutti gli umori e le passioni che possono esserci in una città di quelle dimensioni».

Colpiti dal coronavirus

Ma pensare a Brinzio come una roccaforte libera dalla COVID è un errore. Anche lì, infatti, il coronavirus ha colpito e portato la morte. Il sindaco racconta: «Durante questi due anni abbiamo avuto diversi casi di coronavirus e due persone sono morte. Come tutti, abbiamo avuto anche noi un periodo abbastanza duro, il lockdown ci ha costretti in casa. Essendo un Comune piccolo siamo però riusciti ad organizzare diversi servizi per alleviare la sofferenza delle persone, come l’assistenza porta a porta per generi alimentari e medicinali: un gruppo di volontari si è occupato di questo». Secondo Piccinelli, proprio il senso di appartenenza alla comunità può aver spinto la gente a farsi somministrare i preparati anti-COVID: «Credo che la gente abbia pensato: “Se queste persone si impegnano per me, anche io devo fare la mia parte”, e l’idea che il vaccino sia l’unico strumento per uscirne si è fatta sempre più forte».

L’importanza del passaparola e la terza dose

Le regole. Pochi abitanti. E la voglia di fare qualcosa per la comunità. Ma c’è un altro ingrediente nella ricetta di Brinzio: il passaparola. E dunque meno rischi di incappare in un post su Facebook del «virologo laureato all’università della vita». Secondo il primo cittadino, infatti, «qui si conoscono tutti e c’è stato un gran passaparola: la voce ha iniziato a girare e anche gli indecisi alla fine sono stati aiutati a prendere una decisione. Hanno capito che fare il vaccino non era poi la fine del mondo, anche perché nessuno ha avuto effetti collaterali seri». Ora però la situazione sta precipitando in tutta Europa e la variante Omicron resta un’incognita, dunque Piccinelli mette in guardia: «C’è il rischio che la variante arrivi anche da noi, siamo a mezz’ora da Malpensa, e, comunque, restiamo esposti a quello che avviene a Milano e Varese. Fortunatamente c’è la voglia di fare la terza dose, abbiamo già una buona risposta per la prenotazione e alcune persone l’hanno già fatta. Io per esempio la farò dopo Natale e come me parecchi cittadini. Sono convinto che con il richiamo avremo risultati altrettanto buoni», conclude il sindaco.

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