La rabbia scende nuovamente in strada a Campione

Manifestazione

La popolazione dell’enclave è oggi in piazza, davanti al Municipio, per protestare contro l’entrata nello spazio doganale europeo - LE FOTO E I VIDEO

La rabbia scende nuovamente in strada a Campione
© CdT/Gabriele Putzu

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La rabbia scende nuovamente in strada a Campione

(Aggiornata alle 12.36) - Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la scorsa settimana una mozione urgente, condivisa da tutte le forze politiche, il cui scopo è «intervenire urgentissimamente presso il Governo» sulla vicenda di Campione d’Italia.

La direttiva riguarda l’inclusione del comune e delle acque italiane del lago di Lugano nel territorio doganale dell’Unione europea. Inoltre, il testo manifesta «il bisogno di una modifica del testo vigente dell’articolo 93 del Codice della strada, così da consentire ai residenti di Campione d’Italia la circolazione sul territorio nazionale con gli automezzi di loro pertinenza immatricolati in Svizzera».

Dopo le mosse politiche, oggi sono i campionesi a ma esprimere, ancora una volta, l’ennesima dopo il fallimento della casa da gioco, la loro frustrazione e la preoccupazione sul futuro dell’enclave.

La rabbia degli abitanti non risparmia il commissario prefettizio Giorgio Zanzi, presente oggi alla protesta contro l’entrata nello spazio doganale europeo.

«Qui non si respira più, si soffoca: no alla dogana»

Domenico Deceglie, membro di comitato ed ex consigliere comunale di Campione, è uno dei portavoce della protesta campionese e afferma: «La situazione. Siamo senza Casinò da oramai 16 mesi, ora si è aggiunta l’annessione (al primo gennaio 2020, ndr) al territorio doganale dell’Unione europea. Noi dipendiamo da sempre, per i servizi principali, dalla Svizzera. Penso al servizio ambulanza, ai pompieri, agli ospedali, ai rifiuti. È impossibile regolamentare tutte queste questioni in così poco tempo, per questo chiediamo una deroga della direttiva. Se così non fosse, la Svizzera ci concederà al massimo due o tre mesi di tempo per metterci in regola. Attualmente quello che manca alle autorità italiane è un programma. Una strategia precisa. Dobbiamo sederci al tavolo con tutti gli attori in gioco: non vogliamo alcun privilegio, chiediamo solo di poter vivere una vita tranquilla, come tutti. Qui si soffoca, non si respira più».

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In questo articolo:

  • 1 Giona Carcano
  • 2 Red. Online
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